FOXCATCHER – una storia americana

Locandina del film

I fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare, fa anche da allenatore a Mark. Nonostante l’affetto che li lega, quest’ultimo, vorrebbe costruirsi una propria carriera sportiva indipendente, lontano dall’ombra ingombrante del fratello veterano. L’occasione gli si presenta sotto forma di un eccentrico ma psicotico miliardario, rampollo di una delle più potenti famiglie d’America: John Du Pont gli propone di fargli da mentore e di creare insieme un team vincente in vista dei campionati olimpionici, all’interno della struttura Foxcatcher, finanziata dallo stesso Du Pont. Dietro la facciata lusinghiera e generosa dell’uomo, si nasconde però un personaggio insicuro e ossessivo, amante della lotta, ma, in realtà, interessato a sfruttare il talento e la scarsa autostima di Mark per ottenere una qualche considerazione agli occhi di una madre fredda e distante. Ciò condurrà il lottatore verso una deriva autodistruttiva, causata da una pessima gestione della forma fisica (peggiorata dal consumo di droghe, a cui proprio Du Pont lo avvicina), da cui solo il fratello sarà capace di tirarlo fuori. Il successivo coinvolgimento di Dave nel progetto Foxcatcher, da parte di John, per ottenere risultati alle olimpiadi di Seul, sarà il preludio di un’inevitabile tragedia.

Il regista Bennett Miller, come nei precedenti Capote e Moneyball, trae ispirazione da un fatto reale, il cui lavoro ha richiesto attenta ricerca e documentazione, e attraverso la finzione cerca di scavare oltre la cronaca per giungere alla profonda complessità psicologica dei protagonisti, perfettamente incarnati dai tre magnifici interpreti. Se Channing Tatum e Mark Raffalo si impongono con delle prove attoriali emotivamente e fisicamente efficaci (il primo tanto possente quanto fragile, il secondo portatore di armonia e pura integrità), protagonisti di tese e intense scene di lotta greco-romana, a sorprendere è il mimetismo interpretativo di un irriconoscibile e truccatissimo Steve Carrell, che si misura con un’interpretazione drammatica inedita e terrificante.

Antiretorico, rarefatto e cosparso da una fotografia cupa e plumbea, Foxcatcher è un film dal ritmo lento e da dialoghi ridotti; un racconto di gelosie e brama di vittorie, di amore fraterno e lealtà malriposta, di corruzione e fallimenti personali in cui la pratica agonistica della lotta diviene dura cornice del disagio esistenziale, lancinante e silenzioso, dei personaggi coinvolti: individui ossessionati dal successo, in cui “The Eagle” John Du Pont si erge a figura simbolica di un’America corrotta dall’opulenza sfrenata, che predica i valori sportivi e integrità, ma che in realtà crede solo nella filosofia del tutto o niente, della mercificazione dell’atleta e del denaro come sicuro mezzo per primeggiare sempre e comunque.

Qui una clip del film:

Laura Sciarretta

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