“Orange is the New Black” is the new black

Screenshot 2014-09-27 17.31.35

Possiamo dire senza indugi che al momento Orange is the New Black è considerato il programma più popolare della casa di produzione Netflix. Jenji Kohan non è nuova a questo genere di comedia-drama; il suo nome ci riporta subito alla mente il suo Weeds una serie scomoda, divertente e brillante.

Questo nuovo progetto è stato ispirato dalle memorie di Piper Kerman Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison, sulla sua esperienza di 15 mesi in una prigione federale femminile per aver trasportato una valigia piena di soldi ricavati dallo spaccio di droga dell’allora fidanzata Alex Vause (interpretata nella serie da Laura Prepon), immischiata in un traffico internazionale di droga.

Dopo una prima stagione sorprendente che ha ottenuto subito dei primi ottimi risultati di pubblico e critica è arrivata, nel 2014, la seconda stagione che è riuscita a confermare tutte le aspettative dei fan e della produzione. È infatti in questo 2014 che la serie ha portato a casa alcuni tra i premi più ambiti, dalle 7 nomination agli “Emmys Awards” ai risultati dei “Critics’ Choice Television Awards 2014” dove, tra gli altri, ha vinto il premio come “Migliore serie TV commedia”.

Jodie FosterTra le nomination per gli Emmy risalta quella ottenuta da Jodie Foster per la direzione del terzo episodio della prima stagione: Lesbian request denied. Un capitolo che sintetizza a pieno quali sono le linee della serie, come dice la regista stessa:

“(…) come regista, faccio dramedia (drama+comedia). Non è quello che sono come attrice. Il genere richiede abilità specifiche (…) i personaggi di Orange is the new black hanno tutti un viaggio spirituale che è molto complesso. Sono tutte anime che cambiano attraverso le altre.”

L’episodio è incentrato sul personaggio di Sophia Buset, una transessuale afroamericana interpretata da Laverne Cox, (prima attrice transessuale a essere candidata a un premio Emmy per l’interpretazione di un ruolo femminile). Tramite dei flashback, tipico espediente narrativo ormai preso a esempio da tante serie, vediamo come si sviluppa la evoluzione di Sophia da uomo a donna e le difficoltà che questo cambiamento portò nella sua vita. Per realizzare questo episodio si decise di includere nel cast il fratello gemello dell’attrice, M. Lamar, che interpretò la parte di Sophia nella fase di transizione. In questo episodio possiamo anche notare una prevedibile e aspettata, citazione (nel mondo cinematografico ormai si sprecano) al classico del 1932 Freaks, troviamo infatti Nicky e Morello cantare a Piper “One of us, one of us! Gooble Gobble!”. Ma questo non è stato l’unico episodio diretto da Jodie Foster per la serie, nella seconda stagione, infatti, la regista è stata richiamata per la direzione del primo episodio, che andremo a vedere nello specifico, Thirsty Bird.

 Screenshot 2015-06-24 22.44.48

Thirsty Bird (2×01)

La congiunzione tra le due serie è ben riuscita sia da un punto di vista di aspettative che narrativo ed estetico. All’inizio di questo capitolo ci ritroviamo nella cella di isolamento dove la protagonista, Piper Chapman (interpretata da Taylor Schilling), ha appena trascorso un mese intero. I tuorli delle uova che le sono state date, tra le altre cose, come pasto sono servite come tinte per fare un opera d’arte, a suo parere, sulla parete. La chiama Thirsty Bird, “non è ancora finito” dice ed effettivamente possiamo notare come quel giallo sulla parete sia l’unica nota di colore della scena.

Gli agenti conduco la detenuta fuori dalla cella, lei continua a domandare dove la stiano portando, se finalmente è finito il suo periodo di isolamento ma non le viene concessa alcuna risposta. Siamo immersi nel dubbio tanto quanto lei, non capiamo cosa stia succedendo e soprattutto cosa succederà, la sensazione è quasi quella di esserci persi qualcosa. Le facce non sono quelle che eravamo abituati a vedere, gli ambienti tanto meno. La protagonista affronterà un viaggio in autobus, un viaggio in aereo e nuovamente in autobus fino ad arrivare al carcere di massima sicurezza di Chicago. Sempre più sicura di essere stata trasferita lì per aver ucciso Pennsatucky, scoprirà di trovarvisi per il processo di Kubra Balik, il malavitoso boss per cui Alex lavorava. E sarà proprio Alex, incontrati lì con gran sorpresa (non solo per il personaggio di Piper ma anche per il pubblico) a comunicarglielo.

Screenshot 2015-06-24 22.48.52

Hanno entrambe le divise arancioni, anzi, tutti hanno la divisa arancione lì i colori caldi sono l’arancione delle divise, le luci dell’autobus, alcuni particolari nelle pareti come i cartelli rossi a scendere fino al giallo dell’opera d’arte al muro della cella di isolamento e alcuni particolari nel grigiore generale. In tribunale tutto cambia e il legno la fa da padrone, lo sfondo è totalmente marrone, tutto risulta più chiaro, le persone lì presenti sono ben vestite e curate, tutti uomini in completi lucidi e puliti, tutti tranne Piper che campeggia nel banco dei testimoni con il suo splendente arancione paradossalmente diventato freddo in questa location così accogliente.

Il marrone della giustizia si trova opposto alla menzogna di Piper, che sotto giuramento afferma di non ricordare l’accusato, nonostante prima, nella conversazione tra la protagonista e il suo avvocato (padre di Larry) ha affermato ripetutamente di conoscerlo. Per la seconda volta va contro la legge e mente, mente come le è stato insegnato dalla sua famiglia, come ha appreso dalle esperienze di vita. La sincerità non è mai stata ripagata e la retta via si è lentamente trasformata in una grande menzogna.

Come la prima stagione ci aveva abituato siamo portati dal climax dei flashback a farci un idea di come potrebbe andare la puntata. Inizialmente vediamo la Piper bambina che crede di fare la cosa giusta, nonostante il non saltare dal pulmino porterà a delle conseguenze di isolamento sociale, lei rimane ferma nelle sue convinzioni e rimane sull’autobus giallo della scuola.

Screenshot 2015-06-24 22.58.03Nel flashback seguente sta per andare a vedere un film vietato ai minori quando vede il padre tradire la madre, decide allora di dire tutto alla mamma che prende la decisione di punire la figlia per essere andata a vedere un film vietato. La piccola Piper è sempre più confusa, così chiede consigli alla nonna, non capisce il perché dire la verità abbia portato a quella conseguenza. L’anziana regala così alla nipote un consiglio che si instaurerà per sempre nella sua mente, mentire, omettere la verità, valutare i sentimenti degli altri e non dire il vero per non ferirli saranno da quel momento la sua sicurezza.

Nell’ultimo ricordo, all’apice del climax, vediamo come la menzogna è rivolta al padre. Piper mente riguardo dove si trova, mente sulla compagnia e su ciò che sta facendo, mente perché sa che in quel modo il padre non si preoccuperà di ciò che sta accadendo alla figlia. Ma quella menzogna ha avuto delle conseguenze, così come, con tutta probabilità, avrà conseguenze la menzogna detta sul banco dei testimoni.

Jenji ci ha insegnato nella lunga esperienza di Weeds che niente deve essere dato per scontato, ci ha abituati alle sorprese e ai colpi di scena. Questo succede in ogni puntata di questo nuovo lavoro, questo ci porta a dubitare di puntata in puntata del nostro intuito. Non possiamo correre a conclusioni affrettate guardando OiTNB perché, mentre le linee generali della narrazione possono risultare piatte e senza sostanza, i colori abituali e privi di arroganza narrativa, i particolari più banali risultano talvolta essenziali per la riuscita di ogni puntata e della serie in sé. E Jodie Foster ha la capacità di sottolineare questi aspetti peculiare della serie.

Se in questa prima puntata per esempio non avessimo prestato molta attenzione alla guardia della cella di isolamento che chiede ripetutamente alla detenuta se deve andare in bagno fino a sentenziare “ricordati che io te l’ho chiesto” non ci saremo potuti godere a pieno tutta l’odissea del viaggio e quello stimolo di andare in bagno che abbiamo sentito anche noi dopo qualche minuto.

oitnb shower

I bagni, le docce di OiTNB

Il bagno, la doccia, il gabinetto, sono un altro fattore molto importante in tutta la serie, la privazione della solitudine in quel momento così intimo di ognuno di noi è sottolineato continuamente nell’arco di tutta la serie. La puntata pilota I Wasn’t Ready inizia proprio così, con la scene parallele delle diverse esperienze della protagonista, da quando bambina viene lavata tra le braccia della madre a quando le braccia ad avvolgerla sono quelle di una donna, che scopriremo poi essere Alex, e poi di un uomo, il fidanzato Larry, per finire con la doccia nei bagni della prigione. Le immagini sono accompagnate dalla voce fuori campo della protagonista che sentenzia:

“Lavarmi mi è sempre piaciuto; adoro fare il bagno, adoro la doccia. Il bagno è il mio posto felice… era il mio posto felice.”

È questo è il perfetto inizio della serie, sono solo alcuni secondo ma ci proiettano subito nel contesto, nella narrazione, e siamo subito incuriositi da questo personaggio, e da come sia potuta finire in carcere una giovane piccola e bionda americana media.
Sono diverse anche le scene in cui vediamo i personaggi che tranquillamente utilizzano la toilette, nella puntata 2×01 non vediamo solo Piper che finalmente si libera della pipì, tenuta per quasi tutto il viaggio, nel bagno dell’aereo ma, una volta arrivata nella sua cella, vediamo come una delle detenute sia praticamente quasi sempre seduta sulla tazza. Quando Piper parla finalmente con Alex attraverso il cancello che separa le diverse ali del carcere, si lamenta quasi subito della sua compagna di cella e della quantità di volte che utilizza il servizio nell’arco della giornata; come fosse il suo trono.

Nessun limite al pudore, nessun problema di estetica, siamo in un carcere, siamo al totale annullamento dell’intimità e questo si deve vedere, deve essere reso il più chiaramente possibile dalle scene, senza mettere alcun tabù, senza farsi alcuno scrupolo. Dobbiamo provare, almeno visivamente e uditivamente quello che le carcerate possono provare (per quanto possa essere pretenzioso il tutto).

 

I libri in OiTNB

In questa serie sono tanti i riferimenti alla letteratura, non solo le citazioni a film, cartoni, opere e libri. Non sono solo le richiami verbali da copione a renderlo una peculiarità, ma è anche una questione estetica: tutti i personaggi, prima o poi, vengono inquadrati leggendo. Anche quelli che sembrano meno propensi a farlo saranno immortalati con un libro in mano. Sono tante anche le librerie presenti nelle varie location, non c’è solo quella della prigione, dove vengono girate tante scene e dove i personaggi, tumblr_inline_msbqroFDS51s603xrsoprattutto nella seconda serie, passano grano parte del tempo. Nei vari flashback per esempio vediamo chiaramente la casa di Alex con una grandissima libreria, dove, badandoci un poco possiamo riconoscere quasi tutti i volumi. Il personaggio di Alex viene spesso ripreso con un libro in mano, in molti momenti, sia nel carcere che fuori. Così come la protagonista Piper è spesso accompagnata da un libro, ricordiamo la scena (The Chickening episodio 1×05) dove va a sedersi nel giardino del carcere a prendersi una pausa lettura e avvista la gallina, oppure quando, tornata da Chicago, nell’episodio 2×03 Hugs Can Be Deceiving, rivendica le sue proprietà alle compagne di carcere, in particolar modo i libri.

tumblr_n6s47nPDtl1scnyx6o1_1280

Ma sono proprio tutti i personaggi che leggono, ed effettivamente si può essere portati a pensare: “che altro si può fare in quella situazione, in carcere, in quale altro modo passare il tempo se non leggendo?”; ma la risposta così scontata viene sfruttata a pieno dagli autori che decidono di rendere il gioco dei libri molto particolare e dettagliato per gli appassionati cacciatori di citazioni. Nella seconda stagione iniziano addirittura i finti libri come per esempio il libro intitolato Nun Shall Pass: The Sister Ingalls Story – Sister Jane Ingalls  che nella puntata 2×11 Take a Break from Your Values  viene letto dal prete ed scritto da uno dei personaggio, ovvero la suora Jane; nella puntata 2×09 40 OZ of Furlough viene riservato un primo piano a un libro: Blood & Sand di James Bolenbaugh, questo nome non appartiene a uno scrittore ma bensì a un assistente art director della serie. È questo un altro esempio di fake book.

Per rendersi conto di quanto questo particolare espediente sia sentito dai fan basti dare un occhiata al blog dedicato all’argomento: http://booksofoitnb.tumblr.com/. Dove si possono trovare tutti i titoli dei libri che compaiono nella serie e tutte le citazioni letterarie presenti.

 

La terza stagione di Orange is the New Black.

Dopo i libri che campeggiano dentro la serie si dovrebbe spendere qualche riga per parlare i quelli che parallelamente si sviluppano a lei. Ispirata, come abbiamo detto, dal libro biografico adi Piper Kerman, non poteva mancare in tutta risposta la pubblicazione delle memorie della vera Alex Vause (Catherine Wolters) che decide di farsi viva e raccontare il suo punto di vista.

Nell’attesa di questa terza stagione prevista per giugno 2015 i fan avranno dunque del materiale per sentire un po’ meno la mancanza di Orange is the New Black.

 

Cristina Aresu

© Riproduzione Riservata