Il “Reality Film”

Da parte del cinema e della televisione in America c’è sempre stata una continua ricerca dell’effetto di realtà, motivo che ha portato ad innovazioni del linguaggio visivo e alla creazione di nuove modalità produttive.

Negli anni Novanta la reality-tv (non real-tv) inizia ad occupare stabilmente i palinsesti americani e pochi anni dopo anche Hollywood inizia a cominciare ad avvicinarsi e a sfruttare il filone dei reality. Si realizzano due film chiave per la lettura del sistema televisivo americano, almeno secondo l’interpretazione di Hollywood: The Truman Show (1998) di Peter Weir ed Ed Tv (1999) di Ron Howard.

I due lavori di Weir e Howard potrebbero essere letti come opere attraverso le quali il cinema si interroga sulle nuove modalità per accedere al successo in quel XXI secolo che è alle porte. Ed e Truman sono l’esatta incarnazione del divo merce, venduto a un pubblico che si affeziona e disaffeziona “fluidamente” a personaggi che piacciono perché sono vissuti come reali.

Il 1999 è anche l’anno in cui il Reality Show impazza nelle tv di tutto il mondo: la Endemol produce il primo Big Brother.

Nel Reality Show rientrano tutti quei programmi che utilizzano le vite comuni della ordinary people come materiale per costruire una realtà di secondo livello che rispetti le regole del racconto con un finale positivo – quasi sempre è previsto un premio di varia natura a seconda del format-. Si tratta di programmi che si propongono come veritieri ma all’interno dei quali è presente un fortissimo intervento autoriale nel riscrivere la realtà.

Il reality non vuole negare la presenza del mezzo televisivo poiché è proprio quest’ultimo ad essere presentato come demiurgo della realtà. Tutto è organizzato e messo in scena per l’occhio della videocamera, che lo registra e lo certifica attribuendogli una patente di vera realtà. Il fatto di essere guardati da qualcuno comunica alle persone che la loro vita ha qualcosa di interessante.  I suoi protagonisti si prestano consapevolmente a fare entrare la tv nella loro vita, o meglio ad entrare con la loro vita nella tv. Il personaggio principale di Ed Tv, per esempio, è ben contento di essere ripreso ventiquattro ore su ventiquattro. Caso eccezionale invece è quello di Truman che non immagina minimamente che tutta la sua vita sia un reality.

The Truman Show ed Ed Tv mostrano come il cinema rifletta sul nuovo modo di fare tv, anche se in modo estremamente diverso. Il lavoro di Weir è senza dubbio più incline ad una critica costruttiva rispetto alla commedia di Howard che però, dal canto suo, rispecchia meglio la logica che porta l’uomo comune a voler apparire a tutti i costi sul piccolo schermo. Truman è suo malgrado il personaggio di un reality show, Ed sceglie consapevolmente di esserlo. La vita di Truman è una grandissima finzione in cui tutti sono attori tranne lui, la vita di Ed è originale.

 

«No script, no actors, no editing, all day, all night, all true.» Queste le parole che compaiono a lettere cubitali su un maxi schermo composto da tante piccole televisioni e che aprono Ed Tv. Fin dall’inizio si è catapultati nell’universo televisivo all’interno di un preciso contesto tematico: la real tv. Sullo schermo gigante sul quale viene pubblicizzato il nuovo canale True Tv, prima di annunciare il progetto che prevede la messa in onda della vita di un individuo per tutta la giornata, si susseguono immagini estratte da trasmissioni dedicate alla tv verità per evidenziare che, nonostante lo spettatore ormai sia entrato già in contatto con quel determinato tipo di format, ciò che vedrà sarà diverso. «Avete riso, avete pianto, siete stati sul punto di morire, ma ora vi condurremo dove non siete mai stati»: la voice over annuncia ai telespettatori che vivranno qualcosa di assolutamente inedito sintonizzandosi su True Tv.

Decidere di analizzare Ed Tv, piuttosto che The Truman Show, è utile per porre in evidenza come l’uomo comune reagisca di fronte alla possibilità di poter essere celebre. Quello che emerge guardando il film e lascia riflettere è che Ed Pekurny, l’uomo scelto dal network per essere ripreso ventiquattro ore su ventiquattro, rimane il più genuino tra tutte le persone che lo circondano nonostante sia il protagonista dello show. Sebbene venga seguito dalle telecamere fin dal suo risveglio, sembra provare più disagio stando con i suoi amici e i suoi parenti che non rapportandosi con i camera men. La sua vita cambia non perché lui sia diverso, ma perché chi gli sta intorno muta il proprio modo d’essere perché sa di essere in tv quando Ed vi si relaziona. La prima volta che fa visita alla madre lei lo accoglie truccata, vestita a festa e con un modo di fare altolocato, quando è in realtà una persona semplice e che non brilla per eleganza. Stessa cosa il primo giorno di lavoro sotto i riflettori quando il suo capo invita tutti a comportarsi in modo normale, ma è lui il primo ad essere diverso, più carino e addirittura remissivo proprio con Ed.

Fin dall’inizio il protagonista è presentato come immune dal fascino della fama raggiunta in quello strano modo, tant’è vero che la scelta ricade su di lui benché non abbia fatto il provino, ma semplicemente si sia trovato a compartecipare suo malgrado a quello del fratello Ray, egocentrico e vanesio.

Howard mette lo spettatore (del cinema, non il telespettatore che lo segue giorno per giorno) nella condizione di non avere mai nulla da ridire sul comportamento di Ed che resta fino alla fine coerente con il suo stesso modo d’essere. Al contrario a risultare “sporca” è la macchina della tv e i suoi giochi perversi per raggiungere il più ampio audience possibile. Quando ormai lo show è lanciato e il pubblico comincia a schierarsi pro o contro alcuni “personaggi” che fanno parte della vita di Ed, il network inizia a manovrare la sua vita affinché il telespettatore possa essere accontentato. Al centro delle contestazioni finisce proprio colei grazie alla quale il canale aveva raggiunto il massimo degli ascolti: Shari. La storia d’amore che inizia parallelamente al programma tra Ed e la ragazza del fratello, che Ray tradisce in mondo visione, incuriosisce anche i più scettici e i meno propensi al format. Il problema sorge allorché il protagonista raggiunge sempre più successo e Shari invece non è apprezzata per il fatto di non essere propensa ad entrare nel mondo Ed Tv: mentre Ed è ormai abituato alla telecamera, Shari non riesce ad accettare il fatto che debba vivere un rapporto senza intimità. Il pubblico manifesta chiaramente, attraverso i sondaggi, di non volere la donna al fianco della nuova star. Ciò avviene senza pensare che né lei, né Ed sono dei personaggi, ma delle persone.

La reazione di una donna – quando Shari le consegna un pacco durante il suo turno di lavoro – esemplifica quanto sia forte il potere della tv nel rendere noti soggetti assolutamente normali e senza apparenti capacità. Shari ed Ed si sono dati da poche ore un bacio davanti a tutta l’America segnando un picco di ascolti per il network. Lei è diventata un personaggio televisivo a tutti gli effetti nella testa dei telespettatori, ma non nella sua, dato che quello ad essere inseguito quotidianamente è Ed. Continua dunque a vivere la sua giornata in maniera assolutamente normale finché non si imbatte in questa donna di mezza età che afferma «è emozionante ricevere un pacco da una persona famosa». Quando la giovane tergiversa imbarazzata sull’argomento della sua storia d’amore e torna a fare il suo lavoro ignorando le domande della signora incuriosita, la stessa, stizzita per non aver esaudito il desiderio di completezza informativa, borbotta facendosi sentire «Stanno due secondi in tv e si credono chissà chi».

 È la normalità, intesa come difesa della propria privacy e della voglia di non essere sotto i riflettori, che spinge il network ad adottare un metodo affinché Ed, dopo essere stato a malincuore abbandonato, trovi una donna che sia al suo “livello di spettacolarità”. Eppure l’uomo di spettacolare e di speciale non ha assolutamente nulla. Riportando le parole di un suo amico che, diversamente da Shari, approfitta della notorietà di Ed, «una volta la gente diventava famosa perché era speciale. Adesso diventa speciale semplicemente perché è famosa», si evince che la celebrità ormai è legata ad altro. Se inizialmente è proprio la naturalezza della ragazza ad emozionare, poi la sua stessa ritrosia nel mostrarsi diventa il motivo per il quale nessuno la vuole più: non è adatta allo schermo e il network che fino ad allora aveva lasciato che gli eventi seguissero il loro corso, decide di intervenire. Il patto “No editing” cade perché anche Ed probabilmente non è interessante così come realmente è e c’è il bisogno di un intervento della regia affinché continui a mantenere l’attenzione del pubblico. Sembra che Howard voglia sottolineare il fatto che la televisione, nonostante prometta verità, deve necessariamente costruirla perché l’uomo comune ama sì vedere una persona come lui sullo schermo, ma quella persona deve interessare e deve mostrare  tutto ciò che solitamente rimane nascosto: segreti personali che vengono rivelati (Ed per esempio dopo vent’anni scopre che non è stato realmente abbandonato dal padre e che la madre ai tempi in cui era spostata aveva già una relazione con l’attuale compagno); scene di intimità (che non riescono nel caso del protagonista a svilupparsi in scene di sesso vero e proprio nonostante venga studiato – dalla dirigenza del canale- un piano affinché la modella contattata per distrarlo da Shari faccia sesso con lui in diretta); momenti di rabbia e violenza, che nel film non si verificano mai (la scena in cui si pensa che Ed e Ryan si scontreranno si riduce in un semplice scambio di sguardi e un abbraccio finale).

 

Il pubblico di Ed Tv rappresenta in modo esemplare quella tipologia di telespettatori antesignani del nuovo modo di intendere il divismo nel XXI secolo e precursori del narcisismo esasperato prodotto dall’utilizzo dei social network. Come ripetuto, Ed non ha nessuna qualità che renda la sua vita invidiabile: a trent’anni fa il commesso in una videoteca, è single, ha un fratello che rasenta l’idiozia pura e una sorella semi-disadattata. Non sa fare nulla di particolare. L’unica cosa che lo differenzia dagli altri è che la sua vita è trasmessa in televisione e questo basta perché il pubblico lo consideri dotato di un surplus. Bisogna però distinguere diverse tipologie di telespettatori presenti nel film:

          il seguace convinto

          lo scettico ricreduto

          il critico ma seguace

Per quanto riguarda la prima tipologia, il convinto, chi segue il format con trasporto fin dalla prima messa in onda è un gruppo di giovani studentesse che divide la stanza e un gruppo di giovani amici seduti sul divano di casa. Howard sembra considerare in questo modo la categoria dei giovani come la più predisposta ad accettare la novità, ma anche la più partecipe degli eventi della vita di Ed: le ragazze si commuovono quando lui bacia Shari, i ragazzi impazziscono quando Ed sta per consumare un rapporto con Jill, la modella. Il fascino che Ed esercita senza volere è legato in modo totale alla sua fisicità, il bello che attira le donne e che, come i divi di Hollywood, fa da mentore per il ragazzo che vorrebbe imparare a farsi avanti con l’altro sesso. Questo telespettatore è quello che generalmente ha un maggior peso proprio rispetto allo sviluppo dei programmi di questo tipo. Si pensi che a criticare Shari sono giovani donne che pensano che lei sia brutta o giovani uomini che credono che lui, visto il suo appeal televisivo, possa avere chi vuole. Non è un caso che Shari subito dopo venga momentaneamente eliminata dalla vita del protagonista.

Lo scettico ricreduto è quello che resta vittima dell’effetto esposizione. Nel film viene presentata una coppia in casa composta da una moglie curiosa di vedere il programma e un marito assolutamente contrario. La stessa coppia è ripresa in momenti diversi durante lo svolgersi del film e se il marito inizialmente è fisicamente lontano dalla tv, con il passare del tempo si avvicina sempre di più, finché, nel finale, è accanto alla moglie, fomentato quanto lei dalla visione delle vicende di Ed. Il personaggio del marito è il rappresentante del telespettatore medio che segue una serie, o un programma, perché altri lo guardano. Seppure inizialmente restìo questo telespettatore diventa, per abitudine prima e per desiderio di completezza delle informazioni poi, un seguace convinto.

L’ultima tipologia, il critico ma seguace, potrebbe in un certo senso sembrare simile alla precedente, ma qui ci si riferisce a chi critica il programma, inserendolo dunque tra gli argomenti dell’agenda pubblica, e che per farlo deve necessariamente seguirlo. È un telespettatore che sostiene convinto la demenzialità di un determinato show. Nel caso di Ed Tv, Howard non mostra questo pubblico nelle proprie case, ma utilizza un programma di opinione in cui alcune personalità esprimono i loro pareri assolutamente contrari sul programma. Dopo il primo giorno di trasmissione, in tv si parla di Ed che, incapace di gestire inizialmente la situazione, appare un vero ignorante, «Stavolta la cultura americana ha davvero toccato il fondo [] sono compiaciuti che quell’uomo sia un povero buzzurro». Seppure non vengano mai spese parole positive sull’esperimento del network americano, il canale ha raggiunto il suo scopo: far parlare di sé, rendere Ed Pekurny un divo.

L’immagine di Ed nell’arco di due mesi si fissa all’interno della cultura popolare americana, gli vengono chiesti autografi, la sua foto è affissa sugli autobus, tutti parlano di lui. La sua vita privata ormai è pubblica e quando l’interesse nei suoi confronti comincia a calare – dopotutto la sua routine passati sessanta giorni è sempre la medesima – le telecamere entrano letteralmente nelle vite dei suoi parenti e dei suoi vicini fino al momento in cui sarà lui stesso a mettere fine a tutto, aiutato proprio da Cynthia che gli ha dato l’occasione di diventare una celebrità.

Ed presenta, probabilmente anche meglio di Truman, il tipo di divo che si afferma nel XXI secolo: un uomo come tanti altri che decide consapevolmente di rendere pubblica la sua vita coinvolgendo chi gli sta vicino (si pensi ai concorrenti del Big Brother che parlano dei loro problemi famigliari o dei loro fidanzati all’esterno della casa e al fatto che questi diventino a loro volta soggetti pubblici) e che gode di un trattamento diverso solo per il fatto di essere in tv, sullo schermo, quella barriera che separa il comune dall’eccezionale.

Se in The Truman Show Truman esce di scena con un inchino lasciando solo supporre che cosa ne sarà della sua vita da uomo libero, in Ed Tv il network che trasmette viene oscurato senza un vero finale per il telespettatore, ma il film continua  dando la parola per l’ultima volta agli opinionisti del solito programma che fino ad allora ha sempre criticato il format in tv. È significativo il dialogo finale tra due personaggi seduti nello studio televisivo:

«Fra cinque anni l’avranno dimenticato!»

«Cinque anni? Sei mesi, come la macarena

Il film si chiude su quest’ultima battuta e sebbene nel 1999 non fosse ancora chiaro e comprovato, gli anni a venire dimostreranno quanto durare sei mesi dopo la fine di un programma sia già una grande conquista per un non-divo dei nostri giorni. Il pubblico continua a mutare, il cinema non produce veri divi, la televisione ne produce troppi e di pronto consumo.

 Annagiulia Scaini

 

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