Cobain: Montage of Heck

Ieri sono andata alla saletta Universal per l’anteprima stampa di Cobain: Montage of Heck.

Prementtendo che la sale è dotata di un proiettore 4K fichissimo (sentite è un articolo su Cobain, mi potrò permettere di scrivere due cose un po’ “hard” no?), ringrazio sinceramente la Universal per portare sugli schermi questo favoloso documentario su un artista controverso come Kurt (quell’affascinante chitarrista cantante rock dei Nirvana). Il film, presentato al Sundance, a Berlino, prodotto dalla Universal in collaborazione con HBO, rappresenta un nuovo approccio al genere del documentario, un lavoro di montaggio, di animazione e di archivio mirabili. Il film, molto apprezzato dalla critica internazionale, racconta la vita di Kurt attraverso filmini di famiglia, registrazioni audio, e scene ricreate in animazione. Sono molte le tecniche cinematografiche scelte da Brett Morgen, fuse in un unico film che diventa un modo per avvicinare le nuove generazioni a un gruppo musicale, i Nirvana, a quell’universo degli anni ’80 e ’90, così vicini eppure così distanti.

Il film non ci restituisce esclusivamente un Cobain eroinomane, ma soprattutto riesce a portare al pubblico parte dell’animo tormentato di un vero e proprio artista: Kurt disegnava, dipingeva, scriveva (non solo canzoni, molti suoi pensieri), suonava la chitarra, faceva dei brevi fumetti e si preoccupava esclusivamente del non essere deriso. Egli cercava di esprimere se stesso attraverso la sua arte che nasce dagli angoli più nascosti e interni di sé, forte il suo legame con l’apparato digerente (soffriva di forti dolori di stomaco che egli stesso riteneva essenziali per riuscire a comporre), ed è per questo che l’umiliazione lo toccava molto.

Attraverso i vari capitoli dei film, scanditi secondo le interviste con le persone a lui più vicine (familiari, ex fidanzate, amici e moglie) che raccontano non solo con le parole, ma anche con i movimenti e lo sguardo. Con questo film riusciamo realmente ad avvicinarci un po’ di più a questo ragazzo che non rilasciava quasi mai interviste, che credeva così tanto nella musica da vivere per quella fino alla nascita della sua piccola Frances che portò i tabloid a entrare con forza nella famiglia Cobain (sposato con Courtney Love) e invadere i suoi spazi. Il film resta però delicato sul tema, cerca solo di far prendere forma alle parole, alla musica, di animare le forme già costruite dallo stesso Kurt per mostrarci i suoi angoli più nascosti.

Il film uscirà nelle sale italiane il 28 e 29 Aprile. Il mio consiglio? Comprate i biglietti e non perdetevi un film che vi farà sicuramente emozionare.

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.