Un tuffo negli anni ’80

L’uomo volante di Adelmo Togliani

“Crescere negli anni ’80 e vivere il passaggio dall’analogico al digitale mi ha consentito di fare il raffronto. Beh preferisco il primo, soprattutto in amore, l’amore analogico ha un altro sapore!”

– Adelmo Togliani

L'uomo volante

Non esiste una formula magica, un’equazione, una relazione statistica che consenta ad un produttore, regista, sceneggiatore, di realizzare il film perfetto, quello che tutti ameranno e che resterà nelle sale per secoli. Ci sono casi, però, in cui un solo uomo riesce nel portare sullo schermo quella che definirei una vera opera, un “piccolo [grande] film”, com’è stato più volte chiamato per via della sua breve durata (parliamo infatti di un cortometraggio) durante la conferenza stampa dello scorso 23 Marzo 2015 presso il cinema Adriano di Roma. Nessuna particolare pretesa registica, ma un film che vuole davvero raccontare qualcosa che non solo porta con sè la Storia e il retaggio di un mondo analogico ormai lontano che racconta gli anni ’80, periodo che diventa quasi vintage, ma che è soprattutto l’espressione di un qualcosa di molto intimo di Adelmo Togliani che sceglie lo schermo per ricreare un universo fantasmatico così vicino e lontano allo stesso tempo. E’ questo ciò che rende un film un’espressione artistica e non solo un progetto commerciale. E di “commerciale” o “markettaro” invece c’è tanto. Adelmo è riuscito ad integrare, molto più di quanto abbiano fatto altri suoi colleghi in film di produzioni molto più grandi, il product placement in modo intelligente, oculato e funzionale alla storia, dimostrando una grande flessibilità ed estro, non infastidendo l’occhio dello spettatore che più volte sarà catturato dal logo della Centrale del Latte o dalle vasche per anziani di Sicurbagno, o ancora dalla scritta di Grimaldi Lines o dai ristoranti Old Wild West, così come non distolgono mai l’attenzione dall’azione sebbene Bianca Guaccero indossi le Filafi Fithu Shoes. Questo dimostra quindi l’impegno produttivo di uno sceneggiatore, regista, produttore e attore che ha creduto così tanto in questo progetto da non dedicarsi ad altro per quasi tre anni. Adelmo Togliani afferma infatti: “Per realizzare questo micro-film ho dovuto spogliarmi dei panni dell’artista e ho vissuto quello che stanno vivendo la gran parte degli imprenditori italiani. Appuntamenti su appuntamenti, tanti ‘no’, molti ‘sì’. Oggi fenomenale è sinonimo di resistere, nonostante tutto”. Insomma, non bisogna essere Tarkovskij o Fellini per poter fare arte, anche una storia ben articolata come questa può acquisire tanto spessore da acquisire l’aura perduta di Benjamin. L’uomo volante fonde gli indici con i segni e porta con sé una carica significante di grande impatto, tanto che, sebbene il film sia un cortometraggio, riesce a trovare il tempo e lo spazio per catturare lo spettatore e farlo volare.

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.