Home Alone, un piccolo film diventato un “classico”

Nel 1990 ero molto piccola, ma Chirs Columbus dirige il suo secondo film: Home Alone che è diventato un cult al punto che molti della mia generazione lo hanno acquisito come parte integrante della propria infanzia sebbene non abbia potuto vederlo al cinema, bensì in VHS (che bei tempi quelli!) o in televisione. Quel genio di Columbus aveva lavorato parecchio anche se in altri settori del cinema, è anche grazie a lui che abbiamo potuto apprezzare un piccolo grande capolavoro come Gremlins di Joe Dante (1984), avendone curato soggetto e sceneggiatura, oppure si era avvicinato alla commedia con The Goonies di Richard Donner (1985) collaborando con, tra gli altri, Steven Spielberg. Molti maestri quindi hanno incrociato la strada di Columbus che, tornando a Home Alone, lancia appunto il suo secondo film, costato 15 milioni di dollari, il 16 Novembre 1990 collocandosi tra i film natalizi americani. Per chi non lo avesse visto, anche se dubito che in molti non lo conoscano, diciamo solo due parole sulla trama: una famiglia di Chicago, i McCallister, decidono di partire in massa per le vacanze natalizie per trascorrerle a Parigi. Nella fretta della partenza, essendo in tanti, con un misunderstanding la famiglia lascia a casa Kevin, il figlio minore, casinista della famiglia. La trama segue da qui un doppio filone: da una parte il tentativo della madre di tornare a Chicago per proteggere il proprio figlio, dall’altra il bambino cerca di fronteggiare il vivere da solo e cercare di proteggere la propria casa dai ladri. Questa storia, apparentemente di poco conto, ebbe così tanta risonanza da far recuperare i costi di produzione dopo solo il primo giorno in sala e permise al film di restare nelle sale per così tanto tempo da superare il mese di giugno (almeno per il mercato interno americano). Nel 1999 la Fox decide di lanciare il film in “cassetta”, successivamente nel 2006 in DVD con una nuova edizione nel settembre 2007. A oggi il film ha incassato più di 476 milioni di dollari. Cerchiamo di capirne il motivo. Da una parte vediamo che il film presenta un cast molto interessante: da una parte si lancia un dolcissimo Macaulay Culkin, ragazzo prodigio che difficilmente riuscirà ad uscire dal personaggio di Kevin, dall’altra lo si affianca ad un fortissimo Joe Pesci, il “supercattivo” della situazione. Il personaggio di Culkin, Kevin, permette allo spettatore di tornare bambino, immedesimandosi in questo ragazzino che combina una marea di guai, ma che allo stesso tempo dimostra di essere intelligente e che sa adattarsi. Tutti da bambini ci siamo arrabbiati con i nostri genitori al punto di dire “vorrei che la famiglia non esistesse! Vorrei essere solo io!” e questo lo vediamo sullo schermo, vediamo ciò che potrebbe succedere se da bambini fossimo rimasti soli e, dato che siamo tutti bravi e scaltri, chiunque a 8 anni sarebbe stato capace di fare la spesa, la lavatrice, mangiare (anche solo schifezze) e proteggere la casa dai malviventi! Ma Hollywood non può permettersi di fare un film così poco “educativo”, tanto che inevitabilmente il ragazzo deve sentire la mancanza della famiglia e la madre, che ha sì commesso un errore di superficialità, non può che fare di tutto per tornare a casa dal suo bambino. Quale madre non si riconoscerebbe in un esempio del genere? La determinazione di Kate McCallister (Catherine O’Hara) è decisiva e realistica. Eppure il deus ex machina c’è in questo film, un aiuto “divino”, anche “cattolico” entra in gioco, ma non credo che si sia offeso nessuno (ebrei, musulmani etc.) perché in fondo il film è una piccola favola ben raccontata, adatta a ogni epoca e ogni età. Ecco perché, puntualmente, vediamo Home Alone e Home Alone 2 (il sequel) ogni Natale, ecco perché continuano a passarlo in televisione, perché in fondo questo è un classico. Come non pensare alla scena in cui Kevin imita i gesti del padre nel farsi la barba e mettersi il dopobarba urlando? Come non cantare come fa Kevin con il pettine a mo’ di microfono? Come non pensare allo zio Frank che si fa la doccia e canta “chi sarà! Quel gattone che ammalia le donne di tutto il quartier, chi sarà?” Ora vi dico un piccolo segreto. Una volta, ero piccola, e stavo a casa dei miei nonni, una villetta che faceva angolo nel piccolo quartiere di Maracaibo, in Venezuela. Girava voce che ci fossero dei ladri in zona che la sera si intrufolavano dentro le abitazioni facendo prendere un colpo agli inquilini e rubando quanto più possibile. Così io, avendo acquisito e fatto mie quei espedienti visti a casa (era ormai il 1994 circa) in televisione, presi i lego, le palline che rimbalzavano, le macchinine di mio zio e le pistole d’acqua, facendo un piano per evitare che i ladri potessero portare a termine la loro “operazione furto”. Forse, come me, ci saranno centinaia di adulti che oggi, rivedendo Home Alone, ricorderanno le sensazioni provate quando erano bambini e vedranno insieme ai propri figli, nipoti, cuginetti, i film di Columbus (non solo Harry Potter) sotto l’albero di Natale, io lo farò.

 

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.