Genovesi presenta Soap Opera

Qualcuno in conferenza stampa ha azzardato un paragone con Wes Anderson, qualcuno ha tessuto le lodi per quella che è l’ennesima commedia all’italiana che cerca disperatamente di prendere spessore estetico in maniera spicciola e superficiale.

E qualcosa di Anderson c’era, le stesse inquadrature e simmetrie che sono state gentilmente prese in prestito dal regista Genovesi, senza però avere una padronanza reale della macchina da presa e del significato estetico che quelle stesse inquadrature hanno nei film del famoso regista statunitense. E se a Venezia 71 ha vinto un film dove lo stile “era tutto”, mi riferisco al capolavoro A Pidgeon Sat on a Branch Reflecting on Excistence di Roy Andersson, Genovesi dimentica di dare un senso narrativo seppur minimo come nel caso di Andersson, a questo film pieno di cliché e di momenti morti.
Il film non ci è piaciuto, almeno a noi di Rearwindows, era quello che ci aspettavamo e le nostre aspettative sono state tristemente confermate.

Una commedia all’italiana come dicevo prima, e il film è esattamente questo, quello che piace all’italiano medio, battute spicciole, sesso a profusione, seppur filtrato da un minimo di decenza rappresentativa. L’omofobia di base regala sempre sorrisi al nostro pubblico, ma qualcuno si difenderà: “questi s’arrabbiano sempre!” e la risposta potrebbe essere molto semplice e diretta: “in fondo, avete trovato un modo gentile e discreto per chiamarci finocchi!”.

Ma passiamo oltre, la pellicola si apre con una simpatica scena di sesso tra De Luigi e la (sempre bellissima) Caterina Guzzanti,  niente di volgare ne di offensivo, ma si capisce subito quale sarà la piega che prenderà tutta la narrazione. I luoghi comuni son sprecati, ogni cosa è prevedibile e scontata, nessuna sorpresa, niente di niente, una piattezza disarmante, a tratti noioso. L’apoteosi la si raggiunge, però, in una delle scene conclusive che vede il bacio (sempre ovvite e scontato) tra De Luigi e la Capotondi: quando i due finalmente si avvicinano, il sistema antincendio fa partire lo schizzo d’acqua dall’alto, per rendere più “romantica” una scena la cui attesa si dilata a più non posso. Ma non vogliamo giudicare nessuno qui, la nostra è solo un opinione personale, e personalmente, preferisco ridere in maniera intelligente.

Ma la commediola per Natale, siamo riusciti a sfornarla anche quest’anno, seppur le tette facili non piacciano pur a nessuno, e quindi il tentativo di perbenismo la fa da padrone.

 

Cristina Aresu e Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.