Cinema come esperienza di vita

CinemadaMare è il festival itinerante più grande al mondo ed è unico ed internazionale. Ogni anno porta in giro per l’Italia centinaia di ragazzi che per mesi “masticano” solo cinema.  Nella sua grandezza anche chi non si è mai cimentato con la settima arte, riesce a trovare un proprio posto.

L’estate è il periodo in cui si creano i migliori ricordi, quelli che ci porteremo dietro per sempre e a cui ripenseremo sfoggiando il nostro sorriso più autentico. CinemadaMare è quel luogo e quella condizione mentale in cui questi ricordi vengono plasmati. Il Festival ha natura itinerante e nasce da un’idea di Franco Rina: un grosso pullman di due piani porta in giro per tutta Italia i “guys” provenienti da ogni parte del mondo che da giugno a settembre sostano nelle regioni italiane creando ad ogni tappa una grande quantità di cortometraggi. L’idea base è quella di riunire giovani talenti appassionati o praticanti di cinema, studenti e non che, divisi in gruppi, lavorano per dar voce alle loro storie rendendole  immagini. Durante il viaggio vengono affiancati da professionisti del settore che li guidano in workshop e lezioni di cinema. I ragazzi hanno anche modo di conoscere i più grandi esponenti del mondo del cinema, solo per citarne alcuni possiamo fare i nomi di ospiti del calibro di Wim Wenders, Giuseppe Tornatore, Ken Loach, Margarethe Von Trotta e molti altri.

Il Festival ospita al suo interno due competizioni: la Main Competition e la Weekly Competition. Per quest’ultima ad ogni tappa i ragazzi devono ideare, scrivere, girare e montare cortometraggi. Nell’ultima sera della singola tappa vengono proiettati i corti e viene eletto il vincitore della settimana.

Alla Main competition partecipano film girati durante tutto l’anno. Tutti i lavori vengono proiettati durante varie tappe e in una delle ultime serate viene poi decretato il vincitore. Quest’anno il festival alla sua Dodicesima edizione, ha raggiunto cifre record:

– 224 filmaker provenienti da 56 nazioni diverse;

– 75 giorni di durata del festival;

– 10 tappe del tour per 6 regioni coinvolte (Lazio, Basilicata, Marche, Liguria, Toscana, Veneto);

– 280 cortometraggi girati complessivamente.

In entrambe le competizioni i premi come Miglior film vengono assegnati dalla giuria popolare e i premi tecnici invece da una giuria esperta e sono: il premio come Miglior regia, Attore, Sceneggiatura, Montaggio, Colonna sonora etc.

 

Un’ esperienza “singolare”

 

Ciò che mi ha spinto a scrivere del Festival, a parte le cifre da capogiro, è la piccola esperienza che ho avuto la fortuna di poter condividere con uno dei gruppi che ho visto all’opera in una delle tappe. A metà agosto il pullman, dopo aver girato in lungo e in largo per tutta Italia, passando per Santa Marinella, San Benedetto del Tronto, Guardia Perticara etc, approda a Nova Siri in Basilicata. In questo piccolo paese della costa jonica mi imbatto in dei ragazzi alla ricerca di una specifica location da poter utilizzare per il proprio cortometraggio. La caratteristica della Weekly è infatti quella di dover utilizzare solo location e mezzi presenti nella tappa in questione.

Avevo sempre sentito parlare del Festival ma in quel momento la curiosità di vederli all’opera mi ha spinta a seguirli per una parte del lavoro. Per una notte intera son rimasti sul palcoscenico di un anfiteatro a montare luci, truccare l’attore protagonista, allestire la scena, fare prove di fotografia. Per chi fa del cinema vedere la passione di questi ragazzi fa capire come la settima arte possa essere una motivazione di vita. In quelle ore il mondo esterno scompare, il set è l’unica realtà, si dimentica la stanchezza, il tempo che passa e quasi non ricordi più dove sei. Assistere alle riprese del cortometraggio è un po’ come vedere un bellissimo spettacolo teatrale dal vivo. Ognuno aveva un suo ruolo, una sua parte nella creazione di uno dei corti che ha emozionato maggiormente il pubblico la sera della premiazione: Nell’immensità.

Come da copione, alla fine di quest’ultima tappa si arriva alla serata di premiazione. In quest’ occasione vengono proiettati i film finalisti della  Main Competition, con la relativa premiazione del vincitore: un film animato di un regista moldavo Dmitri Voloshin intitolato Dji Death Fails.

All’inizio delle proiezioni dei corti per la Weekly Competition si iniziava a percepire l’ansia tipica di chi aspetta di “vedersi” su uno schermo. Anche non avendo partecipato attivamente al corto, mi sentivo parte di qualcosa e riuscivo a provare almeno una parte delle emozioni condivise con la troupe e con la regista, Anna Romano. A prescindere dal risultato (in quella tappa infatti ha vinto L’idolo di Alessandro D’onghia), è stato tutto il contesto che ha creato quell’assuefazione da cui poi è difficile venirne fuori.

Successivamente ho cercato di seguire da lontano le rimanenti tappe, fino a quella conclusiva di Venezia. Ogni anno CinemadaMare sbarca al Lido di Venezia, proprio in concomitanza con il Festival del Cinema. Un lunghissimo viaggio quello del Festival che produce ogni anno tanto materiale interessante, giusto per ricordare qualche altro titolo di quest’ edizione: Last letter di Yuliana Gabrilova;  Un sorriso per te di Pietro Micucci; Gli occhi di Aldo di Mike Malajalian; Don’t look back di Spcemeck Pezmov o King of panini di Roberto Burgos, finendo nella città italiana che ospita il nostro più grande Festiva internazionale. L’ultima tappa di Venezia ha premiato in quell’occasione il lavoro di Enzo Musmanno One Man Show, in cui da vita a 12 personaggi che hanno caratterizzato il percorso di CinemadaMare dalla prima all’ultima tappa.

Immaginate quindi le sensazioni di una sola notte di riprese, di una sola serata di premiazione, moltiplicate per ogni città, per tutti i ragazzi che le hanno animate, che vi hanno lavorato, la quantità di sceneggiature che son passate tra le mani di registi, tecnici, attori, che tipo di esperienza possano creare. Quelle emozioni che si sono ripetute e amplificate in ogni città, per ogni cortometraggio, per ogni ragazzo fatto di CinemadaMare una delle esperienze che chiunque dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.

Elisabetta Matarazzo

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Elisabetta Matarazzo

Elisabetta Matarazzo, classe 1988. Laureata nel 2011 in "Letteratura Musica e Spettacolo" e nel 2013 in "Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche", presso l'università di Roma la Sapienza.