Il curioso caso dei prequel “sequel”

“Chi lascia la strada vecchia per la strada nuova…sa quello che perde”. Ebbene sì, basterebbe concludere qui il proverbio per riassumere la tendenza della produzione audiovisiva del XXI secolo di realizzare i remake di pellicole di successo o, in alternativa, di idearne prequel e sequel.

 

Che sia una scelta determinata dalla fiducia che riproporre in modo diverso un film “noto” e di successo possa garantire delle entrate ingenti al botteghino, è cosa quasi certa: tutto si fonda sulla volontà di fare leva sulla curiosità dello spettatore che si è dimostrato attivo nei confronti della prima proposta cinematografica o, in alcuni casi televisiva, di un’opera filmica.

 

Si potrebbe considerare quest’orientamento anche da un punto di vista strettamente tecnico e stilistico, dal momento in cui i registi si propongono di “modernizzare” storie conosciute tramite i nuovi strumenti della tecnologia digitale, dando nuova vita alle vecchie storie.

 

Quello che però mi interessa particolarmente analizzare è un’altra deriva della produzione cinematografica e televisiva degli ultimi decenni, ovvero quella che riguarda la crescente realizzazione dei prequel.

 

Il prequel non è altro che un’opera realizzata dopo un’altra, ma la cui trama sviluppa episodi che sono collocati anteriormente rispetto alle vicende raccontate da quella precedente.

Nella maggior parte dei casi regala particolari nuovi (e a volte rivelatori) sui personaggi, svelandone il passato e arricchendo lo spettatore di una conoscenza a tutto tondo dei caratteri che si presentano sullo schermo.

In altri, si tratta di storie che mantengono come unico filo conduttore il tema, cambiando del tutto personaggi e ambientazioni. Per quanto riguarda quest’ultima tipologia, bisogna dire che non sempre il prequel viene riconosciuto come tale, destando discussioni in merito al legame con l’opera “prima”. Mi riferisco nello specifico al film del 2012 Prometheus di Ridley Scott, stesso regista che nel 1979 realizzò Alien (film che vantava già Alien vs Predator (2004) di Anderson come prequel). Benché i due film siano entrambi ambientati nello stesso universo, l’ultimo potrebbe essere tranquillamente considerato un’opera a sé stante e non per forza una pre-storia, dal momento che la storia che vediamo è molto, forse troppo, vicina a quella del ’79 e non fornisce abbastanza elementi da poterla considerare un prequel.

 

Al contrario, L’Esorcita: la genesi (2004) di Renny Harlin e Dominion: prequel to the exorcist (2005) di Paul Schrader possono essere riconosciuti chiaramente come prequel-spin off del primo film, L’Esorcista diretto da William Friedkin nel 1973. I film di Harlin e Schrader hanno la stessa trama e affrontano il primo incontro di un giovane padre Merrin con Satana, lo stesso padre Merrin che, ormai anziano, nel primo film tenta di esorcizzare la piccola Regan McNeil.

 

Ciò che però, più dei prequel cinematografici, ha destato la mia attenzione è stato il notare quanto la serialità televisiva si stia facendo carico di questa moda del “guardare al passato” dei protagonisti e delle vicende di film di cinema di successo.

 

Lampante è la serie statunitense Bates Motel del 2013, sviluppata da Carlton Cuse e Kerry Ehrin, che approfondisce il rapporto tra l’adolescente Norman Bates e sua madre. Nonostante l’ambientazione contemporanea, sembrerebbe che la serie voglia rileggere, in chiave tutta moderna, il passato del famigerato protagonista di Psycho di Hitchcock e ciò che sta dietro quel controverso personaggio.

 

Oppure – e parlo di un progetto nuovo che ancora non è stato mandato in onda – la serie tv Ashlecliffe, che altro non è che il prequel di Shutter Island. Proprio Martin Scorsese ha curato, con Dennis Lehan, la sceneggiatura del pilot del quale è stato regista e produttore esecutivo. La serie prende il nome dall’istituto di igiene mentale nel quale si svolge la vicenda del fortunato film del 2010. Il nuovo lavoro, targato HBO e Paramount Television, racconta il passato e i segreti dei fondatori che aprirono l’ospedale nei primi anni del XX secolo e svilupparono i metodi di trattamento per i malati di mente.

 

Un caso tutto particolare è quello che riguarda una delle serie orbitanti intorno all’universo femminile che ha riscritto e ridettato le regole dell’apparire delle donne sullo schermo. Mi riferisco a Sex and The City, trasmessa dall’HBO  dal 1998 al 2004. Sei stagioni di successo crescente che hanno coinvolto telespettatrici di tutto il mondo e per il quale è stato scelto un sequel finale cinematografico. Benché, infatti, la serie termini con il ricongiungimento finale tra Carrie e Mr. Big, nel 2008 esce al cinema Sex and The City – Il film che riprende le vicende di tutti i personaggi, questa volta alle prese con il matrimonio tra i due. Due anni dopo uscirà un ulteriore sequel, più del film che non della serie.

Ho voluto focalizzare l’attenzione su Sex and The City perché si tratta di un prodotto che ha avuto tanta fortuna in tv, quanta al cinema. Un prodotto di successo a 360 gradi per il quale è stato pensata e realizzata, sulla scia di quanto già detto per altri film, un serie prequel: The Carrie Diaries. Benché i produttori abbiano voluto prendere le distanze dalla famosissima serie, dicendo che non si tratta di un prequel bensì di un adattamento dell’omonimo romanzo di Candace Bushnell, non si può fare a meno di cercare nella giovane Carrie che vive negli anni ‘80 – interpretata da AnnaSophia Robb – quella che diventerà la grande scrittrice Carrie Bradshow della fine degli anni ’90 – interpretata da Sarah Jessica Parker -.

 

Discorsi come questo di Sex and The City potrebbero essere allargati anche all’universo molto gettonato, ma anche particolarmente complicato da analizzare, dei personaggi dei fumetti. Dal fumetto, alle serie tv, ai cartoni animati, al cinema: Superman, Batman, Spiderman, X-man… Sempre uguali a loro stessi, ma interpretati di volta in volta da attori diversi calati in avventure nuove e coinvolgenti.

Ecco che, però, la curiosità di creare un pre-eroe vince: nel 2001 esce Smallville, serie tv statunitense in cui vediamo un giovane Clark Kent che ancora va al liceo e ha tanta strada da fare prima di diventare il famoso Superman in tutina azzurra.

Stessa cosa, benché sembri più un prequel/spin-off, succederà più di dieci anni dopo con un altro super eroe: nel 2013 viene prodotta Gotham, nella quale il vero protagonista non è però il piccolo Bruce Wayne che ha appena perso i genitori, ma l’ancora giovane detective James Gordon.

 

 

Quello che appare chiaro è che il fascino del “prima”, oggi, spesso vince sulla curiosità del “e poi?”. E allora ci si chiede se davvero prossimamente vedremo sul grande schermo il prequel di uno dei film più popolari della storia: The Overlook Hotel sarà davvero il titolo del pre-Shining che svelerà gli eventi accaduti presso l’Overlook Hotel prima dell’arrivo dei Torrence? Staremo a vedere…

 

Annagiulia Scaini

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