TRAILER MON AMOUR! Prossimamente nella sale “la potenza del trailer”.

Il momento dell’uscita di un trailer molto spesso e soprattutto recentemente, ha quasi la stessa importanza dell’uscita del film che pubblicizza. Quante volte ci siamo ritrovati nel buio della sala ad attendere di vedere il trailer del film che tanto attendiamo? O i sospiri di gioia nel vederlo? Considerati come una nuova forma d’arte, ne ripercorriamo qui la storia e l’evoluzione.

Il trailer, spesso incasellato nella parte fredda e più profonda del mero guadagno, primo genito del marketing, ha in realtà un’evoluzione interessante che lo collega direttamente all’arte cinematografica con la quale condivide tutto il suo arco storico dagli albori fino ad oggi. Oltre all’operazione di marketing i trailers hanno ottenuto un consenso sempre più alto da parte del pubblico tanto da diventare importanti quasi quanto il film stesso, anticipandone emozioni e aspettative a prescindere poi dal riscontro positivo o meno sul grande schermo.

Pensato inizialmente come una piccola presentazione del film in grado di riempire, almeno in parte, il vuoto fino all’anteprima dello stesso, il trailer  si è trasformato  nel corso degli anni in un’attesa nell’attesa, aumentando maggiormente il desiderio del pubblico che non aspetta più solo l’uscita del film, ma l’uscita del trailer. Fino a qualche anno fa la preoccupazione degli spettatori era quella di informarsi sulla data di uscita del film e per i produttori invece pensarla, ultimamente invece si sta facendo strada una nova moda, quella  di fomentare le aspettative facendo il count down anche con la data di uscita del trailer, in questo modo al cinema si uniscono due emozioni: quella per la visione del film e quella dello scoprire il trailer per il film successivo. Invece di essere un’isola felice in cui potersi rifugiare nell’attesa, il trailer fomenta maggiormente quell’effetto ansia- emozione tanto da indurre tachicardia e stridule urla quando lo si vede per la prima volta, presagendo le emozioni del film. Esattamente come il cinema, il trailer si pone al centro dei gusti del pubblico diventando il chiaro segno dell’immagine dello spettatore all’interno del mondo produttivo che deve essere assecondato solo con ciò che gli è più gradito. In questo modo vengono creati i trailers che traggono dal film solo una piccola parte, la più interessante, per il compiacimento del pubblico affinché questo si rechi in sala per vederlo e molto spesso, proprio per questo motivo, il trailer risulta più bello del film stesso; proprio a proposito delle aspettative soddisfatte o deluse dai trailers, molte riviste quali Wired, ad esempio, si sono cimentate nello stilare classifiche sui trailers più “bugiardi” della storia del cinema.

Guardando indietro all’evoluzione del trailer, parallelamente all’evoluzione cinematografia, bisogna ritornare ai primi anni Dieci e soprattutto a  Hollywood, in cui al cinema si entrava per cinque cents e si vedevano ininterrottamente film o cartoni o pubblicità  per tutto il tempo che si voleva. Nel 1913 a New York un manager del teatro  Marcus Loew, Nils Granlund, pensò bene di intervallare queste continue visioni con brevissimi spot di un uno spettacolo di Broadway  intitolato  Pleasure Seekers  e la sua idea venne velocemente imitata da tutti i teatri della città, fino ad arrivare a Chicago dove William Selig sfruttò l’idea per la prima volta in ambito cinematografico, creando una serie di  13 trailers intitolati The adventures of Kathlyn  che ricalcavano le orme delle stampe della storia in uscita ciclicamente con il Chicago Tribune e che tanto appassionavano il pubblico, in modo che le storia che tanto amavano leggere sul giornale, poteva essere vista anche nei teatri. L’importanza della pubblicità creata da questi due uomini sia per il teatro che per la stampa, venne captata dalle case di produzione cinematografiche che dal 1916 iniziarono a girare trailers. Inizialmente duravano pochi secondi e a parte le scene salienti del film, mostravano e ponevano maggiormente l’attenzione sui nomi del cast che apparivano in bianco e nero sullo schermo.

La prima compagnia che si occupò di creare esclusivamente trailers, fù la National Screen Service (NSS) che senza chiedere il permesso alle case di produzione iniziò a creare trailers vendendoli ai cinema. Quando le case di produzione hollywoodiane  si resero conto dell’importanza pubblicitaria di quest’operazione, commissionarono tutti i loro trailers alla NSS tanto che fino alla metà del 1900 fu l’unica compagnia ad occuparsi della creazione della nuova trovata pubblicitaria insieme alla distribuzione di locandine e poster, mantenendone per decenni l’esclusiva e creando alcuni tra i trailers dei film che hanno fatto la storia, Casablanca, Via col Vento o King Kong. Dalla metà del secolo, la Warner ad esempio o la Columbia, iniziarono ad autoprodurre i trailers dei loro film e percependone anche una certa aurea d’arte, molti registi vollero dirigere autonomamente i propri  creando una sorta di legame stilistico o narrativo tra il trailer e il film, come nel caso di Orson Wells con Citizen Kane, sancendo in questo modo la fine della NSS.

La presenza autoriale nel trailer prende maggiormente piede nel 1960  grazie ad Hitchcock che dopo il successo in Inghilterra della serie televisiva  Alfred Hitchcock Presents, torna negli Stati Uniti con Psycho ma decide, per il trailer, di mantenere la tendenza del racconto passo per passo che lo aveva consacrato in tv, tanto che il trailer del film risulta essere un capolavoro tanto quanto il film stesso: prendendo il pubblico per mano, così come aveva fatto per la serie tv, lo porta per tutta la durata del trailer sul set del film spiegando, con il suo humor tipico, i fatti cruenti che accadono nel libro da cui il film è tratto; magnifico! Atri registi mettono la propria firma sui trailers, come succede in Arancia Meccanica con un uso modernissimo della musica o Lolita che sembra essere più un quadro cubista che un trailer. La stessa cosa accade in Italia con Fellini che per l’uscita de La dolce vita dirige personalmente il trailer non incentrandolo sulle sequenze del film ma su ciò che è simbolico nella storia narrata o la scenografia, usando ad esempio fotogrammi fissi.

Nel 1975 si tenta la più grande operazione blockbuster della storia, che porta fino ai giorni nostri, con Jaws (Lo squalo). Il trailer del film venne proiettato in tutte le tv del mondo e distribuito in più di 400 sale anticipando uno dei più grandi successi commerciali di tutta la storia del cinema. Dopo questo trailer, capito ormai il potenziale economico della pubblicità in vista del film, le case di produzione iniziano a creare una sorta di “metodologia” della creazione dei trailers la quale costituisce una sicura chiave per il successo al botteghino; l’idea vincente, quella che prese maggior piede e che tutt’ora, anche se in maniera moderata rispetto al passato, è quella che prende il nome di “Voice of God”:  circa 5.000 trailer vengono narrati dalla voce di Don LaFontaine denominato appunto la “Voce di Dio” perché onnipresente nella maggior parte dei film con il più alto successo commerciale. La tendenza, a proposito della voce narrante, negli attuali trailers non è più quella di enfatizzarla ma di renderla armoniosa e quasi tutt’uno con la colonna sonora, soprattutto perché non più affidata ad un doppiatore ma ai protagonisti del film.

Con internet, i videoclip e i video giochi si è scivolati pian piano verso un trailer molto più concitato, dinamico e persuasivo tanto da sembrare un secondo film. In occasione delle uscite di film tanto attesi e soprattutto che hanno un grosso seguito di spettatori, come nel caso trilogie, serie o di capolavori di grandi registi, molto spesso vengono rilasciati più di un trailer durante l’arco di un intero anno che possono avere una durata molto breve o spesso molto più lunga della standard, fissata a circa 2 minuti, basta vedere i recentissimi casi di Lo Hobbit, Interstellar o Star Wars. Questi ultimi hanno la straordinaria tendenza di tenere con il fiato sospeso, di far emozionare per pochi secondi e di suscitare la tanto bramata curiosità, spingendo i più arditi appassionati a incrociare le dita  prima dell’inizio del film, nella speranza di vedere per la prima volta o per l’ennesima, “quel trailer”.

 

Elisabetta Matarazzo

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Elisabetta Matarazzo

Elisabetta Matarazzo, classe 1988. Laureata nel 2011 in "Letteratura Musica e Spettacolo" e nel 2013 in "Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche", presso l'università di Roma la Sapienza.