Cast Away: Wilson The Volleyball

“I would rather take my chance out there on the ocean, than to stay here and die on this shithole island, spending the rest of my life talking TO A GODDAMN VOLLEYBALL!!!!”

 

Questo 2015 è stato l’anno di una delle più attese reunion della storia del cinema: quella tra Tom Hanks e Wilson il pallone da pallavolo. Durante una partita al Madison Square Garden tra i New York Rangers e i Boston haks wilson reunionBruins, mentre Hanks era inquadrato dalle telecamere, qualcuno ha passato all’attore un pallone Wilson nella versione riproduzione del “personaggio” del film Cast Away.

A raccontare la genesi di questo caratteristico personaggio è lo sceneggiatore del film Williams Broyles Jr. in un articolo del 2000 apparso sul The Austin Chronicole intitolato Lost at sea and back again

Nascita del personaggio

Durante le ricerche per il film, dopo essersi consultato con esperti di sopravvivenza, Broyles ha deciso di passare una settimana in un campo di Screenshot 2015-08-04 17.36.01sopravvivenza su un isola del Golfo della California. Dopo diversi giorni – dove ha imparato come aprire noci di cocco per berne il succo, a costruirsi una capanna per ripararsi ed ad accendere il fuoco – Broyles ha capito cosa significasse sentirsi veramente soli, ha compreso che «non si trattava solo di una sfida fisica» ha detto lo sceneggiatore ma che «sarebbe stata anche una sfida emotiva e spirituale».In questa solitudine forzata ci fu un incontro, quello tra Broyles e un Pallone da pallavolo portato sulla spiaggia dalla marea. La voglia di parlare fu immediata ed è così che, chiamandolo con il nome della marca Wilson, lo sceneggiatore iniziò a “conversare” con il pallone.

Nasce così il personaggio di Wilson, il perfetto espediente narrativo che permette al protagonista Chuck di esternare le proprie emozioni e a
Screenshot 2015-08-04 17.54.36mantenere qualcosa di simile alla sanità mentale durante i 4 anni di isolamento.

Broyels, a proposito delle difficoltà di sviluppare uno script su una storia che si svolge per più della metà con un unico personaggio, dirà:

«Who can write a scene with the fewest lines of dialogue? Who can write a scene where the only words you can use are ‘yes’ and ‘no’? Who can write a scene where the only words you can use are ‘yes’ and ‘no,’ but ‘yes’ has to mean ‘no,’ and ‘no’ has to mean ‘yes’? And then, who can write a scene with no dialogue?»

La soluzione per far fronte a questo problema è stata la creazione di Wilson, il perfetto Companion Cube per Tom Hanks. Ma cos’è il Companion Cube?

Espediente narrativo il Companion Cube

Il soliloquio è utilizzato nel teatro senza molti trucchi narrativi, il pubblico è Screenshot 2015-08-04 18.19.13presente, si trova davanti al palco e l’attore non deve far altro che rivolgersi ad esso. Nel cinema c’è una sostanziale differenza: la quarta parete.  Se il regista non vuole rompere la quarta parete bisognerà trovare una soluzione per far parlare il protagonista con se stesso, per farlo parlare a voce alta, farlo pensare a voce alta, senza però farlo sembrare che parli da solo. La soluzione è quella di far parlare il personaggio con un animale o con un oggetto inanimato, nel caso si tratti di un oggetto, questo è il Companion Cube e nel caso di Cast Away si tratta di Wilson. Il pallone diventa personaggio e compagno di avventura di Chuck, il protagonista si può relazionare con lui e lo spettatore lo considera come parte integrante e necessaria della narrazione.

I Companion Cube inoltre tendono a diventare molto popolari per il pubblico. L’idea di avere un oggetto inanimato che diventa un personaggio è divertente; lo spettatore può proiettare nell’oggetto i tratti caratteriali e somatici che preferisce e rendere personale la visione dell’oggetto. Inoltre Screenshot 2015-08-04 17.54.26un oggetto è facilmente riproducibile quindi chiunque, tornato a casa, può ricrearsi il proprio Wilson.

Ma da cosa nasce il bisogno – nelle persone – di antropomorfizzare un oggetto? Dal punto di vista narrativo la scelta è chiara ma dal punto di vista umano?

Durante un esperimento dell’esercito americano si è dimostrato come persone, tenute in isolamento, tendessero a sviluppare un attaccamento a degli oggetti inanimati. Questo atteggiamento è dettato prevalentemente dalla solitudine, come è stato per Broyles durante la sua esperienza nell’isola e come viene riprodotto nella finzione per Chuck Noland.

Necessità psicologica

In un articolo apparso sul The New Times intolato Science Explains Wilson the Volleyball il giornalista John Tierney spiega e analizza la natura sociale dell’uomo che lo porta ad atropomorfizzare oggetti inanimati.
Screenshot 2015-08-04 17.54.07L’articolo si avvale della ricerca svolta dall’Università di Chicago  dove è stata evidenziata la correlazione tra come le persone sole si sentano e la loro tendenza a descrive un oggetto con caratteristiche prettamente umane: «se facciamo sentire le persone sole, loro saranno inoltre più propense a descrivere un animale domestico, anche se è il loro stesso animale, come se fosse una persona» afferma Nicholas Epley dell’Università di Chicago.

Non avere contatti umani può avere delle gravissime conseguenze per il cervello umano, al contrario antropomorfizzare oggetti può rivelarsi salvifico per preservare la salute mentale. Chuck decide di parlare con un pallone da pallavolo, lo chiama Wilson e interagisce con lui in ogni momento, questo gli permette di sopravvivere per 4 anni senza impazzire e lo aiuta a sopportare Screenshot 2015-08-04 18.37.23la totale solitudine. Il pallone non è altro che la  proiezione del personaggio stesso ma gli permette di ragionare e riflettere, di esternare le proprie emozioni, analizzarle ed affrontarle.

Broyles, per perfezionare la riuscita del personaggio, decise addirittura di scrivere – nella sceneggiatura – le battute di Wilson, per permettere a Hanks di ripetersele nella mente durante le “conversazioni” con il pallone rendendo così i “dialoghi” precisi e credibili.

Screenshot 2015-08-04 18.36.12La costruzione del personaggio di Wilson è completa ed essenziale per la riuscita del film, e forse per queste peculiarità e attenzioni che, dopo 15 anni, tutti ricordano Wilson il pallone da pallavolo.

 

 

Cristina Aresu© Riproduzione Riservata