The Smell of Us

The smell of us, presentato a festival di Venezia nella categoria giornate degli autori, e diretto da Larry Clark è un film che mette in scena la vita di un gruppo di giovai skaters parigini, un focus attento sulla quotidianità di questi giovani presi a bighellonare, strafarsi e concedersi sessualmente. Il comun denominatore tra i diversi giovani che si incontrano al Dome, dietro al Museo d’Arte Moderna di Parigi, è la complicata situazione familiare di ciascuno di loro. “Volevo fare un film sulla gioventù francese sin da quando andai a Cannes per Kids nel 1995. Incontrai alcuni ragazzi e li invitai all’anteprima. Uscii con loro, li fotografa, imparai a conoscere la cultura adolescenziale francese, entrando anche nelle loro case per incontrare i genitori a cena. Capii allora che potevo fare un film in Francia sui giovani e su ciò che mi interessava”. Questa un’affermazione di Clark che indubbiamente dimostra di aver avuto un occhio attento a distinguere le diverse realtà che possono riscontrarsi tra i giovani parigini ribelli. Il film insiste molto sul disagio sociale e soprattutto sulla questione della sessualità seguendo principalmente il personaggio di Math (Lukas Ionesco) e di JP (Hugo Behar-Thinieres). Math ha costantemente lo sguardo perso nel vuoto, come se tutte le forti esperienze che prova non lo toccassero minimamente: dalla mano dell’amico JP che mentre ha un rapporto sessuale con una ragazza gli accarezza la coscia, a quando uno degli uomini con cui Math va a letto si scopre essere un feticista, a quando viene più volte ripreso da uno degli amici ossessionato dalle riprese live (orge, rapporti sessuali, giri sullo skate, macchine a cui viene dato fuoco etc). Il film, attraverso questa ossessione per le immagini riprese in video, così come attraverso questi sguardi persi nel nulla di Math, sembra voler dimostrare quanto l’esperienza di vita sia ormai delegata, ritardata, posticipata. L’esperienza non tange i giovani, può essere delegata a una visione a posteriori, li lascia impassibili di fronte a tutto. Eppure la sensibilità di Math viene fuori proprio con JP, l’amico palesemente omosessuale innamorato di lui da sempre, quando il ragazzo confessa quanto sia stata dolorosa e faticosa per lui l’esperienza con il feticista. In questa sequenza Math sembra quasi piangere per l’accaduto, unica vera e propria reazione del giovane. Ed è proprio JP che sembra vivere la vita appieno: il dolore, la passione, l’amore. Il risultato di questa vita disastrata, del fatto che i genitori abbiano saputo che JP si prostituisce per dare piacere a uomini vecchi per potersi permettere scarpe alla moda e ogni sorta di capriccio, porta JP al suicidio. La morte di JP non sembra toccare però il gruppo di ragazzi. Il regista non mostra il funerale e neanche un momento di dolore o sofferenza da parte degli amici troppo concentrati a farsi, esercitarsi con lo skate e fare sesso. Il film, che per certi versi potrebbe ricordare Paranoid Park di Gus Van Sant, ma il regista non si allontana dalla violenza e dalla passione con cui presentava i ragazzi di Kids, senza tralasciare i momenti di tenerezza, di dimostrazione di grande sensibilità dei suoi giovani disastrati.

Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.