Eden – Un effimero paradiso musicale

Andare a vedere un film alle 9 di mattina non è mai facile, anche i più appassionati possono rischiare di addormentarsi. Ma quando inizia un film così bastano anche solo i titoli di testa e le prime note delle musiche per svegliarti e attivare gli occhi e il cervello in un continuo stimolo generale.

La regista francese Mia Hansen-Løve alla suo terzo lavoro decide di raccontare questa volta la storia di un intera generazione. Chi è stato giovane negli anni ‘90 e chi in questa prima decade del nuovo millennio può sentir raccontare la propria storia.

Scritto a 4 mani con il fratello e dj Sven Hansen-Løve Eden racconta la storia di un giovane che decide di fare il DJ in una Francia dove la musica Garage (elettronica) è in piena crescita.

Le ambientazioni sono varie e spettacolari nella loro semplicità, basti pensare a la prima scena, dove la festa si svolge dentro un sottomarino ancorato vicino a una foresta. Ma la regista non sceglie di rendere tutto patinato e finto ma al contrario, rende tutto semplice e reale.

Alla conferenza stampa la regista ha affermato:”Girando con mio fratello ho incamerato tanti ricordi che poi ho deciso di raccontare” ed è evidente che chi  racconta ha vissuto davvero quelle feste, quell’ambiente, quelle persone e sensazioni.

I protagonisti, a detta della regista, non sono attori molto conosciuti, tutti giovani e semplici, non voleva facce troppo note o patinate, mentre per gli attori secondari è stato il contrario, sono stati scelti personaggi più famosi per fare le piccole parti o cantanti reali che hanno impersonato loro stessi. Così come la scelta di raccontare la storia di un DJ che in fondo non ha ottenuto un successo internazionale. Un esempio è la parte che è stata riservata alla storia dei Daft Punk, al giorno d’oggi forse uno dei nomi più noti di quell’ambiente, lasciati su uno sfondo quasi invisibile. Questa scelta ha dato coerenza con la trama sia esteticamente che narrativamente; i personaggi non sembrano finti, così come le dinamiche che si sviluppano tra essi, tutto è plausibile, anche se, forse, chi non ha vissuto questi tempi potrebbe vedere alcune cose come surreali (ma fidatevi! Non lo sono!).

Cristina Aresu

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