Trash

L’ultimo film di Stephen Daldry è uno dei gioellini presentati alla mostra del cinema di Roma. Un film perfettamente confezionato, che a tratti ricorda The Millionaire di Danny Boyle, che racconta la storia di tre ragazzini (gli interpreti sono straordinari) che saranno il motore scatenante della caduta di Santos, un leader politico brasiliano. Il film mescola il gusto del poliziesco con i colori del film di denuncia, associando uno stile vicino al documentario con le immagini dei ragazzi che guardano in macchina (giustificate verso la fine del film diegeticamente), cercando di rendere il tutto il più commuovente commuovente possibile attraverso il punto di vista dei ragazzi. Il pubblico, chiaramente soddisfatto,  fa esplodere i più lunghi applausi del festival duranti i titoli di coda della premiere. Il film presenta un trance de vie, uno spaccato, del mondo contemporaneo, quello delle favelas, conosciute, ma spesso celate dai media internazionali con metodi poco convenzionali per il genere creando un film che potrebbe essere elevato a canone stilistico per film che trattano argomenti similari. Il punto di vista dei giovani ragazzi non ha un surrogato stilistico quali potrebbero essere inquadrature dal basso oppure l’uso di soggettive. Questo fattore contribuisce allo sviluppo di un sentimento compassionevole nei confronti dei protagonisti, ma allo stesso tempo ci permette di seguire la vicenda in modo quasi oggettivo evitandoci di scivolare in una considerazione favolistica della storia che, comunque, presenta un finale eccessivamente ottimistico. La narrazione classica lascia quindi spazio a immagini a stampo documentaristico, la doppia lingua (mi riferisco in questo caso al portoghese e inglese) si intrecciano per contribuire anche così alla verosomiglianza, ricordando il gusto del cinema verité, mostrandoci anche quanto la barriera linguistica possa essere facilmente scavalcata permettendo così ai volontari americani di essere effettivamente d’aiuto. Questa posizione dell’uomo occidentale nei confronti del “terzo mondo” rappresenta il sentimento collettivo protestante, rafforzando sia i valori della borghesia inglese che di quella americana. Il film di Daldry accresce e rafforza anche altri due importantissimi elementi in ambito sociologico anglicano: il ruolo della chiesa e il ruolo della donna (e della maternità). Partiamo da quest’ultimo. L’unica donna al centro della narrazione, l’unica donna bianca, l’unica giovane effettivamente fertile è rappresentata dalla giovane insegnante di inglese, Olivia, interpretata da Rooney Mara. Questa aiuta i ragazzi nella loro “missione” e contemporaneamente li difende più volte (dalla polizia, dal prete). Questo perchè si sviluppa nella donna un sentimento quasi materno nei confronti dei ragazzi, che si fonde con la figura del prete. Ciò rispecchia un importante evento del 1992, le donne, per la chiesa anglicana, possono diventare sacerdoti. Questa è una importante conquista per il genere femminile che acquista un potere di rappresentanza mai avuto nella religione, in particolare in quella cristiana. Inoltre la notizia del 14 luglio scorso sembra essere proprio complementare a questa visione egualitaria della donna: la chiesa anglicana ha approvato con la maggioranza dei voti la riforma per cui le donne possono diventare vescovi e quindi essere a capo della diocesi. Avvenimento importante, espresso nel film dal posto privilegiato che occupa il personaggio di Rooney Mara accanto a Martin Sheen. Come in altri film di questo festival vorrei far notare come i media e le nuove tecnologie acquistino un valore notevole. La guerra contro la corruzione parte dai giovani ragazzi che hanno un forte senso di giustizia, perpetuano infatti nella loro “caccia al tesoro” perché è la cosa “giusta” da fare, ma potrà avere la portata che si merita solo dopo che il filmato sarà stato condiviso su internet diventando subito un video di tendenza. Le nuove teconologie non hanno qui una funzione di accrescimento personale come potevamo vedere su Still Alice, non sono nemmeno un organo rappresentante le nuove streghe di Salem come in Gone Girl, ma hanno la vera e propria funzione per cui sono nati, una funzione divulgativa, dove l’informazione viene condivisa tra miliardi di utenti.

 

Gabriela Primicerio

© Riproduzione Riservata

Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.