Im Kelller

Ulrich Seidl, regista austriaco già noto a Venezia per Canicola con il quale nel 2001 vinse il Gran premio della Giuria, quest’anno presenta fuori concorso Im Keller (tradotto in italiano In cantina).

Il film, o meglio, il documentario realizzato da Seidl è una vera e propria ricerca sociologica che pone al centro dell’indagine il rapporto che intercorre tra gli austriaci e le loro cantine. Il regista spiega che in Austria esiste un vero e proprio “culto della cantina”, spazio della casa che da molti viene utilizzato nei modi più curiosi.

Il suo lavoro si è sviluppato nel tempo, non essendo una messa in scena di ciò che accade, bensì la ripresa diretta di gente comune all’interno della propria cantina. A chi si è prestato è stata richiesta la massima serietà e naturalezza nel vivere quello spazio, senza filtri o timori. Questo è stato possibile grazie al rapporto di fiducia che c’è stato modo di instaurare prima che le riprese venissero realizzate.

Seidl utilizza uno stile asciutto, caratterizzato da una camera fissa con la quale si limita a registrare le azioni e verso cui i soggetti si rivolgono. Ogni scena sembra una diapositiva al cui cambio corrisponde la sostituzione con un’altra cantina. Non ci sono mai due scene diverse consecutive che mantengano lo stesso soggetto.

I personaggi così assurdi e grotteschi che spesso si dubita sulla veridicità di tutto il lavoro. Si presentano direttamente al pubblico guardando in macchina senza alcuna apparente inibizione, non esistono né intermediari né voci fuori campo. A volte alcuni non parlano, non si muovono, rimangono come imbalsamati all’interno di un contesto che mostra la loro mania.

Nelle cantine scelte accade davvero di tutto. Vediamo intervallarsi seminterrati di ogni tipo: quella della donna che coccola bambolotti come fossero suoi figli; quella della dominatrice che tortura il suo “schiavo”; quella della volontaria della caritas che ha ucciso il marito e che pratica sadomasochismo; quella di un nazista che la usa come fosse un museo dedicato a Hitler e che diventa luogo di svago per lui e i suoi amici.

Gli ottantadue minuti di cinepresa statica, danno modo a Seidl di svelare quegli universi paralleli che possono esistere proprio nelle case delle persone comuni, poco più in basso, lì dove regnano le pulsioni represse e le perversioni possono essere assecondate.

 

Annagiulia Scaini

 

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