Selma, la strada per la libertà

Ambientato nel 1965, Selma-la strada per la libertà, narra il periodo storico in cui Martin Luther King Jr. insieme agli afroamericani, inizia a manifestare per il diritto al voto.

Film che narra uno spaccato storico mai rappresentato cinematograficamente, forse a causa del peso storico, culturale. Il lungometraggio, si sofferma sul rapporto di King con l’allora presidente in carica Johnson, mettendo in scena da parte della regista, Ava Duvernay, una relazione politica che ha diviso la critica. Il film rappresenta e spiega meglio un capitolo storico ma anche privato della vita del reverendo, la figura di Coretta, il rapporto con la moglie, in particolare il presunto tradimento da parte di King e la forza di Coretta di continuare a stare al suo fianco, nonostante le difficoltà.

Ava Duvernay, nota per Middle of Nowhere, si prende carico di girare questo lungometraggio facendo un lavoro di ricostruzione storica, non troppo azzardata, dandoci un’immagine poco accattivante ed interessante di questo capitolo storico sconosciuto da molti. Presenti nel cast, oltre a Common, co-autore della colonna sonora Glory, Oprah Winfrey, che è una presenza fissa ormai in film che rappresentano la storia degli afroamericani (ricalca in alcune scene, Sofia, la co-protagonista de Il colore viola), David Oyelowo, interpreta il reverendo facendo un’ottimo lavoro su se stesso, Tim Roth nei panni di George Wallace, Martin Sheen in quelli di Frank Minis Johnson, e Cuba Gooding Junior.

Nulla da obbiettare sulla scelta delle musiche, di cui subito godiamo il piacere, attraverso Precious Lord, Take my Hand, interpretata da Ledisi, nei panni di Mahalia Jackson, alcune tra le più note canzoni di Otis Redding e infine Glory.

Due passaggi, tra i molteplici che si potrebbero contestare a livello di regia e non solo, sono la scena sul ponte Edmund Pettus Bridge e la scena in cui dopo che il primo tentativo di attraversamento del ponte fallì a causa della carica della polizia; le scene andarono in onda televisiva statunitense, i bianchi si impietosirono e si legarono alla lotta degli afroamericani. Se non ci fosse stata una produzione come la Plan B, di Brad Pitt, la scena in cui marito e moglie bianchi, alla vista di quel massacro, si impietosiscono e decidono di collaborare alla lotta, loro come molti altri, sarebbe stata messa in scena in questo modo?

Ciò che di sicuro colpisce è che come per altri film su attivisti afroamericani di cui si è a conoscenza della storia, qui la persona Martin Luther King viene rappresentata in maniera totalmente diversa da come ce la potevamo immaginare, si pacato e per la non violenza, ma dal lato umano, privato, anche crudo e spesso falso.

Marie Angela Tuala Paku   © Riproduzione Riservata

Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.