Film in “erba”

I film, per loro essenza così vicini all’esperienza del sogno, sono un mezzo privilegiato per raccontare le alterazioni della coscienza. Così molti registi si sono focalizzati sulla rappresentazione dello stato allucinogeno come nel Il Pasto Nudo di David Croinemberg o nel famosissimo Paura e Delirio a Las Vegas.

Se il mezzo del cinema ben si presta alla distorsione e alla psichedelia, in altri casi veicola un messaggio, e definisce il tema della droga attraverso l’uso del realismo cinematografico. Film come I Ragazzi dello Zoo di Berlino, TrainSpotting, Requiem For a Dream, sono diventati il modo più esplicito e sensazionale per approcciare, un po’ borghesemente, l’argomento droga e dipendenza con gli adolescenti.

Peculiare, quando al cinema si fa esplicito riferimento al consumo di sostanze stupefacenti, è la capacità di porre la questione al di là di un giudizio morale. I film infatti, per avere consistenza, devono chiamare in gioco il conflitto tra opposti, mettendo in moto dei circoli dialettici stimolando a una riflessione, piuttosto che imporre slogan.

Anche nel caso di Scarface o di Blood, ma anche Human Traffic, sebbene vagamente encomiastici e sopra le righe, senza moralismi si sottolineano gli aspetti drammatici del consumo e dell’abuso di droga da un punto di vista molto umano. Il discorso è ampio e interessante, ma in questo articolo vorrei trattare un aspetto delle droghe diciamo, leggero.

Evitando di parlare con superficialità della droga, propongo l’analisi di due film sulla droga leggera. I film che hanno come argomento la Marijuana però sono in costante aumento, visto che negli ultimi anni si sono visti molti spiragli di apertura, sia politica, che mentale, spinto da un uso sempre più massiccio di cannabis nella nostra società, in particolare per uso terapeutico, e il conseguente ridimensionamento del problema.

Di produzioni americane che ruotano attorno allo sballo da THC, con tutti i suoi cliché e banalità, si sprecano. Mentre nel 2000 il Regno Unito usciva il film cult L’Erba di Grace (Saving Grace) commedia romantica e insolita, che per la prima volta affronta l’argomento droghe leggere in modo frizzante e decisamente naif, il vecchio continente dimostra di essere più cauto e coscienzioso rispetto alla riflessione e all’accettazione delle droghe e della legalizzazione. Ma proprio questo maggior ritegno, può portare a una riflessione più matura e coscienziosa come dimostrano i nostri film. Nel 2012 in Francia esce nelle sale Paulette, diretto da Jérôme Enrico, e, sebbene non possa evitare un confronto con L’erba di Grace, presenta dettagli e toni differenti e ben più cinici affiancando al discorso droghe leggere quello dell’integrazione, della xenofobia e del disagio sociale delle classi abbienti.

Queste due commedie Europee hanno molto in comune, sotto la sottile ironia, un gusto impeccabile, creano un ossimoro che dà luogo a situazioni paradossali ed esilaranti. L’associazione vecchietta-cannabis fondamentalmente richiama un’idea di innocenza e innocuità, si aprono spiragli di riflessione sia dal punto di vista sociale che economico. Anche il genere documentaristico ha abbracciato il tema e con grande rigore spulcia l’argomento dalle sue radici: ad esempio nel film italiano L’Erba Proibita diretto da Daniele Mazzocca e Cristiano Bortone si propone con onestà una visione alternativa del tema, diversamente il film canadese del 2007 The Union: The Business Behind Getting High analizza l’aspetto economico del mercato delle droghe.

Ma come sempre il film, ha bisogno di quella coerenza formale che lo rende come una ragnatela, la sua complessa struttura cattura e si regge su se stessa. Così il film deve presentare una situazione coerente, guidandoci attraverso la storia verso una possibile risoluzione attraverso l’azione. In Paulette e L’Erba di Grace si cerca di comprendere come la Cannabis, e il suo commercio, possa fare la felicità di due anziane signore. Due storie che mettono in primo piano il coraggio e la forza delle donne, dando prova di grande elasticità mentale ma anche di acuto senso degli affari. La base è la stessa, la mentalità bigotta non ha motivo di esistere di fronte alle necessità della vita. L’età avanzata delle signore non è solo un tratto macchiettistico della commedia, ma ha un sapore di saggezza, dopo tanti anni di esperienza molti aspetti della vita possono apparire futili e gran parte delle convinzioni sociali cambiano aspetto quando diventiamo venerandi.

Vendere marijuana per pagare debiti, o auto sostentarsi in mancanza di qualunque altro appiglio, non è cinismo e disprezzo per la vita altrui, in quanto, come sottolineato nei film, si tratta di uno svago come altri perfettamente legali, sotto molti punti di vista. Entrambi i film infatti sono costruiti in modo tale che l’impedimento alla realizzazione del desiderio delle protagoniste, non è la polizia, quanto le stesse organizzazioni criminali che gestiscono il commercio di Cannabis. La domanda sarebbe: perché lasciamo un business che potrebbero gestire innocenti signore ai signori della droga e al crimine organizzato?

Le nostre due protagoniste hanno entrambe un grande talento, e mentre Grace nella magnifica Cornovaglia, in un ambiente agiato e tranquillo si cimenta nella coltivazione della pianta più famosa al mondo, Paulette vive in una squallida periferia di una grande città francese, forte di un carattere sprezzante, ingestibile e razzista, si lancia in contrattazioni con malavitosi con lo spaccio per strada. Paulette è un personaggio riuscito, sebbene il film nel suo complesso non raggiunga alte vette, resta divertente e scorrevole, anche se ha una costruzione scolastica ed episodi inverosimili. La regia e la fotografia sono curate e delicate, sebbene non particolarmente originali, sebbene l’attenzione principale è catturata dalla splendida Bernadette Lanford, con un personaggio da infant terrible o adorabile canaglia, ci stupisce per la spontaneità e l’acidità riuscendo a dare spesso al personaggio che avrebbe potuto scadere facilmente in una macchietta.

L’erba di Grace ha tutt’altro profumo invece, dolce e gentile anziana, da poco vedova, scopre che il marito l’ha lasciata con una montagna di debiti da pagare. Traendo spunto dal vizio del fidato giardiniere Matthew e sapendo di poter contare sulle proprie abilità di vivaista e giardiniera, decide di coinvolgerlo nella coltivazione idroponica di una serra di piante di marijuana per poterla poi rivendere sul mercato londinese e pagare i debiti. Questa strana coppia riesce perfettamente nell’impresa della coltivazione, ma incontra problemi in fase di vendita. I due, in maniera comica, si cacciano e si tolgono dai guai.

In generale i film riescono ad avere un legame e un’interdipendenza dal proprio tempo, dalla situazione e dalla mentalità corrente, se da un lato riescono a riflettere e rappresentare la società in cui vengono concepiti, diventano sia specchio che simulacro del pensiero corrente. Inoltre aggiungono e propongono soluzioni e situazione dalle queli è possibile trarre insegnamento e guida, ridefinendo anche i concetti di proibizionismo e legalizzazione.

“dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso 

e la saggezza di capire la differenza.”

– Grace

Matilde Trifari

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