In attesa dell’uscita nelle sale… Leoni opera prima

Quando un giovane riesce a raggiungere uno dei suoi massimi obiettivi, la sua visione del mondo e del futuro per la nuova generazione non è poi così negativa. Questo è quello che Pietro Parolin sembra dimostrare attraverso Leoni, il suo primo lungometraggio in uscita nelle sale romane e venete il 5 febbraio. Una commedia italiana, anzi, italianissima, con una sceneggiatura brillante e per nulla scontata che si completa con un cast di tutto rispetto che annovera i nomi di Neri Marcorè, Piera Degli Esposti, Stefano Pesce, Anna Dalton e, per sottolineare la fiducia verso le nuove leve, un inedito Pierpaolo Spollon. Il film, ambientato a Treviso, cala completamente lo spettatore in terra veneta. Il parlato – che va dall’inflessione dialettale più sottile al dialetto più intenso -, i paesaggi, lo stile di vita: tutto fa respirare l’aria di una regione che raramente, soprattutto negli ultimi anni, è stata indagata da un punto di vista socioculturale e ambientale. Eppure nella pellicola appare chiaro che il Veneto potrebbe benissimo essere il Lazio, la Lombardia, la Campania e questo è merito della storia che sta alla base, che racconta di una parte dell’Italia che universalizza e vive i problemi e le contraddizioni di un’intera nazione. Dalle infiltrazioni camorristiche all’attaccamento ai valori materiali, dal tentativo di rifarsi e dimostrare di essere in grado di sopravvivere in un mondo in cui “solo chi frega non può essere fregato”, fino ad arrivare alla più spicciola invidia famigliare. Leoni è un connubio di differenti stimoli che non annoia, ma anzi, fa sorridere amaramente e annuire davanti a storie e personaggi verosimili.

Personaggi che piacciono, sia i positivi che i negativi, perché emerge chiaramente la loro psicologia che permette di  “giustificare” le loro azioni. Gualtiero Cecchin/Marcorè è il ricco nullafacente che si trova con il portafogli vuoto e cerca un modo per potersi risollevare; Mara/Degli Esposti è una madre burattinaia che, da un letto, manovra i fili delle più alte cariche per ottenere ciò che vuole per lei e i suoi figli e beve acqua santa; Elisa/Dalton è un’insegnante che non riesce a tirare fuori il proprio carattere, solo apparentemente l’anello debole della famiglia; Alessio Leopardi/Pesce è il marito di Elisa, cognato e genero mal voluto, la cui sofferenza per questo rifiuto da parte della famiglia si declina in una gelosia senza freni nei confronti di Gualtiero; Martino/Spollon è rappresentante della nuova generazione, il personaggio più giovane e più integro che, pieno di buoni propositi, riuscirà a realizzare i suoi progetti.

 

Leoni si fa portatore di un cinema che non è attaccato al passato, a quella commedia italiana tanto compianta, ma è l’esempio di una commedia italiana moderna che, dal passato, riprende l’insegnamento a guardare con occhio “incantato” il mondo contemporaneo con i suoi pro e i suoi contro, perché, dopotutto, non ci sarebbe il bene se non esistesse un male a farne da controparte.

 

Annagiulia Scaini

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