A Single Man – Un piccolo gioiello estetico

Il regista di A single man, Tom Ford è forse conosciuto a livello internazionale più per il suo lavoro come stilista e Creative Director che per i suoi lavori nel mondo del cinema.Con il suo talento è riuscito infatti a riportare in auge la maison Gucci sull’orlo della bancarotta. Negli ultimi anni del 2000, dopo il grande successo del suo marchio, lo stilista decide di intraprendere la carriera di regista e nel 2008 dopo l’ennesima lettura del romanzo di Christopher Isherwood Un uomo solo, decide di comprarne i diritti e girarne un film. A single man verrà presentato due anni dopo, nel 2009, alla 66a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

      È un film elegante, sinuoso, preciso, finto e irreale, caratterizzato da una ricerca estetica e dei colori curata e minimale. La cura dei dettagli e dell’ordine espositivo quasi maniacale sono giustificati dalla volontà di rappresentare la personalità del protagonista, il professor George Falconer, interpretato da un sempre impeccabile Colin Firth. Molti i riconoscimenti conseguiti dall’attore, tra cui la Nomination agli Oscar e ai Golden Globe come miglior attore protagonista; un premio BAFTA e Miglior interpretazione maschile alla Mostra Internazionale di Venezia nel 2009.

Il film, ambientato a Los Angeles 1962, segue George nell’ultimo giorno della sua vita. Il periodo storico è importante: la crisi degli Stati Uniti con Cuba aleggia sugli umori di tutti.

Rendendo gli animi incerti e tormentati. Mentre se per i cittadini americani la causa è dettata dal periodo storico, per il professor Falconer è qualcosa di personale: la morte del suo compagno Jim. Dopo una relazione di 16 anni George si domanda quale sia il senso della vita e del futuro ora che Jim è morto. Decide così di suicidarsi. Seguiamo le vicende le professore durante quello che dovrebbe essere l’ultimo giorno della sua vita, quello che lui ha deciso essere l’ultimo.

La routine della preparazione alla giornata si trasforma e va sfumando verso la preparazione al suicidio, George sistema tutte le carte, ordina tutto, scrive le lettere per gli amici, lascia le direttive per la sua sepoltura, compra le pallottole per la sua vecchia pistola, vuota il suo uGeorgefficio, saluta gli amici.

«Ci vuole un po’ di tempo per essere George»

 

La saturazione e i colori

La vita di George dopo la morte di Jim è fatta di routine, indifferenza e rassegnazione, impregnata di colori dalle tinte scure e buie tuttavia, nei momenti di tensione sessuale e di visione della bellezza, le scene vengono rappresentate con un aumento notevole di intensità cromatica.

Nei momenti routinari dunque la saturazione viene diminuita portando verso l’annullamento dei colori e la prevalenza della scala dei grigi mentre nelle situazione in cui George si sente attratto fisicamente da una persona o affascinato dalla sua bellezza la saturazione dei colori, soprattutto del rosso, porta lo spettatore a immedesimarsi con gli stati emotivi del protagonista.

Nei momenti iniziali del film si assiste a due scene in cui è evidente il cambio radicale di intensità cromatica; sono due momenti brevi, carichi di fisicità, sensualità e bellezza:

-la prima volta che lo sguardo di George si sofferma su un viso di donna ne coglie i particolari degli occhi e delle labbra, è con il sorriso della ragazza che si ha il prevalere improvviso delle tinte rosse.

-la scena successiva avviene durante un dialogo tra George e un suo collega: mentre i due parlano della crisi con Cuba George si ferma ad osservare dei ragazzi che, lì accanto, giocano una partita a tennis. Gli atleti sono a petto nudo e la bellezza dei loro corpi, colti nello sforzo fisico, scaturisce anche questa volta in un aumento di saturazione.

 

In un’altra scena vediamo George parcheggiare l’auto davanti a un grande cartellone pubblicitario dove in primo piano vediamo due grandi occhi in un viso di donna, il cartellone è completamente blu, fatta eccezione per la grande scritta gialla laterale.

a single man immFuori nel parcheggio George incontrerà Carlos, un giovane e bellissimo ragazzo madrileño molto somigliante a James Dean. La scena è carica di sensualità e il tutto è reso ancora più evidente dall’estrema saturazione dei colori, nello sfondo vediamo un bellissimo tramonto dalle tinte rosa acceso e dietro i due uomini continua a farla da padrone il blu del grande cartellone pubblicitario.

L’importanza dei colori non è solo relativa alla comprensione degli stati d’animo del protagonista; in una scena troviamo due personaggi molto enigmatici del film: la vicina di casa di George e sua figlia. L’incontro avviene in una banca dove George ha da poco terminato di ritirare il contenuto della sua cassetta di sicurezza (operazione facente parte del rituale che anticipa il suicidio). La bambina è vestita di azzurro e intavola con George un curioso scambio di battute e un dialogo sulla morte e la violenza; la bambina porta infatti con se uno scorpione chiuso dentro un barattolo di vetro trasformato nel Colosseo, dentro con lui un piccolo ragno che aspetta il momento della sua morte.

La bambina informa inoltre il suo interlocutore dei commenti che il padre è solito fare nei suoi confronti, come per esempio: «usa scarpe con i tacchi». Alla piccola interlocutrice però sembra evidente che l’uomo, al contrario di quanto affermato dal padre, porta delle scarpe maschili. Questo scambio di battute risulta importante per dare un significato ai colori, l’azzurro della bambina potrebbe dunque rappresentare allo stesso tempo la violenza ma anche l’ingenuità infantile, la semplicità e l’assenza di giudizio critico.

A contrasto con questo azzurro dolce e cinico troviamo il vestito della madre che indossa un abito di un rosso intenso. Scusandosi per l’insolenza della bambina la madre, molto educata, composta e sorridente, invita George a una cena per quel giorno e lo saluta amorevolmente.

Si potrebbe azzardare un’altra divisione di significato tra i colori, la bambina vestita d’azzurro potrebbe rappresentare il futuro mentre la madre vestita di rosso il presente. Un presente gentile, bello ma che lentamente sfuma e un futuro violento e incerto ma allo stesso tempo giovane e plasmabile.

Per sottolineare ulteriormente l’importanza dei colori è interessante analizzare lKennya scena in cui George dialoga con uno dei suoi studenti che si rivelerà molto importante nella narrazione: Kenny. Durante la conversazione i due si ritrovano in un negozio in cui il ragazzo deve comprare un temperino. La scelta possibile è tra tre colori differenti, il rosso il giallo e il blu.

Il ragazzo compra il temperino rosso, George prenderà il temperino giallo, per la sorpresa dello studente che si sarebbe aspettato che la scelta andasse sul blu.

 

Kenny: «Pensavo prendesse quello blu»

George: «Perché blu?»

Kenny: «Il blu non dovrebbe essere spirituale?»

George: «Mi vedi un tipo spirituale? E tu? Rosso»

Kenny: «Cosa rappresenta il rosso?»

George: «Tante cose: ira, lussuria»

 

Se queste sono le definizioni del blu e del rosso allora quale significato dovrebbe avere il giallo, ma soprattutto, perché George impulsivamente sceglie di prendere il temperino giallo? Un colore che apparentemente non ha alcuna importanza e di cui non viene spiegato il senso?

Forse perché si trova in un limbo, nel mezzo della sua vita, al limite di una scelta, di una decisione importante legata allo stesso tempo con gli altri due colori e di conseguenza con i loro significati. Il giallo non è il presente e nemmeno il futuro, bensì il passato, un passato drammatico troppo influente nella vita che George.

Il temperino giallo verrà mostrato successivamente nel film, poco prima dell’inizio di una lunga conversazione tra George e lo studente riguardante il tempo e la paura del futuro.

 

La metafora del nuotare

Il film inizia con una scena importante, il protagonista, completamente nudo, sta affondando lentamente in un mare dalle tinte blu. Non prova a nuotare, c’è un minimo tentativo di allungare la mano verso la superficie ma è solo un gesto istintivo e privo di riscontri. Lo spettatore vede il corpo, quasi immobile e completamente succube della corrente, lasciarsi trasportare a fondo.

Improvvisamente appare un immagine, un auto capovolta e un uomo, steso per terra, nel mezzo di un manto innevato.

Le immagini iniziano a alternarsi, l’uomo che si lasciava trasportare dalla corrente comincia a nuotare, cerca la superficie e con questo gesto la prima scena del nuoto si blocca per lasciare spazio alla scena dell’incidente.

Sono presenti altre scene in cui George sogna di nuotare, ma quella prossima al finale è certamente la più importante.

Dopo una lunga serata trascorsa con lo studente George si addormenta, l’ultimo giorno è quasi trascorso e il suicidio è stato rimandato più volte.

Nel sonno il protagonista sogna nuovamente di nuotare, questa volta però l’acqua non lo imprigiona, questa volta riesce a riemergere e nel gesto di respirare nuovamente si risveglia.

Al risveglio George si accorge che il suo studente si è addormentato sul divano nascondendo tra le sue mani la pistola carica. Il protagonista sorride e si avvicina alla porta di casa, nell’aprirla un gufo vola via e una grandissima luna piena dalle tinte rosse svetta nel cielo davanti a lui. George sorride, ora finalmente è tutto chiaro, la vita inizia a prendere nuovamente senso e colori, si sente felice, si sente rinato.

Riuscire a riemergere da quel mare rosso è dunque non solo segno di liberazione ma anche e soprattutto di rinascita,e così allo stesso modo il gufo che vola via spaventato potrebbe essere visto come l’idea della morte che se ne va. La luna piena e rossa rappresenta il trionfo della vita, della bellezza, ora vista nella natura e non più solo nelle persone, la saturazione e il forte colore rosso ora sono naturali, non è solo dettata dallo stato d’animo di George ma appartiene al reale. Fino ad ora la saturazione infatti era data solo dalla bellezza nelle persone, dai tratti somatici di un viso perfetto, dai movimenti del corpo maschile, dalla bellezza intesa nello stato puro del termine. Bellezza, eleganza, armonia.

Come colto da un’epifania George si rende conto che la vita merita di essere vissuta.

 

«Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza; quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore e provo un emozione invece di pensare e le cose sembrano così nitide e il mondo sembra così nuovo. È come se tutto fosse appena iniziato. Non riesco a far durare quei momenti, io mi ci aggrappo ma come tutto svaniscono. Ho vissuto la vita per quei momenti, mi riportano al presente e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere».

 

 

 

Cristina Aresu

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