Boyhood, la recensione

Affermare che in Boyhood il confine tra fiction e realtà – nel cinema sempre molto ampio – è assottigliato al minimo, come in nessun altro film prima di esso, non sarebbe di certo un’affermazione lontana dalla verità.
Il Cinema, in quanto Arte (e soprattutto relativamente giovane), è come tale in continua evoluzione. Si evolvono i mezzi di riproduzione, dalla pellicola al digitale e, con essa, si evolvono anche gli stili e le tecniche. In questo senso, l’ultima innovazione, in ordine cronologico, è stata apportata da un regista che, in un prossimo futuro, ritroveremo nelle pagine dei libri sulla storia del cinema: Richard Linklater. La novità più lampante che porta con sé Linklater ha origine nel lontano 2002, durante il primo ciak sul set di Boyhood. In quell’occasione ad essere ripresi sono gli stessi attori che, anno dopo anno, per i successivi dodici anni, si ritroveranno per un totale di 39 giorni effettivi di riprese, sul set a girare.
La straordinarietà della messa in scena di questa idea innovativa sta proprio nel fatto che decide di trattare in maniera totalmente differente la percezione del tempo. Se, infatti, nella storia del Cinema il tempo era stato manovrato come fosse un cubo di Rubik per essere più funzionale alla narrazione, in Boyhood, Richard Linklater ridà al tempo tutta l’ importanza relativa alla sua consequenzialità, così come scorre nella vita reale. Vien da sé che questa scelta apre le porte a tutta un’altra serie di (e)speriment(azion)i.

Boyhood realizza un racconto dei dodici anni di Mason Junior, dai 6 ai 18 anni; attorno a lui gravita la sua famiglia che ne accompagnerà la crescita e la serie di problematiche che ogni fase della vita gli porrà davanti. In questi dodici anni, il suo percorso di maturazione, sarà guidato dalle vicende che coinvolgeranno la sua quotidianità: tre traslochi, i divorzi della madre, i problemi adolescenziali, ecc.
E’ un film semplice da decifrare, ma è proprio nella sua semplicità che risiede la sua forza e la sua complessità. In 165 minuti di video, molti sono i temi trattati, molti sono i momenti a cui la vita dà importanza. La veridicità delle vicende della vita di Mason e della sua famiglia, quelle stesse parti che Hitchcock definirebbe “noiose”, ci rispecchiano fin troppo in profondità, coinvolgendoci a pieno tra i brandelli di un film che in 165 minuti realizza un’opera mastodontica sulla vita.

Non sono certo una sorpresa le sei nomination agli Oscar 2015 in cui Boyhood è altamente competitivo e tra i più favoriti per la vittoria. Sono perlomeno tre (e ci manteniamo bassi) le categorie in cui questo piccolo gioiello dovrebbe riuscire ad ottenere l’ambita statuetta. Certamente andrà a Patricia Arquette che, magari, ringrazierà la “se stessa” di 12 anni fa per aver accettato, creduto e portato avanti questo progetto che ha maturato i propri interessi dopo 12 anni (manco fosse un titolo di stato). Se Boyhood ha dato tanto alla Arquette, lo stesso si può affermare del contrario; Olivia, la madre di Mason, è dotata di una tale umanità, una forza prorompente che dilania la ragione e si imprime nel cuore. Una madre che nel corso della fanciullezza (dei figli) prima, e dell’adolescenza poi, ha saputo affrontare da sola, ed a testa alta, tutti i drammi che l’hanno coinvolta e la solitudine che ne derivava. Tutto ciò per l’amore dei suoi figli: questo è quanto trasmette Patricia, questo è anche quanto trasmette Boyhood.

L’altro Oscar che sicuramente otterrà questo capolavoro (no, non abbiamo paura a chiamarlo così) è per la Sceneggiatura Originale. Ritornando alla serie di “(e)speriment(azion)i” di cui avevamo accennato all’inizio del pezzo, quello della sceneggiatura è, sicuramente, il secondo più grande risultato ottenuto da questo film – dopo la consequenzialità del tempo.
Richard Linklater realizza una sceneggiatura che nasce nel momento stesso della rappresentazione; si è slegato da una sceneggiatura fissa, riuscendo a fare di necessità virtù. Certo che è il progetto che gliel’ha “imposto”, d’altra parte, chi può prevedere la vita?

 

Dario Cerbone

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