Jessica Jones – una serie originale che non dimentica il passato

Il linguaggio cinematografico si evolve nel tempo, ma certe cose non ritornano. Influenze, temi, risuonano come echi nella contemporaneità. Il cinema “contemporaneo” è conosciuto per il suo estremo citazionismo, pensiamo ai film di Tarantino ad esempio, e anche la televisione sembra prendere la stessa piega. Pensiamo a serie come American Horror Story che si muovono proprio su questo gioco nostalgico così come fa, forse in modo più sottile la serie di Netflix Jessica Jones. Non so quanti dei nostri lettori abbiano seguito i film di Fritz Lang, ma c’è un film che è, a mio avviso, estremamente importante nella logica del filone “contemporaneo” della televisione, delle serie americane. Fritz Lang, conosciuto per film come Metropolis, o M – il mostro di Dusseldorf, nell’ormai lontano 1922 diresse Il dottor Mabuse (Dr. Mabuse, der Spieler – Ein Bild der Zeit). Il film narra la storia di un medico psicoanalista che rappresenta il Male supremo. La particolarità del dottore è quella di utilizzare l’ipnosi e il magnetismo indotto per soggiogare le menti delle persone che incontra e ottenere così tutto ciò che desidera (in particolare è emblematica la sequenza del gioco in borsa). Mabuse riesce a condizionare tutti, tranne la donna che egli ama, la contessa Dusy Told che egli tiene prigioniero.

Jessica Jones si muove in modo analogo, ora vi spiegherò banalmente perchè. La serie ideata da Melissa Rosenberg si muove intorno ai personaggi creati da Michael Gaydos e Brian Michael Bendis, ideatori del fumetto Marvel la cui prima pubblicazione è del 2001 in Alias.

Jessica (Krysten Ritter) è un’investigatore privato, ex supereroe la cui carriera è ormai finita da tempo che si scontra con il suo peggior nemico, Kilgrave. Come ogni trama che si rispetti, l’ostilità di Jessica nei confronti di Kevin (vero nome di Kilgrave – David Tennat), nasce da qualcosa avvenuto nel passato che solo i numerosi flashback disseminati nella trama sveleranno. Kilgrave è essenzialmente un sociopatico in grado di influenzare e soggiogare le menti altrui attraverso la parola. Anche la stessa Jessica era stata precedentemente vittima del potere di Kilgrave, ma si è liberata e sta cercando di ricostruire la sua vita. Kilgrave si muove, però, come un vero e proprio serial killer e stalker. Tutta la serie si svolge quindi secondo alcune linee narrative ricorrenti nel genere thriller: chi è Kilgrave? Riuscirà Jessica ad acciuffarlo e a superare i suoi fantasmi del passato?

Il tutto reso più ricco dalle storie di altri, pochi, personaggi, che si intrecciano al filone principale disseminando una serie di informazioni e azioni i cui nodi verranno tutti al pettine durante il climax (intorno alla puntata 10 di 13).

Ma perché ho aperto con il dottor Mabuse? Per far notare un paio di cose molto interessanti. Nel 1922 il cinema era ancora muto, in bianco e nero, ma Lang aveva escogitato un metodo geniale per far comprendere allo spettatore come il dottor Mabuse riusciva a ottenere ciò che tanto agognava, non tanto con i cartelli con il famoso Tsi Nan Fu, ma utilizzando tutto ciò che la tecnologia gli metteva a disposizione (dettagli, primi piani, cartelli, zoom-in etc.)

Oggi, però, il linguaggio si è evoluto. Stiamo parlando di una serie nata per lo streaming, girata in 4K, la cui produzione non è nata da una puntata pilota (13 puntate prodotte tutte insieme), non piena all’esasperazione di effetti speciali (cosa spesso comune nei film Marvel), che torna però a esplorare la psiche, le paure, i personaggi nella loro profondità, verticalità. Chiaramente lo fa in un modo estremamente nuovo. Lo stile che si evince da questa serie è caratterizzato da una incredibile frammentarietà delle informazioni, una disseminazione che non ha più bisogno di momenti “recap” perché lo spettatore lo SA quando una informazione è importante, una asciugatura totale della sceneggiatura. Tutto ciò che è a fuoco è pulito, disordinato, ma essenzialmente importante. Il linguaggio si sta evolvendo, diventa chiaramente più rapido, fluido. La capacità delle nuove macchine da presa, delle nuove “telecamere” digitali, permette una immagine così netta da rendere il racconto iper definito.

Jessica Jones rappresenta in se stesso l’evoluzione del linguaggio cinematografico, la possibilità di costruire qualcosa di meravigliosamente intrigante, appassionante, qualcosa che molti registi, sceneggiatori, hanno dimenticato di fare, di andare avanti e creare un cinema/serie/webserie che parli al pubblico d’oggi, ma non perda di vista il passato.

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.