Eva. Passato, presente e futuro.

Cercando di studiare la relazione tra la spettatrice e il film di fantascienza, mi sono interrogata e concentrata sui film che presentano figure maschili che procreano (i vari scienziati che creano la vita), figure femminili mostruose (la Madre di Alien), l’assenza totale della figura femminile, ma anche in giovani figlie femmine Un film che ha destato il mio interesse è stato Eva.

Il titolo stesso, Eva, configura il film di Kike Maíllo come un caso del tutto particolare. Il film presenta quella che a mio avviso è l’emblema della nuova famiglia ibrida. Il film può essere considerato un melodramma di fantascienza (abbiamo già accennato agli studi di Shobshack al riguardo) con al centro Eva, una bambina irriverente che funziona da “modello” per Alex Garel, un giovane che tenta di trovare le caratteristiche perfette per un simpatico bambino robot. Ciò che lo spettatore, come Alex, non sà, è che Eva è la prima bambina robot, costruita proprio da Lana, la ex di Alex, compagna ora di suo fratello David. Il film da una parte mostra una sorta di Edipo per il personaggio di Alex, e il complesso di Elettra per Eva, così come rende in modo cinematografico le tesi di Bauman sulla modernità liquida. Alex è appena tornato nella sua città natale per costruire il cervello del robot bambino e decide di vivere nella vecchia casa del padre. Egli è l’unico che può costruire un robot bambino per l’università grazie anche alla sua sensibilità: da subito capiamo quanto Alex sia esperto al riguardo, ma anche quanto faccia attenzione ai “sentimenti” dei robot Egli spiega infatti a due studenti che i robot hanno una memoria emozionale derivante dall’esperienza sensibile e che, se vengono spenti, questi perdono ogni “ricordo” e dunque la loro personalità. La responsabile della ricerca invia a casa di Alex un androide, Max, che possa prendersi cura di lui sebbene questo abbia installato un “cervello” di quelli costruiti proprio da Alex. In fondo, Alex all’inizio del film è una sorta di ragazzo, un bambino non pronto ad affrontare la vita da adulti, è per questo in parte che ha lasciato la città e Lana dieci anni prima. Per costruire il robot, comunque, Alex ha bisogno di un modello, ma non vuole un bambino qualunque, deve trovare l’esempio migliore per creare un “cervello con variabilità”. Per caso incontra Eva. Col tempo il loro legame si evolve, finché appunto non si scopre che Lana è la madre. In questo senso Lana è una sorta di dea madre, una divinità primordiale, che Eva lascerà morire: Lana precipita da un burrone come si è visto nel prologo. Il comportamento di Eva è per certi versi giustificato in quanto “gelosa” della madre di cui entrambi gli uomini della narrazione erano innamorati. A sua volta, essendo Eva il modello del robot di Alex, ella è la madre di questo. Eva ha quindi ipoteticamente un legame incestuoso con Alex, padre del robot, escludendo tra l’altro David dalla relazione. Eva dimostra di essere pericolosa, così Alex, il padre, è l’unico che può punirla, distruggendola. Il finale del film non poteva essere diverso d’altronde Eva era stata programmata da una donna, Lana, la madre primordiale, che non può che dare alla luce una prole mostruosa (ancora una volta come quella di The Brood). Dopo che Eva muore grazie alle parole pronunciate da Alex “Cosa vedi quando chiudi gli occhi”, il film ci mostra, come in un film nel film, cosa effettivamente Eva vede, accompagnato dalla sua voce fuori campo

Veo luz, mucha luz. Te veo a ti papà, y también veo a mamá, y me veo a mi, juntos, jugando para siempre.

D’altronde il film è effettivamente una riflessione sul cinema stesso. Così, se siamo partiti dallo studio dei corpi di Marey e del movimento, per vedere come il cinema riflettesse sui poteri dello sguardo, arriviamo con Eva a un film che mostra quanto sia forte l’effetto delle immagini. Quando Eva e Alex si incontrano per la prima volta, Eva si allontana e Alex le dice di aspettare, a questo punto è Eva stessa che fa riferimento al cinema affermando che, quando in una commedia si verifica una dinamica di questo tipo, generalmente si ha un successivo bacio romantico tra i due personaggi principali (. Altre volte Eva giustifica i suoi atteggiamenti perché si riferiscono a film da lei visti. Il cinema fa parte dell’immaginario collettivo, determina le nostre azioni. Se il cinema di fantascienza, come abbiamo visto, presenta costantemente figure “negative” del femminile, come possiamo sperare che vi possa nascere la possibilità di un’emancipazione della donna a discapito del maschio bianco patriarcale? Non esiste una soluzione a questo quesito. Come ho tentato di dimostrare, la risposta non la si può trovare nel cyborg di Braidotti e Haraway, ma nemmeno negli ibridi e nella clonazione. La narrazione hollywoodiana, e non, è riuscita a farsi beffa di questi luoghi di confine potenzialmente utili per una riconfigurazione dei ruoli e delle famiglie attraverso un cambiamento nella costruzione dei nuovi corpi e delle relative soggettività, trasformando il tutto in un mezzo per rifondare il proprio potere. 

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.