Scusate se mi ripeto – Il loop

Quante volte ci è capitato di vedere un personaggio rivivere lo stesso giorno fino alla fine del film di cui è protagonista? Probabilmente più spesso di quanto uno spettatore medio possa ricordare, dato che il time-loop è un’espediente che sembra non passare mai di moda e che, non di rado, viene riproposto tanto al cinema quanto in tv.

Groundhog Day (Ramis, 1993), con Bill Murray, è forse uno degli esempi più “popolari” di loop temporale. Conosciuto in Italia con il titolo Ricomincio da capo, il film racconta la storia di Phil Connors, un fastidioso meteorologo televisivo che, in occasione di un reportage, si sposta malevolmente in una piccola cittadina della Pennsylvania. Qui cadrà in un vortice per cui ogni giorno sarà uguale al precedente fino ad arrivare al giorno “ripetuto” nel quale farà chiarezza sulla sua vita scoprendosi un uomo migliore.

A quasi dieci anni di distanza, in Italia esce È già ieri (Manfredonia, 2004) con Antonio Albanese, che ripropone la stessa storia tutta italianizzata, ma in fin dei conti identica.

Quasi tutte le commedie costruite secondo questa tecnica hanno uno svolgimento della trama simile: un individuo poco piacevole si sveglia e rivive a ripetizione la stessa giornata; una volta compresa la situazione pensa al vantaggio personale che può trarne a discapito degli altri; arriva al punto di non ritorno per cui comprende che quella non è la vera vita e si redime; una volta redento, convinto che il giorno successivo sarà lo stesso di quello che ha vissuto, si sveglierà e le cose saranno tornate normali. Rispetto a tanti altri film, uno spettatore immagina facilmente quale sarà l’epilogo, sa che prima o poi le giornate ricominceranno a seguire il giusto corso. Quello che non conosce è il modo in cui terminerà la vicenda, quali saranno le scelte finali, le rinunce e le conquiste del protagonista. Se non ci fosse questa “mancanza” di informazioni, sarebbe inutile e poco stimolante vedere un film che sembra semplicemente riavvolgersi su se stesso.

Naturalmente il grado di coinvolgimento di una commedia che utilizza il time-loop è diverso da quello di altri generi (thriller e drammatico) che puntano più sul pathos e la suspance. Si pensi al film per la tv 12:01 (1993) di Jack Sholder in cui il protagonista è testimone della morte della ragazza che ama, ma a mezzanotte la giornata si riavvolge e lui si impegnerà a salvarla, tentando di gestire i vari effetti collaterali derivanti dalle sue nuove scelte. Nei film di questo genere, infatti, l’intervento del protagonista nel cambiare il corso degli eventi ha delle conseguenze non sempre positive, anzi, spesso il personaggio principale capisce solo dopo vari loop che sta seguendo la via sbagliata.

Emblematica, in questo senso, è la serie televisiva statunitense Tru Calling andata in onda su Fox dal 2003 al 2005. Tru, interpretata da Eliza Dushku, è un’aspirante medico che si trova a lavorare all’interno di un obitorio. Lì scoprirà di essere dotata di un potere (lo stesso di sua madre morta per mano di uno sconosciuto) che le consente di sentire le richieste di aiuto dei cadaveri che non sono morti per cause naturali. Ad ogni richiesta corrisponde un loop che fa rivivere a Tru la giornata durante la quale tenterà di salvare la vita alla persona che l’ha chiamata. Ad ostacolarla, la presenza di un altro personaggio che ha il compito di impedirle di cambiare il futuro, pena lo sconvolgimento delle vite altrui. Tru Calling, benché non abbia avuto molta fortuna in fatto di ascolti, è certamente una serie ben studiata da questo punto di vista: lo spettatore conosce benissimo lo svolgimento della puntata, ma non sa mai se Tru porterà a compimento la sua missione, né tantomeno se la persona da salvare sarà un buono o un cattivo.

Del 2006 è invece Day Break in cui l’intera vicenda è incentrata sul ripetersi di una giornata del detective Brett Hopper (Taye Diggs) accusato di aver ucciso il vice procuratore distrettuale. In questo caso il protagonista rivive per tutta la serie sempre lo stesso giorno, in cui, episodio dopo episodio, cercherà di arrivare a capo dell’intera vicenda e capire come sono andate davvero le cose.  Una considerazione va fatta: sia Tru Calling che Day Break non hanno superato l’esame di ascolti per proseguire con ulteriori stagioni, quasi a dimostrare che incentrare una serie televisiva su un time-loop continuo non è forse la scelta più opportuna.

Sono numerose, invece, le serie tv che hanno inserito il time-loop in uno degli episodi, senza farne un must: Blood Ties, Streghe, Buffy, 7 days, solo per citarne qualcuna.

Certo è che l’uso del time-loop piace, al cinema e in tv, ma forse oggi è obsoleto per una platea spettatoriale che cerca sempre nuovi stimoli e che ormai è così avvezza a questo genere di escamotage narrativi da non trovare alcun interesse nel soffermarsi a guardare un film ripetersi… La pena? Il cambio di canale o, ancora più facile, l’utilizzo dello smartphone.

 

Annagiulia Scaini

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