Kahlil Gibran’s The Prophet

Come trasformare la poesia in cinema.

Kahlil Gibran’s The Prophet  è un film d’animazione ispirato alla raccolta di saggi filosofici scritti in poesia dell’autore libanese, uno dei libri più venduti di questo secolo negli Stati Uniti. Ma se non conoscevate questo capolavoro della letteratura moderna, non preoccupatevi, poco importa, questa è l’occasione giusta per conoscerlo.

Qualcuno continua a sostenere che la poesia è morta, ma oggi, dopo la visione di questo film d’animazione, sfiderei chiunque ad riaffermare questa menzogna.

Il film è l’emblema dell’arte, l’incrocio di tutte le arti, qualcosa che solo il cinema ci può regalare con una tale magia. Poesia, narrativa, pittura, animazione, musica, tutto si fonde in un bellissimo prodotto di colori ed emozioni.

Dopo 8 anni di vicissitudini legate a l’acquisizione dei diritti dell’opera il produttore esecutivo Steve Hanson riesce finalmente a dare il via a questo progetto memorabile. E dopo le iniziali idee di produzione è con l’ingresso di Salma Hayek-Pinault che il progetto ha cominciato a svilupparsi. L’attrice e cineasta, in parte libanese, continua a dimostrare di avere occhio e talento per progetti di questo calibro, non dimentichiamo lo splendido film Frida diretto dalla regista Julie Taymor e fortemente voluto dalla Hayek-Pinault, che non solo veste i panni dell’artista messicana ma anche tra i produttori del film.

Il prodotto finale è un bellissimo film d’animazione diretto da Roger Allers (Il Re Leone,  la Bella e la Bestia etc) e l’art director Bjarne Hansen hanno coinvolto  alcuni tra i più importanti animatori internazionali dei nostri tempi per  dirigere i frammenti poetici del  film. La parte narrativa che lega tra di loro i componimenti è affidata ad Allers. Questa parte narra la storia di un amicizia tra Mustafa, un poeta recluso in una casa in montagna accusato di essere un sovversivo, e la piccola Almitra, una bambina ribelle diventata muta dopo la morte la padre e figlia di Kamilla, la domestica di Mustafa.

Ma la sinossi del film non è così importante come la divisione dei frammenti poetici, sviluppati come declamazioni del poeta e canzoni, e rappresentata come dei bellissimi viaggi di musica e parole, con stili diversi, musiche diverse, colori e ambientazioni, ognuna ha il tocco inconfondibile del suo regista e ognuna coinvolge in un turbinio di emozioni provocate da questo continuo stimolo sensoriale.

 

Le poesie dei frammenti sono 8 affidate in ordine a:

Tomm Moore: On Love (sull’amore);

Michal Socha: On freedom (sulla libertà);

Joanm Sfar, On Marriage (sul matrimonio);

Bill Plympton On Eating Drinking (sul mangiare e bere);

Mohammed Saeed Harib  On Good e Evil (sul bene e il male);

Paul e Gaetan Brizzi  On Death (sulla morte).

 

Cristina Aresu

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