Heart of the Sea – l’epico sogno americano

Qual è il modo migliore per vedere un film tratto da un romanzo? Quello di non aver letto il romanzo.

In un periodo in cui Hollywood altro non fa che sfornare filmoni tratti da best-seller (Hunger Games, 50 Sfumature di Grigio, The Martian per citarne alcuni) come per cercare di diminuire il rischio sull’investimento e ottenere il green-lighting, sul web spesso si leggono commenti come “era meglio il libro”, oppure “il film è rimasto fedele al romanzo”. Abbiamo pubblicato su Rear Windows diversi articoli che riguardano questo tema, non starò qui ora a ripetermi o a citare dei colleghi, quello che vorrei condividere è semplicemente una impressione quasi del tutto ripulita da pregiudizi. Non avevo letto il pressbook, non lo farò neanche ora, non ho visto un trailer, l’unica cosa che mi lega al film è la conoscenza di alcuni film firmarti da Ron Howard, d’altronde parliamo di un premio Oscar (A Beautiful Mind). Ron Howard negli ultimi anni si è specializzato nel racconto di uomini straordinari e anche qui non si smentisce. Se ha contribuito come produttore alla nascita del film di Eastwood, J. Edgar con un meraviglioso Leonardo Di Caprio, se due anni prima avevamo potuto conoscere la storia di Richard Nixon attraverso le vere interviste fatte dal giornalista David Frost, oggi Ron Howard torna al cinema per raccontare la storia di Owen Chase (Chris Hemsworth) attraverso il racconto-confessione che Tom Nickerson (Brendan Gleeson per le scene da adulto e Tom Holland da giovane marinaio) fa a Herman Melville (Ben Whishaw). Per quanto al centro del racconto sia fondamentale il ruolo di George Pollard (Benjamin Walker) che si contrappone costantemente al protagonista, è il sogno di successo, di rivalsa, ma allo stesso tempo sono i valori più genuini dell’essere americani che divengono fulcro di tutta la storia. In fondo anche attraverso questo racconto l’America altro non fa che ri-emanciparsi, ri-proporre quei temi fondamentali che chiamiamo “Sogno Americano”. Cos’è l’american dream se non quello che in altri termini raccontava Frank Capra in It’s a Wonderful Life (1948)? In un’epoca storica come quella che stiamo vivendo risulterebbe anche scomodo in un certo senso riaffermare certi valori con una storia ambientata nella contemporaneità. Così Ron Howard sceglie una via molto interessante. Non porta al cinema Moby Dick, ma il racconto di come l’epico romanzo americano nacque, Ron Howard porta sullo schermo il romanzo di Nathaniel Philbrick. A parte tutte queste digressioni varie, una cosa vi posso dire: a me i film sulle navi in mezzo al mare ad eccezione di Amistad (Steven Spielberg) non mi sono mai piaciuti; i film che ritraggono il rapporto tra uomini virili non mi è mai interessato, li ho sempre trovati un po’ sciapi; mai mi sono appassionata a questo genere di storie; ma, per quanto possa valere, Heart Of The Sea ha saputo commuovermi anche più di una volta.

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.