Bamboozled: il genio di Spike tra satira e televisione.

Attraverso le prime scene, immagini, già si capisce qual’è il tema del film, di che genere; e ancora una volta Spike punta il dito, sempre verso la società, ma non in generale, verso lo spettatore televisivo, cinematografico, radiofonico. Delacroix, guardando in macchina, quindi rivolgendosi allo spettatore, lo dice chiaramente: lo spettatore, molto diverso a quello di vent’anni fa quando internet non era diventato così pregnante nella vita di tutti noi, ha smesso di guardare la televisione per entrare nel mondo dell’interattività; l’audience diminuisce, la persone abbandonano il piccolo schermo.

Interessante porre un giusto sguardo, anzi direi meglio orecchio, fare attenzione al soundtrack di apertura e a come prosegue in sottofondo in alcuni passaggi: Misrepresented People di Stevie Wonder, in cui in questo caso, i Misrepresented, ossia non rappresentati, non sono solo il popolo, la società, ma qui gli autori televisivi. Stevie Wonder non è la prima volta che collabora con Spike per le colonne sonore dei sui film e, come in questo caso, è sempre riuscito a rappresentare al meglio, attraverso la base musicale e successivamente con le parole, lo stato d’animo, l’aria, le sensazioni che il film doveva e voleva trasmettere. La critica che duramente si fa in questo film è giusta ed è vera, perché per l’ennesima volta Spike è stato criticato, non compreso, e forse anche sapendo di questo futuro risvolto negativo, egli ha voluto chiaramente puntare il dito, verso un sistema sociale, economico, politico sbagliato, mettendo anche esplicitamente in evidenza che Delacroix, il personaggio principale, è Spike Lee, è il regista stesso, con la sua filosofia.

Delacroix è un autore televisivo e la crisi dello share, dell’audience, la si può sconfiggere portando nuove idee, nuove perché la TV sta cambiando e c’è bisogno di soggetti divertenti, originali, nuovi, che facciano anche discutere la gente. E cosa c’è di meglio di uno show offensivo e razzista, attraverso il quale Delacroix possa dimostrare il suo punto di vista? Delacroix sfrutta la posizione solita della rete riguardo la realtà afroamericana: i neri sono rappresentati come buffoni, perché è così che la società americana li ha sempre visti sin dalla notte dei tempi. E proprio dalla notte dei tempi, cinematografici in questo caso, Delacroix prende spunto, ossia dai minstrel, una forma di intrattenimento breve, tipica dei primi anni del 900, con protagonisti bianchi in blackface (i neri non potevano avere parti centrali ma solo marginali, come è possibile vedere per esempio in film come Nascita di una nazione o la per il personaggio della mammy in Via col Vento). I ruoli dei blackface sono sempre marginali a causa della visione stereotipata che si aveva del nero, quindi i primi casi di spettacoli sono estremamente razzisti e si tende a scimmiottare il nero. L’idea gli viene guardando lo show Amos’n Andy, interpretato da due attori bianchi. Delacroix riadatta il tutto per mezzo della satira, di cui subito, all’inizio del film, Delacroix, senza ancora mostrarsi, ci da la definizione: Satire. 1a. A literary work in which human vice or folly is ridiculed or attacked scornfully. B. The branch of literature that composes such work. 2. Irony, derision or caustic with used to attack or expose folly, vice or stupidity.

Ridicolizzare, questa è la parola chiave ed è questo che permetterà nuovamente l’alzamento dello share attraverso Mantan’s New Millennium Minstrel Show, uno show che vuole mettere in risalto le differenze razziali. I minstrel show, da cui il programma prende spunto, nascono intorno al 1840 ed era uno spettacolo di varietà, prima ancora di entrare nell’universo cinematografico. Il nome del personaggio principale, Mantan è preso da un uomo afroamericano realmente esistito, Mantan Moreland, attore e commediante popolare del 1930-40, ha lavorato in film noti come The Green Pastures (1936), Cabin in the Sky (1943), e tra gli ultimi della sua carriera Watermelon Man (1970) di Melvin Van Peebles.

Il genio di Spike Lee si serve perciò di un vecchio genere di intrattenimento, che ha fatto il suo sviluppo, il suo percorso, da un genere razzista al suo uso da parte della comunità afroamericana stessa, soggetto di scherno per ridicolizzare gli stereotipi. Tutto ciò è giustificato attraverso l’esempio di Martin Luther King al quale non piaceva vedere la sua gente che veniva picchiata al telegiornale della sera. Tuttavia l’America bianca doveva vedere i pestaggi per obbligare il paese al cambiamento e proprio come allora a livello storico, qui a livello televisivo, di intrattenimento (e non solo finzione come si vuole pensare e definire il cinema), bisogna vedere quel tipo di show per la stessa ragione.

 

Il Mantan’s New Millennium Minstrel Show: protagonisti neri con la faccia ancora più nera, presenza delle piantagioni, del melone, tutti elementi che creano ovviamente indignazione e stanno a denuncia del fatto che la comunità, oggi come allora, non si rappresenta positivamente e non si fa giustizia, ma continua a fare ciò che fa più comodo. In questo film ci si serve di tutto ciò per aumentare l’audience, attraverso il modo sbagliato, strumentalizzando come avviene in Halleluja (film del 1929 di King Vidor, primo a “rappresentare la vita” dei neri in America, utilizzando lo stereotipo nero=musica, musicalità), o i film The Littlest Colonel, The Littlest Rebel e In Old Kentucky con Shirley Temple, accompagnata da Bill Bojangles Robinson, in cui questi personaggi, e le persone anche, all’inizio del cinematografo, non sapevano chi erano e alla fine di tutto non conoscevano se stessi, la propria identità perché continuamente venivano strumentalizzati e stereotipati. Voglio chiudere con una citazione che mi pare perfetta: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”, mi piace terminare così questo articolo perché ovviamente con me si va a parare sempre su questo punto, all’inizio ho scritto “non farò un discorso razziale o di oppressione sociale”, ma per me è inevitabile. La citazione proviene dalla bocca di Malcolm X e racchiude il senso e il messaggio del film; Delacroix aveva intenzione di fare uno spettacolo che, a causa del suo possibile flop, lo avrebbe portato al licenziamento. Al contrario, dal momento che la società non è ancora pronta e ancora non si è risvegliata (ricordo che anche il pubblico è blackface), lo show ottiene un grande successo.

Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.