Frozen

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Il successo del film Frozen, vincitore quest’anno dell’Accademy Award come Miglior film d’animazione, è ormai assodato. È stato uno dei cartoni animati a realizzare il maggior numero di incassi nella storia del cinema.

Il fenomeno negli Stati Uniti, e in generale nei paesi anglosassoni ha, riscosso e continua a riscuotere un grande seguito. Il classico Disney è, secondo il parere di tanti, degno di tale nome, e si suppone resterà in auge per ancora tanto tempo.

Qualcosa in Italia però non ha funzionato a dovere, tanti i pareri negativi e poche le critiche entusiaste. Le canzoni nella nostra traduzione hanno forse perso di intensità, togliendo al film di animazione l’analisi psicologica che la versione originale riesce a regalare.

Il cartone, come la gran parte de I Classici, è un musical, la maggior parte dell’analisi e dei confini emozionali dei personaggi sono trasmessi tramite le canzoni.

Si pensava che la forza di questo film fosse quello di presentare una principessa tanto diversa dalle altre solitamente stereotipate, qualcuno ha detto che è presente la lotta all’emancipazione femminile, ma non è così semplice riassumere tutte le sfaccettature di analisi che questo film offre.

Andiamo con ordine: il cartone animato affronta diversi temi importanti, diverse realtà sociologiche e psicologiche. Incentrato sul rapporto tra due sorelle – due principesse – Elsa e Anna, la storia presenta sviluppi molto innovativi.

Elsa, figlia maggiore dei regnanti di Ardelle, è l’erede al trono ma nasconde un segreto: ha dei grandissimi poteri che però non riesce a controllare. È così costretta a vivere in isolamento e allontanare le persone che ama per evitare di creare loro dolore.

Anna, secondogenita, è molto legata a Elsa: quando erano bambine le due giocavano spesso insieme, fino a quando, improvvisamente, tutto finì, la sorella maggiore iniziò a evitarla tanto da trasformarle, con il passare degli anni, quasi in due estranee.

Il comportamento di Elsa è molto simile a quello di chi ha problemi di regolazione emotiva;

Elsa non riesce a gestire questi suoi poteri che le permettono di creare e governare il ghiaccio; poteri che aumentano di intensità in momenti di rabbia, tristezza, paura e ansia, mettendo in pericolo le persone che ama.

Mentre gioca con la sorella, quando ancora sono bambine, purtroppo avviene un incidente e Anna rischia di perdere la vita. Elsa viene così “costretta” ad allontanarsi da tutti, a nascondere il suo potere, invece di imparare a controllarlo. Paradossalmente però accade il contrario: con gli anni i suoi poteri aumentano e diventano sempre più incontrollabili. L’unico modo che ha per cercare di non essere scoperta è continuare a nascondere, indossa guanti, le porte e le finestre di tutto il castello vengono sbarrate e lei non esce mai più in pubblico. Le vengono insegnate le parole: “Don’t let them in, don’t let them see […] Conceal, don’t fell, don’t let them know” che ripete sempre, come mantra per controllare le sue emozioni.

Il giorno del suo diciottesimo compleanno però le porte del cancello verranno aperte per l’incoronazione, Elsa diverrà la Regina e per un giorno tutto il regno potrà vederla. Lei ha paura di essere scoperta, ma sa che è inevitabile e pensa di riuscire a gestire la situazione. Effettivamente la serata procede nel migliore dei modi fino a quando non viene a crearsi una situazione di estrema tensione per cui i suoi poteri prendono il sopravvento. Il fatto di aver nascosto i suoi poteri, le sue emozioni, non fa che renderli più forti e meno gestibili.

I poteri di Elsa sono paragonabili alle nostre emozioni, quanto più cerchiamo di sopprimerle, controllarle, non provarle, tanto più imprevedibili, intense e pericolose si ripresenteranno. I tentativi di Elsa di controllare i suoi poteri creano solo problemi alla sua vita e delle persone che ama, gli abitanti del regno ma soprattutto sua sorella Anna.

Quando Anna prova ad avvicinarsi a Elsa, a tranquillizzarla, la sorella purtroppo reagisce con rabbia perché ha paura, perché sa di poterle fare del male, lei vorrebbe solo stare sola ed evitare così di ferirla. La rabbia però vince sulla sua volontà e nuovamente i suoi poteri colpiscono fatalmente Anna.

È importante considerare anche il ruolo svolto dai genitori delle bambine in questo gioco di controllo: per quanto possano essere mossi da buone intenzioni, la loro eccessiva apprensione, mista alla paura della bambina, porta Elsa a crescere con la convinzione che i suoi poteri siano un pericolo. All’inizio vediamo come la bambina riesca a controllarli alla perfezione e gestirne l’intensità senza problemi. L’incidente è appunto tale, lei non ha alcuna colpa, sono bambine, la sorellina esagera, lei inciampa, tutto è un insieme di eventi fortuiti. Ma questo scatena in lei la paura di ferire le persone che più ama.

Questo film affronta un argomento molto complesso come è quello dei problemi legati alla regolazione emotiva, alle forme d’ansia e depressione, e lo fa in maniere semplice e leggera (http://psychpsico.blogspot.it/).

 

La forza di Elsa e Anna

Non è solo questo elemento del tratto psicologico che viene conferito al personaggio di Elsa, la sua decisione di isolarsi denota anche una certa presa di coscienza del suo potere, quando finalmente si allontana da tutti, può essere libera, essere se stessa, dare libero sfogo ai suoi poteri, alle sue emozioni. Può cercare di capire quello di cui è capace, sfruttarlo in maniera positiva senza creare danni e senza ferire nessuno.

È grazie all’amore fraterno che Elsa finalmente riesce a capire come essere veramente libera; comprende come può gestire nuovamente i suoi poteri regalando addirittura gioia e divertimento agli abitanti del regno.

Elsa è una regina sola, non ha bisogno di un principe per regnare, per avere un trono. Vediamo come, subito dopo l’incoronazione, la sua saggezza come regnante sia matura e sviluppata.

Il film per questi motivi può essere analizzato attraverso il filtro degli studi di gender.

“Finalmente la Disney ci regala una principessa sola ed emancipata” si è detto  “finalmente l’affermarsi di un autonomia forte” e ancora “l’amore fraterno vince su un altro tipo d’amore che per troppo tempo l’ha fatta da padrone in prodotti di questo genere”.

Effettivamente il film prende, mostra, alcuni cambiamenti sociali che sono in atto ormai da anni. Il percorso è stato graduale, non sono queste le prime figure della Disney che portano dentro di loro una sorta di autonomia e emancipazione. Con queste due principesse abbiamo però un compimento quasi totale dell’inversione di tendenza: entrambe sono forti e sanno cosa vogliono ottenere dalla vita.

Quando Elsa fugge, in preda alla paura dei suoi poteri che stanno prendendo il sopravvento, Anna fa sellare il proprio cavallo e si avventura da sola nella la foresta, incurante di eventuali pericoli che potrebbero occorrerle, per cercare di aiutare Elsa. È una donna forte e sa che riuscirà a cavarsela, sa di avere la stoffa per farcela. Ad un certo punto del percorso incontrerà Kristoff, sarà lui ad accompagnarla, questa figura maschile funge solo da guida. Nei momenti di vero pericolo infatti sarà Ana a salvare la situazione. Un esempio è quando i due vengono inseguiti da un branco di lupi: Kristoff prova a fare il cavaliere senza paura, ma sarà merito di Anna se tutto finirà per il meglio. Sarà lei a scacciare un lupo e salvare Kristoff lanciando una coperta incendiata sul branco di animali.

Un altro momento che denota questa caratteristica della principessa Anna sarà quando, inseguiti dal mostro creato da Elsa, saranno costretti a calarsi da una parete rocciosa molto alta. Nell’estremo pericolo, quando i due sono nelle mani del mostro, legati alla corda che stavano usando per scendere dallo strapiombo, Anna prenderà in mano la situazione e con un coltello taglierà – letteralmente – la corda.

L’originalità di questa storia e di questi personaggi risiede anche, dunque, nel ruolo che hanno le figure maschili. Anna cerca il vero amore e collega a questo il concetto di felicità; si accorge però, a suo discapito, che il principe a cui subito concederà il suo cuore non è veramente quello che crede che sia. Le intenzioni del principe sono solo quelle di ottenere il trono e Anna imparerà così a rivalutare il concetto di fiducia. L’amore lo troverà lentamente, conoscendo sempre meglio Kristoff e creando con lui un legame sempre più forte. Con lui il rapporto non è sbilanciato, lui non è un principe, non è ricco e, come abbiamo visto, nelle situazioni di pericolo non è lui a risolvere i problemi.

Nonostante Anna sembri ingenua e debole cresceranno in lei consapevolezza e forza, diventerà matura e riuscirà a salvare la sorella, a farle capire e accettare il suo potere e la sua diversità. Grazie a questo amore fraterno anche Elsa crescerà emotivamente. Nel tenere nascoste le sue capacità i genitori l’avevano resa insicura e timorosa. Non riusciva a vedere le sue doti come un dono, ma come una maledizione che poteva arrecare solo danno alle persone che amava.

 

Let it Go e i suoi simboli

Il primo momento in cui Elsa accetta i suoi poteri lo vediamo nel bellissimo pezzo accompagnato dalla canzone “Let it go”: scritta da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez e vincitrice della seconda statuetta del film per Miglior Canzone.

Grazie alla potenza di questo pezzo l’album dela colonna sonora è rimasto per settimane nelle prime posizioni di tutto il mondo, con 2500000 copie è il disco più venduto del 2014.

La forza di questa canzone è la potenza liberatoria che trasmette; le bellissime immagini che accompagnano il tutto sono caratterizzate da un climax in crescendo di emozioni. Elsa lentamente scopre – anzi sarebbe meglio dire riscopre – quelli che sono i suoi poteri, Elsa realizza che non c’è niente di cui aver paura, le persone hanno scoperto il suo segreto e lei non ha più niente da nascondere; può vivere nella sua solitudine ma non c’è più nessuno a cui rischiare di arrecare dolore. Rimpiange quegli anni passati a nascondersi e prende atto del suo essere speciale. Il cambiamento è notevole in tutti i sensi, gli ideatori sono riusciti a rendere questo momento del cartone indimenticabile e speciale. Grazie alle musiche, grazie al testo della canzone e soprattutto ad alcuni gesti fortissimi in cui Elsa riesce ad esorcizzare tutte le sue paure. Questi gesti sono tutti importanti simbolicamente perché ognuno di essi è collegato con una parte della storia, con una parte di questa costrizione in cui era cresciuta.

Vediamoli singolarmente:

I guanti

Quando, crescendo, i poteri di Elsa si fanno più forti il padre decide di regalarle dei guanti. Vengono così coperte mani con cui riesce a dare vita a quella magia; i guanti sono come un tappo che viene messo alla libertà e alla possibilità di gestione il ghiaccio.

Elsa ha quasi paura di togliere quei guanti perché sa che, non appena verranno tolti, il suo potere sarà visto da tutti, che qualunque cosa entrerà in contatto con le sue mani verrà trasformato in ghiaccio, sa che, a causa di quei sentimenti di paura che si impadroniranno  della sua mente, non riuscirà a controllare il suo potere.

Vediamo come nel momento dell’incoronazione la principessa dovrà tenere tra le mani nude i simboli della proclamazione. Sarà il sacerdote, responsabile della cerimonia, a farle notare che ha indosso i guanti e far sì che li debba togliere. Lei ha paura di farlo e nonostante si sia allenata per riuscire a non essere scoperta sarà molto difficile far andare tutto per il meglio. In questo caso fortunatamente non accadrà niente, sarà in seguito che la situazione si farà drammatica con una scena sempre in relazione alle mani/guanti: Anna, nel tentativo di trattenere la sorella per discutere, le toglierà un guanto, Elsa, spaventata, si sentirà vulnerabile e così i suoi poteri prenderanno il sopravvento.

Durante la canzone quindi, il primo gesto liberatorio che Elsa farà sarà togliersi e scagliare lontano quell’unico guanto rimasto. Simbolo di costrizione e limite alla sua forza che faceva crescere in lei i poteri senza poterli gestire.

I guanti torneranno anche in seguito: quando Elsa verrà imprigionata le sue mani saranno coperte con dei guanti di ferro che avvolgono in maniera costrittiva le mani. Queste catene aumentano la paura nella regina che, con i poteri ormai fuori controllo, aggrava sempre di più la tormenta che si è scatenata nel regno.

Il mantello

Un’altra cosa di cui si libera Elsa è il mantello, lo lascerà volare nel vento, via, lontano. La Regina non ha bisogno di protezione dalla neve, la tormenta è lei stessa e quel mantello è solo un altro simbolo di paura e costrizione.

Il mantello è la prima cosa che chiede Anna quando parte alla ricerca della sorella: tutto il regno è innevato, c’è la tormenta e lei ha bisogno di quello per proteggersi dal freddo. Nel momento in cui perderà il mantello, infatti rischierà il congelamento; dovrà subito cercare un altro modo per ripararsi o un posto dove trovare un altro mantello che la possa proteggere dalla neve.

Anna, al contrario di Elsa, non può vivere in mezzo a quel freddo, non è il suo, non le appartiene.

The snowman

Il pupazzo di neve è un altro simbolo molto importante per il processo di liberazione di Elsa, tanto rilevante da diventare in seguito un personaggio a tutti gli effetti.

Le sorelle durante i primi anni, quando i poteri di Elsa erano una magia da usare per il divertimento, giocavano sempre con la neve e il ghiaccio. Elsa era solita costruire un pupazzo di neve chiamato Olaf che tanto piaceva ad Anna, a tal punto da diventare il principale divertimento e protagonista dei giochi condivisi tra le sorelle. L’immagine di questo pupazzo rimane impressa nei ricordi di Anna nonostante la maggior parte di essi siano stati rimossi dopo l’incidente. Dopo la chiusura delle porte del castello infatti Anna andrà spesso a bussare alla porta di Elsa; la bellissima canzone che accompagna questi momenti sarà Do You Want To Build A Snowman dove la piccola Anna domanda a Elsa di costruire ancora una volta, insieme, quel pupazzo di neve che tanto l’aveva segnata.

Uno dei gesti liberatori che eseguirà Elsa nella sua Let it go sarà appunto quello di ricreare Olaf, il pupazzo di neve, simbolo di divertimento e di gioia legati alla sua infanzia e gesto che per tanto tempo le era stato impedito di fare.

La porta

Abbiamo visto come un altro simbolo della costrizione per Elsa furono le porte chiuse. Decisione presa dai genitori delle bambine che avevano, come avevamo precedentemente detto, oscurato tutte finestre e sbarrato tutte le porte del castello. Elsa, abituata a dormire in compagnia di Anna, si era ritrovata così in una camera buia e vuota, con la porta sempre chiusa.

Il motivo della porta tornerà spesso come simbolo: nella canzone Do You Want To Build A Snowman, che accompagna la crescita delle due sorelle, Anna inizierà ogni strofa bussando alla porta della sorella, chiedendole di togliere quel limite tra di loro.

Quando arriva il giorno dell’incoronazione la gioia di Anna è legata al fatto che finalmente le porte del castello saranno aperte. Quel limite le aveva impedito di conoscere altre persone; l’aveva obbligata a vivere la stessa solitudine di Elsa. Mentre Anna è felice di vedere quelle porte aprirsi, Elsa sente crescere in lei la paura di quel momento.

Un’altra sequenza in cui torna il motivo della porta sarà nell’incontro tra Anna ed il principe Hans: i due canteranno una canzone Love Is An Open Door. Anna spiega come, per tutta la sua vita, le siano state chiuse delle porte in faccia e ora finalmente capisce che forse l’amore è una “porta aperta”.

Torniamo così alla la canzone Let It Go, al momento di liberazione e presa di coscienza, Elsa canta “Turn away and slam the door!”.

Nel castello che costruirà con la sua magia notiamo la quasi assenza di porte; quando per esempio Anna andrà a trovarla il portone di ingresso si aprirà da solo, finalmente non ci sono limiti, non ci sono più barriere. La canzone che consegue all’incontro tra le sorelle First Time Forever, Reprise, inizierà proprio con la metafora della porta, Anna chiede a Elsa di non allontanarla ancora, di non chiudere quella porta: “Please don’t shut me out again, Please don’t slam the door”.

La corona

Il seguente passo di questo rito di liberazione effettuato da Elsa sarà lanciare via la sua corona: quella sera era stata incoronata regina del regno di Arendelle, che le spettava per diritto di nascita, che non sentiva suo; quella corona simboleggiava tutte le persone che poco prima l’avevano additata come strega, che avevano paura dei suoi poteri, che erano spaventati da lei, dalla loro regina.

 

Elsa sente suo un altro regno, quello del ghiaccio, quello del castello che le sue capacità le hanno appena permesso di costruire. È così come gesto di estrema liberazione scaglia via quella corona, libera i suoi capelli, si libera di quell’abito scuro e costretto e finalmente, vestita di magia e libertà, può guardarsi intorno e affermare con fierezza: “The cold never bothered me anyway”.

 

Cristina Aresu

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