Volver di Pedro Almodóvar

Tornare alle origini passando per l’aldilà

La varietà tematica e stilistica di Almodóvar ha sempre caratterizzato la sua cinematografia, tanto da confondere critici e appassionati, che vedono nei suoi lavori tutto e niente. Si azzardano analisi, si suppongono interpretazioni, si pensa di cogliere tutte le sfaccettature e si creano definizioni. Ma soprattutto per quasi ogni suo film si fanno sempre le solite affermazioni ormai prive di significato: “Con questo film Almodóvar torna ai suoi primi lavori” oppure “Non è riuscito a bissare il successo precedente”. Tutto questo crea un circolo vizioso che quasi amalgama la produzione del cineasta manchego, non si riesce più ad apprezzare un suo film come prodotto artistico a se stante, frutto di una evoluzione stilistica, compositiva ed estetica.

In fin dei conti ogni suo film si porta dietro qualcosa dei precedenti, ma allo stesso tempo riesce a essere unico. A dimostrazione di ciò possiamo vedere come ci siano gli amanti di Mujeres al borde de un ataque de nervios e gli adoratori di Hable con Ella, trovare chi sostiene che Todo sobre mi madre sia il suo capolavoro e chi invece pensa che niente potrà mai superare Volver.

Ed è di Volver che vorrei parlare qui, un film che ha cristallizzato per lungo tempo lo stile del regista. Per i più Almodóvar è diventato Volver, quello che è successo dopo non era all’altezza e quello che è stato girato prima veniva ignorato, questo era il capolavoro, ineguagliabile e irraggiungibile. Forse ci si dimentica di tanti film precedenti che hanno fatto in modo che Volver stesso fosse speciale, che fosse esteticamente adeguato e impeccabile.

 

Passiamo al film in sé. Vorrei dividere quest’analisi in gruppi tematici che sono sempre stati notati e sottolineati nei lavori del regista e che ne hanno, lentamente, decretato la sua linea.

La prima scena sembra riassumere in sé quelli che sono i temi principali di tutto il film, la morte e la pulizia, le donne la famiglia e il vicinato.[1]

 

Le donne

   Con Volver i critici hanno subito affermato “è tornato alle sue origini” per raccontare una storia ispirata agli ambienti e fatti della sua infanzia: il mondo matriarcale delle donne del paese, con i loro segreti e le loro alleanze, donne che sono amiche, rivali e vicine, sempre disposte ad aiutarsi nei momenti difficili.

L’etichetta un po’ irritante di “regista di donne”, ottenuta soprattutto per titoli come: ¿Qué he hecho yo para merecer esto?, Mujeres al borde de un ataque de nervios Todo sobre mi madre con le protagoniste femminili viene tuttavia smentita dalla straordinaria interpretazione che riesce a ottenere dal bravissimo e camaleontico Gael García Bernal ne La mala educación.[2]

 

Ma chi sostiene che Almodóvar sia un difensore del genere femminile, che i suoi film siano un “homenaje a las mujeres”, è perché chi lo interpreta non ha saputo svelare il segreto della sua progettazione [rivedi la forma, io direi “Ma chi sostiene che Almodóvar sia un difensore del genere femminile, che i suoi film siano un “homenaje a las mujeres”, è tra le persone che, interpretando i suoi film, non ha saputo svelare il segreto della sua visione[3]. Dubitate di chi non sa quali altri film Carmen Maura abbia fatto con Almodóvar, dubitate di chi non vede nelle generazioni di donne del film la generazione di muse del regista. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo sia il terzo film di Penelope Cruz con il regista, il sesto di Carmen Maura e il settimo di Chus Lampreave. Un insieme di muse per un unico film. In Volver la donna è corale, le attrici, tutte insieme, hanno vinto a Cannes il premio per Migliore Interpretazione Femminile.

 

La pulizia e la morte.

Subito nella prima scena, nei titoli di testa, vediamo diverse donne che, in un cimitero, puliscono le lapidi dei loro defunti circondate dal vento e da una canzone zarzuelera quasi paradossale (Las espigadoras, Rosa del azafran, Conchita Panadés). Arriviamo alle donne protagoniste del film, Raimunda e Soledad, due sorelle che puliscono la tomba dei loro genitori, accompagnate dalla figlia della prima: Paula. Raimunda sfrega con forza da lapide che riporta i nomi dei suoi genitori e la sorella la incita a pulire meglio in modo che le lettere possano brillare. Paula nota che nel cimitero sono tutte donne e domanda il perché della presenza di tutte queste vedove, le viene risposto che nel paese le donne vivono più degli uomini, tutte tranne sua nonna, morta insieme a suo nonno in un incendio.

All’arrivo di Agustina, un personaggio la cui peculiarità risalta subito all’occhio, i saluti sono allegri e gioiosi, si direbbe quasi fuori luogo se non fosse per la musica, il vento e i colori che circondano la scena.

È il giorno dei morti, il primo di novembre, è il regista stesso, in un’intervista, a spiegarci l’importanza di questo giorno per la cultura spagnola e soprattutto il legame che si crea con i morti. I morti non vanno mai via e continuano a essere presenti nella quotidianità dei vivi, in questo film, questo particolare concetto viene rappresentato “realmente”, il cinema permette al regista di dare vita e “corpo” al fantasma della madre che si scoprirà non essere mai morta. Successivamente il tema della pulizia torna ripetutamente, il personaggio di Penelope Cruz per esempio svolge diversi lavori nel settore della pulizia, ma è soprattutto nei momenti casalinghi che l’azione diventa peculiare. Poco dopo essere rientrate a casa, nella città di Madrid, Raimunda lava le stoviglie, l’immagine si ferma molto sul momento in cui viene lavato un coltello, lo stesso coltello che Paula userà per uccidere il patrigno, lo stesso coltello che successivamente sua madre laverà nuovamente, questa volta per togliere il sangue del marito. E ricordiamo anche la scena in cui, sempre Raimunda, pulisce con attenzione il sangue di Paco, prima con dei tovaglioli bianchissimi che si colorano del rosso intenso del sangue e poi con lo straccio che sembra impregnarsi di quello stesso rosso. Quale potrebbe essere il significato di tutte queste scene in cui la pulizia la fa da padrona? Che c’è qualcosa di sporco da pulire, qualcosa di nascosto, di misterioso. Ci porta a fare questa riflessione anche una battuta della Zia Paula (Chus Lampreave) rispetto alla tomba di Irene: “se potesse se la pulirebbe da sola”.

Ma cosa significa di preciso questa frase? All’inizio veniamo informati del fatto che, tramite il personaggio di Agustina che si reca in cimitero a pulire la sua stessa tomba, molte persone del posto si comprano, prima di morire, il loro posto in cimitero con tanto di tomba e lapide per prendersene cura “come uno chalet”.

Cosa ci vuole dire quindi la Zia Paula? Che è ancora viva e dovrebbe pulirsi lei la lapide, ma non può farlo o che non può farlo perché è morta? Ma soprattutto, si riferisce veramente all’azione di pulire per rendere lucide quelle lettere che riportano il suo nome o invece parla di pulire ben altro? Qualche colpa, qualcosa di nascosto e misterioso di cui ancora non siamo consapevoli? Nella prima scena c’è anche un altro piccolo particolare che, con il senno di poi, ci fa riflettere, ed è quando Agustina, vedendo Paula (la figlia di Raimunda) afferma, rivolgendosi a Raimunda: “ha gli stessi occhi di tuo padre”. Una semplice affermazione routinaria che tutti ci siamo sentiti dire, anche se, solitamente, veniamo paragonati ai nostri genitori, non ai nostri nonni…

 

I colori

Un altro aspetto peculiare della cinematografia Almodovariana è l’utilizzo di colori forti e accesi.

Il regista compone ogni fotogramma appoggiandosi a colori vivi, dal rosso al nero, dal giallo all’azzurro passando per il verde.La selezione dei colori non è casuale, e ogni colore è selezionato perché ha un significato specifico.[4]

 

In Volver è il rosso a primeggiare. Il rosso come colore della vita, rappresenta ambizione, attrazione ma soprattutto lo possiamo collegare all’amore, al desiderio e all’attrazione. In questo film vediamo che come le protagoniste vengono spesso vestite di rosso, soprattutto quelle appartenenti alla linea generazionale Irene-Raimunda-Paula, che in differenti occasioni indossano questo colore.

Ma sono anche gli oggetti, inseriti in contesti spesso privi di altre tonalità forti, ad attirare l’attenzione. La macchina di Soledad, che troneggia nel austero paesino natio e nei paesaggi aridi della Mancha. Tra casette bianche o moderni mulini a vento candidi e puliti.

Il rosso è anche il colore del sangue, e la contrapposizione cromatica da bianco e rosso l’abbiamo già vista precedentemente con i tovaglioli usati da Raimunda per pulire le pozze di sangue.

 

Il rosso come sangue e in nero come morte. Le donne del piccolo paese si presentano tutte vestite a lutto per i funerali della Zia Paula. Un colore tradizionalmente legato alla morte ma che possiamo collegare anche a la protezione e alla forza, soprattutto alla passiva forza femminile.

Il personaggio della Cruz sarà vestita di nero il giorno del funerale, nonostante non vada con la sorella al paese, nonostante rimanga a Madrid. Indossa il nero come protezione forse. Infondo la sera prima ha nascosto il cadavere del marito e la qualche ora prima ha scoperto che la sua zia preferita era morta.

 

Il rosso come vita e il nero come morte ma anche viceversa, il positivo e il negativo si confondono , si sommano e si fondono.

 

Il rosso porta vita, nel momento in cui Irene decide di nascondersi nel cofano della macchina della figlia vediamo, nei fotogrammi precedenti, scorrere il corteo funebre, con i personaggi completamente neri e il carro funebre adornato da corone di fiori bianche e rosse. Altre fusioni cromatiche. Ma è la macchina parcheggiata che attira la nostra attenzione, quella macchina rossa che sembra fuori contesto in quello sfondo completamente bianco. Una macchina che porterà la vita, riporterà alla vita Irene.

 

Vorrei finire con il colore azzurro, associato alla mente e alla parte femminile dell’essere umano. [5]

In questo film lo troviamo spesso accompagnare le protagoniste, se non sono vestite di rosso sono è perché indossano abiti azzurri. L’azzurro accompagna spesso Irene, la prima volta che la vediamo è in una foto, dorme serena circondata da uno sfondo di maioliche azzurre. Come tutte le case del sud spagnolo anche quella della zia Paula ha un portico ricoperto dalle tipiche mattonelle bianche e azzurre che danno a tutto l’ambiente quella tonalità di azzurro rassicurante e avvolgente.

Cristina Aresu

 

© Riproduzione Riservata

[1] Pedro Almodóvar – Rodaje de Volver – making of Volver, http://www.youtube.com/watch?v=HEJFVGMB7mI

[2] Eduardo Nabal Aragón, ‘A propósito de Volver’, Por Desde España, http://www.lafuga.cl/a-proposito-de-volver/42

[3] Marcelino Javier Suárez Ardura. Laviana, Nada hay nuevo bajo el Sol o Volver de Pedro Almodóvar, Asturias (España)  pag.2 http://www.revistadefilosofia.org/nohaynada.pdf

[4]David Santamaría, La luz de los fotogramas: Los colores del cine de Almodóvar,

http://www.loqueyotediga.net/diario/show/la-luz-de-los-fotogramas-los-colores-del-cine-de-almodovar

[5] ivi