No Happy Ending – Into The Woods

Fin da bambini una cosa che si impara a fare è sognare. Sognare di vivere nel mondo dei cartoni animati, sognare di diventare il capo supremo di un pianeta ancora sconosciuto, sognare di trovarsi improvvisamente ricchi… Sognare di realizzare i propri sogni.

La magia del film Disney questo ha sempre insegnato : “Se il mondo soffrir ti fa, non devi disperar, ma chiudi gli occhi per sognar e tutto cambierà”, intonava una ben nota principessa di nome Cenerentola nel 1950. Un modo di pensare e di far vivere gli spettatori di tutte le età che dal 1938, anno dell’uscita di Biancaneve, Walter Disney ha sempre portato avanti e reso il vero marchio di fabbrica di quella che è ancora oggi la Disney.

Into The Woods, diretto da Rob Marshall, è l’ennesima grande opera uscita dal cantiere Disney in un periodo in cui le fiabe stanno tornando con forza tanto sul grande schermo quanto sul piccolo. Si pensi a Once Upon a Time (C’era una volta), serie tv che dal 2011 è trasmessa sul canale ABC, oppure ai vari film prodotti come Biancaneve (Singh, 2012), Biancaneve e il cacciatore (Sanders, 2012), La Bella e la Bestia (Gans, 2014), Maleficient (Stromberg, 2014) e, per nominare l’ultimo uscito, Cenerentola (Branagh, 2015).

Eppure Into The Woods è diverso e moderno nonostante resti affezionato a quel mondo fiabesco dal quale nasce. I protagonisti, personaggi ben noti dei racconti dei fratelli Grimm da cui la Disney da sempre ha tratto libera ispirazione, sono divertenti, ma per nulla scontati: sono complessi, sono veri.

Ad esempio Cenerentola/Anna Kendrik non è più la povera sbadata che correndo perde la scarpetta, ma sceglie di perderla per essere ritrovata; Cappuccetto Rosso/Lilla Crawford è una bambina paffutella che non resiste ai biscotti e arriva a casa della nonna con il cestino vuoto; il principe azzurro/Chris Pine è un edonista, un bello e basta che “compete” in un duetto con suo fratello per dimostrare che soffre più lui per amore che non l’altro; Jack/Daniel Huttlestone è un tipico bambino che conosce solo il valore dell’amore (per una mucca) che non quello dei soldi.

E poi c’è lei, la strega/Maryl Streep che ha lanciato una tremenda maledizione sulla casa di un fornaio, a causa della quale lui e sua moglie non riescono ad avere un bambino, perché il padre dell’uomo anni prima le aveva rubato della verdura e alcuni fagioli magici. Saranno il fornaio/James Corden e sua moglie/Emily Blunt a creare un filo conduttore tra tutti i personaggi delle fiabe che hanno raggiunto il loro lieto fine, il loro “I wish”, al solo scopo di riuscire anche essi a coronare il loro sogno di diventare genitori. Ma cosa c’è dopo l’happy end?

Atmosfera dark per la Disney e questa volta non ne è Tim Burton l’artefice. I personaggi hanno il loro finale da favola, ma dopo quello la vita è un’altra, perché non sempre ciò che si desidera rappresenta ciò che è più giusto avere per se stessi.

I sogni diventano realtà e la trasformano in un incubo. Allora cos’è Into The Woods? Cosa deve aspettarsi uno spettatore entrando in sala?

E’ un film dei nostri tempi, in cui neanche ai personaggi delle fiabe sembra sia concesso realizzare i propri desideri. E’ un film che fa sorridere e intristisce, che fa dire “Ma no, è un Disney, adesso si scoprirà che sono ancora tutti vivi” per poi lasciare quel vuoto sullo schermo perché il personaggio è passato davvero a miglior vita. E’ un film dei nostri tempi, di nuovo, in cui i personaggi sanno che possono trovare un’alternativa e cercare di essere nuovamente felici, senza restare ancorati ai sogni, ma piuttosto ad una realtà che, vissuta con amore per la vita, vale la pena di essere vissuta.

 

Annagiulia Scaini

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