Senza nessuna pietà

Un Pierfrancesco Favino che ha superato le aspettative, di per sé molto alte quando si parla di un artista del suo livello. Un Nino Davoli che ha fatto e continua a fare la storia del cinema italiano. Un Adriano Giannini il cui nome è già una garanzia. 

Il cast di Senza nessuna pietà, considerando già solo questi tre nomi, potrebbe quasi essere ai livelli di quello di una delle tante produzioni Hollywoodiane in cui vengono scritturati i big del cinema mondiale, ma è un film italiano e in pochi se ne rendono conto. 

Si potrebbero scegliere due modi per analizzare il film: concentrarsi sulla storia di un uomo, Mimmo/Favino, che vive suo malgrado una vita che non fa per lui, ma che suo zio ha scelto al posto suo, oppure guardare a quella che è la storia di crescita di due personaggi diversi per tanti aspetti e molto simili per altri, Mimmo e Tanya/ Greta Scarano.

Mimmo è un muratore che costruisce pareti e allo stesso tempo è il “braccio” di suo zio e di suo cugino Manuel/Giannini: a lui tocca malmenare i debitori benché vada contro la sua stessa volontà. È il suo ruolo, non è giusto, non è sbagliato, è così e basta. È un personaggio diverso da tanti altri che il cinema italiano ha proposto negli ultimi tempi, non lontano da un certo tipo umano che esiste nella realtà. Mimmo è ciò che gli altri hanno deciso che deve essere. È un succube della vita, esegue e non sceglie.

Tanya, interpretata da un’inaspettatamente brava Greta Scarano, è una giovanissima prostituta di provincia chiamata dal Roscio/Claudio Gioè, per far divertire Manuel.

Mimmo e Tanya si incontrano. Le battute, gli ammiccamenti e i sorrisi di Tanya si alternano e scontrano con lo sguardo torvo e inespressivo di Mimmo, i cui occhi nascondono un grande dolore e tanta sofferenza per ciò che ha visto e per ciò che si sente in dovere di fare per ricambiare un affetto che, in realtà, non ha mai davvero avuto.

È la figura di Tanya che metterà alla prova l’animo di Mimmo, risvegliandolo da quel torpore affettivo in cui è caduto, e che gli darà l’occasione di tentare di riscattarsi. Mimmo, dal canto suo, sarà per Tanya un compagno di viaggio e di crescita, di valutazione e di fiducia nei confronti di un futuro… senza pietà.

La macchina da presa a mano segue i personaggi quasi toccandoli e facendoli toccare allo spettatore. Corre con loro, si immerge in acqua, gioca con il fuorifuoco dando una sensazione di spaesamento e di incertezza, ma soprattutto rinchiude gli interpreti in un (quasi perenne) piano americano che impedisce di immaginare cosa potrà succedere.

Michele Alhaique, il giovane regista del film, ha cercato di trasformare Roma in una metropoli simili ad altre nel mondo: niente, se non l’accento e il fatto di sapere dagli stessi protagonisti che ci si trova nella Capitale, fa supporre che quella città sia proprio Roma. Con Senza nessuna pietà racconta una storia fatta di personaggi legati alla realtà che, durante la vicenda, provano sentimenti potenti e universali.

Il lavoro compiuto dagli e sugli attori è ciò che più rende verosimili i caratteri presentati. Tutti, o quasi, hanno modificato il proprio aspetto fisico per calarsi nella parte: Pierfrancesco Favino è ingrassato; Greta Scarano è dimagrita e ha cambiato colore dei capelli; Claudio Gioè sembra essere stato preso direttamente da una banda di criminali.

Il Metodo Strasberg, ben noto nel mondo del teatro e del cinema, trova in questo film un altissimo grado di realizzazione. Lo stesso Favino ha affermato che non poteva solo immaginare di essere un uomo di cento kili, ma doveva vivere come un uomo di cento kili: fisicamente e non solo da un punto di vista concettuale. Perché? “Perché esiste un processo che dipende dagli altri e da sé stessi. Svegliarsi e guardarsi allo specchio, essere chiamati ciccio o orsacchiotto, per esempio. Tutte cose che vivi e percepisci solo quando lo sei”.

Senza nessuna pietà è la rappresentazione (certo spettacolarizzata) di un modo di vivere, forse e sfortunatamente, tutto italiano.

 

Annagiulia Scaini

 

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