Piccole donne…comandano

Questi giorni riflettevo sulle serie tv che ho seguito e sto seguendo da più di cinque anni a questa parte: le storie, gli intrighi, i personaggi principali e le loro caratteristiche.
Tolte le poche in cui la presenza maschile la fa da padrona, nelle altre ho notato la preponderanza del protagonismo femminile, una scelta forse compiuta inconsciamente da parte mia, ma che, in alcuni casi, era assolutamente slegata dal fatto che chi teneva le redini del gioco fosse una donna. Mi riferisco nello specifico ad alcuni medical/thriller drama, Body of Proof per citarne uno, e ad altri polizieschi, The Protector per portare un ulteriore esempio, per i quali la mia scelta non è stata influenzata dal genere del personaggio di punta.
Eppure la protagonista era una donna, ma non una qualsiasi: in entrambi i casi una separata con figli, professionista nel proprio mestiere, che doveva fare i conti con l’essere una buona madre e la migliore nel proprio posto di lavoro. Non semplici lavoratrici, dunque, ma le migliori.
Stessa cosa, anche se in questi casi il sesso ha una sua importanza, per Drop Dead Diva, una sorta di ritorno di Ally McBeal in cui la protagonista, ex modella, si reincarna in una super avvocatessa grassottella e brillante, fiore all’occhiello del suo studio.

Si potrebbe fare un elenco lungo e dettagliato delle serie tv in cui le protagoniste sono donne, o gruppi di donne, che sovrastano la presenza maschile, che creano la storia e per cui gli uomini sono satelliti, quasi “oggetti del desiderio”, passivi: un ribaltamento della situazione, quella ben nota in cui le donne erano le femmes fatales da cui guardarsi, che godevano di un potere non indifferente derivante dalla loro fisicità prorompente e sensuale, ma che orbitavano intorno all’uomo come se lui fosse il vero protagonista morale delle vicende.

Se si escludono le serie tv americane che si rivolgono palesemente ad un pubblico femminile (Desperate Housewives, Devious Maids, Pretty Little Lyars …) dalle quali emerge una visione tutta moderna della donna – anche se casalinga -, molte altre dimostrano quanto una serie in cui a dominare è la donna, possa attrarre il pubblico maschile, cosa di non poco conto considerando la ritrosia che molti uomini hanno nel provare a guardare un’opera filmica in cui il protagonista è del sesso opposto.

Penso nello specifico a uno dei tanti casi dell’anno, How to Get Away with Murder, meglio conosciuto come Le regole del delitto perfetto. Nella serie Viola Davis interpreta Annalise Keating, una famosissima avvocatessa e docente presso l’università, un personaggio la cui forza ostentata nella vita professionale non corrisponde al suo “alter ego” nella vita privata. Nonostante ciò è una dominatrice, forse anche manipolatrice, tutti la rispettano e vogliono la sua approvazione. Nonostante il suo gruppo di studenti sia eterogeneo, lei emerge e chi guarda la serie riconosce in lei un personaggio chiave, molto più di quanto non lo siano gli altri personaggi maschili che la circondano.
La serie ha avuto esito positivo, apprezzata tanto dal pubblico femminile che da quello maschile. Questa serie, inoltre, mi ha portato a sorridere pensando che cinquant’anni fa sarebbe stato impossibile vedere una protagonista con queste caratteristiche, ancor di più perché di colore.

Una serie che avrebbe potuto avere lo stesso successo di gender sarebbe potuta essere, a mio avviso, Revenge, ma in questo caso la presenza di due protagoniste antitetiche molto forti, e non una, deve aver “inibito” il pubblico maschile: troppe donne per essere seguita, anche se l’intreccio terrebbe attaccati allo schermo anche i più scettici, se solo provassero a guardare il pilot.

Il sesso debole non è più così debole, almeno in tv: donne lavoratrici, di successo, spesso ricche, che lottano per i loro ideali e dimostrano la loro forza nell’affrontare le avversità.
Se Sex and The City ha aperto il varco per l’indipendenza sessuale, perché gli uomini e le donne in fondo sono uguali, le attuali serie tv continuano a dipingere tanti nuovi volti e nuove caratteristiche per la donna del XXI secolo, la self-made-woman in cui tante spettatrici si rivedono o che aspirano a diventare.

Annagiulia Scaini
© Riproduzione Riservata