Birdman – tra finzione e realtà

«AND DID YOU GET WHAT YOU WANTED FROM THIS LIFE, EVEN SO?»

«I DID»

«AND WHAT DID YOU WANT»

«TO CALL MYSELF BELOVED, TO FEEL MYSELF BELOVED ON THE EARTH.»

(Raymond Carver, Late Fragment)

Cosa si nasconde dietro il successo di Birdman? La sottilissima e impercettibile linea che demarca la divisione tra finzione e realtà, lo straniamento che crea negli spettatori?

In un gioco adolescenziale fatto tra Sam (Emma Stone) e Mike (Eward Norton) “obbligo o verità” si ha un interessante scambio di battute:

Sam: «Obbligo o verità?»

Mike: «Verità»

Sam: «Obbligo o verità?»

Mike: «Verità»

Mike continua a rispondere Verità, la sua vita si svolge nella menzogna e l’unico momento in cui è sincero, l’unico momento di realtà che riesce a vivere e in cui riesce a essere se stesso è in scena.

Una fusione quasi allucinatoria tra la finzione e la realtà, il cinema, il teatro e la vita reale, una vita che tra attori non esiste. Una vita segnata dalla recitazione e dalla necessità di essere amati e acclamati che hanno gli attori: «Tu confondi l’amore con l’adorazione» verrà rimproverato a Rigg dalla ex moglie. Un’adorazione necessaria per sopravvivere, che se immaginata sembra caricare di energie vitali Riggan che quando lascia libertà al suo alterego Birdman e immagina un eventuale sequel della trilogia riesce a sentirsi onnipotente e riinizia a volare. Lo sta solo immaginando? È la realtà? È veramente un film?

Nel momento successivo al volo di Riggan, troviamo l’attore in piedi su un cornicione, su un palazzo, in bilico davanti al vuoto, lo spettatore non capisce cosa stia succedendo, cosa sia realmente successo, ha davvero volato? Vuole suicidarsi? Una donna nel palazzo accanto gli domanda: «Fa sul serio o sta girando un film?» a cui l’attore risponde «Un film» la donna prontamente grida: «Siete veramente degli stronzi».

Dopo pochi secondi Rigg si butta da quel palazzo e inizia a volare ancora, sorvola tutta la città, si sente libero ma lo spettatore si trova confuso, una grande locandina di Superman «Man of Steel» confonde lo spettatore, cosa significa quella locandina prima del salto? Siamo nella finzione o nella realtà?

Sono tanti i dubbi: quelli sulla reale possibilità di volare che ha o meno Rigg sono la principale fonde di confusione riguardo la lettura della personalità del personaggio.

Cos’è quella meteora che si vede a inizio film? Cosa sono le strane creature che per una piccola frazione si intravedono durante questo prologo apparentemente totalmente distaccato dalla narrazione?
Quando Riggan racconta alla moglie di un suo tentato suicidio parla di una sera sulla spiaggia dove tentando di annegarsi è stato attaccato da delle meduse che hanno causato su sul corpo delle ustioni. Il protagonista confessa tutto alla moglie affermando che le bruciature non erano causate dall’aver preso troppo sole ma dalle meduse e da quel gesto estremo.

Nell’epilogo però vengono riproposte le scene iniziali, e questa volta la camera si sofferma qualche secondo in più sulla meteora ma soprattutto sulla spiaggia e su tutti i cadaveri di meduse: come hanno fatto a morire?  Possiamo supporre che Riggan sia la meteora?

Dove finisce la finzione dove riinizia la realtà, la realtà è forse che Iñarritu ci prende in giro, prende in giro lo spettatore, e prende in giro la società, inutile cercare di sentirci superiori, inutile fare analisi cinematografiche, psicologiche o sociali. È inutile.

Si prende gioco di noi, di tutti noi che clicchiamo sulle notizie banali, che facciamo alzare i contattori, che abbiamo bisogno di adrenalina e di emozioni forti. Siamo noi quei click, quei followers, quei fan fomentati siamo tutti noi che seduti al cinema pensavamo di essere superiori e di capire.

Le parole della recensione finale che farà la giornalista del New York Times, intitolata L’imprevedibile virtù dell’ignoranza, saranno emblematiche:

«Thomson ha involontariamente dato vita a una nuova forma d’arte che potremo forse definire super realismo, sul palco il sangue scorre letteralmente e metaforicamente passando dall’artista al pubblico vero sangue, quel sangue che mancava da ormai da troppo tempo delle vene del teatro».

Super realismo, realismo stupido ma necessario per noi spettatori che necessitiamo di emozioni facili, di adrenalina. La stessa adrenalina che cerca Sam quando sul cornicione fuma una sigaretta fissando il vuoto e nutrendosi dell’adrenalina che la sensazione gli concede, lo stesso momento in cui inizia il gioco “obbligo o verità”, la stessa adrenalina che Rigg prova quando, saltando fuori dalla finestra dell’ospedale vola, ancora, di nuovo, visto da Sam che capisce, finalmente.

 

Cristina Aresu © Riproduzione Riseervata