Buoni a nulla. Non solo un film.

So benissimo che non dovrei, ma ho intenzione di parlare in prima persona per quanto concerne questo film. Questo perchè sono rimasta scandalizzata dalla presenza di un film come questo in un festival che dovrebbe cercare di diventare sempre più serio per acquisire importanza nel panorama internazionale. La reputazione di un’impresa culturale, di un festival, dovrebbe a mio avviso nascere e strutturarsi come quella di un’impresa commerciale. Il festival del cinema di Roma, giunto ormai alla nona edizione, nasce nel contesto prestigioso di una città d’arte, della capitale di un’Italia che ha tutti i suoi valori messi in crisi dalle trasformazioni economiche e socio-culturali, in un’epoca dove sì il pubblico (quindi ognuno di noi) vuole esporre se stesso in una vetrina (siamo nell’epoca del selfie d’altronde), ma allo stesso tempo deve presentare eventi che abbiano una qualche leggittimazione per non scadere nel volgare, nel trash. Buoni a nulla non è un film che si dovrebbe meritare un posto al festival, soprattutto non un posto nella sezione Gala, la più “importante”, quella più in “vetrina”. Questo perchè, sebbene alcuni grandi nomi che compaiono nei titoli di testa, il film non apporta nulla nè alla società nè alla divulgazione dell’italianità, perchè se è questo che vogliamo che passi nel panorama internazionale, l’italiano medio dovrebbe essere allontanato da ogni paese che vede la produzione e l’impegno sociale ai primi posti di una scala di valori. Questo perchè tanto il protagonista come coloro che lo circondano sono soggetti privi di senso, privi di uno spessore psicologico, privi di “palle” come si direbbe volgarmente a Roma. C’è chi potrebbe contraddirmi dicendo che in fondo questo è un film di denuncia, ma son troppi gli elementi che più che denunciare, vogliono sottolineare lo sguardo sardonico nei confronti di personaggi come quelli qui presentati. E se la beffa sui personaggi c’è, malgrado la si faccia con una sorta di pietà e compassione di sottofondo, non ne scaturisce sicuramente la critica, anzi credo che sono molti gli italiani che si potrebbero riconoscere e arrivare ad “autogiustificare” le proprie azioni dopo aver visto che anche al festival, non semplicemente al multisala di turno, viene presentato un film come questo. Scusate dello “sfogo”, ma resto del parere che un pubblico che si spera mediamente intelligente, lo stesso che dovrebbe votare per scegliere il vincitore del festival, non debba confrontarsi con un film così povero.

 

Gabriela Primicerio

© Riproduzione Riservata

Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.