Attori nel flusso

La situazione del divismo cinematografico attuale è stato il risultato di un progressivo cambiamento della percezione spettatoriale dell’immagine, causato senza dubbi dall’avvento della televisione. Dai divi classici ai divi della televisione, dalla celebrità da venerare a quella da consumare. Sarebbe però riduttivo considerare la perdita di importanza dell’attore hollywoodiano solo come il risultato di una sorta di spartizione della notorietà con altri personaggi di spicco generati dalla cultura di massa. All’inizio ciò che contraddistingue i personaggi, non gli attori, del cinema da quelli della televisione (si prendano in considerazione i prodotti seriali) è la mancanza di un vero scavo psicologico e la troppa prevedibilità delle azioni di quest’ultimi, ma nel XXI secolo ormai sembra non esistere più una netta separazione tra i caratteri creati per il grande schermo e quelli per il piccolo.

Tanto per l’uno, quanto per l’altro, i personaggi sono complessi ed interessanti e, non è un caso, che spesso gli stessi interpreti transitino dalla serie tv al film per il cinema. Si pensi a The Oranges (Farino, 2011), il cui cast è composto quasi interamente da attori che oggi sono famosi soprattutto per i ruoli interpretati all’interno di serial americani di successo: Hugh Laurie, il protagonista di House M.D. (Dottor House); Leighton Meester, una delle più acclamate starlet di Gossip Girl, l’interprete della bella quanto arrivista Blair Waldorf; Adam Brody, l’ex adolescente impacciato – ma per questo adorato dalle teenager di tutto il mondo- di O.C.; Oliver Platt, apparso negli ultimi tre anni in The Big C. nel ruolo di marito della protagonista.

Focalizzandoci sulla figura di Hugh Laurie, il suo è il caso emblematico di un attore che non è riuscito in anni di cinema a sfondare così come invece è avvenuto grazie ad un ruolo in una serie TV. Quanti hanno riconosciuto che, dietro all’enigmatico dottore, si nasconde lo stesso interprete del papà di Stuart Little? Oppure il consigliere del re di La maschera di ferro? Il cinema non ha premiato Hugh Laurie finché la televisione non lo ha consacrato una vera star: nei panni di House ha vinto due Golden Globe consecutivi come miglior attore di serie tv. In The Oranges, “l’attore di Dottor House” è riconoscibile e protagonista di una storia per il cinema, all’interno della quale ci sono altrettanti volti “amici” del pubblico che, anche per questo, sceglie di andare al cinema a vedere una classica commediola americana.

Hugh Laurie rientra tra coloro che nella tv hanno trovato la grande occasione, ma tante altre star americane che hanno avuto un effettivo successo cinematografico, oggi, si buttano a lavorare per le serie televisive, quasi come se il cinema non avesse più ruoli da fargli interpretare. Tra queste Geena Davis, l’eroina di Thelma e Louise, che interpreta una donna al vertice della Casa Bianca nella serie Commander in Chief, oppure Dennis Hopper che veste i panni del colonnello del Pentagono in E Ring, o ancora Glenn Close che in The Shield è il capitano delle forze di polizia della California.

Prima dell’avvento della televisione il divo era un’entità distante, un personaggio perfetto, intangibile e inarrivabile perché non se ne conoscevano gli aspetti più privati, le debolezze, i difetti. Il cinema esaltava l’immagine di attori e attrici ingrandendone i tratti e rendendoli lontani dalla realtà. Con la tv il divo è stato “rimpicciolito” e addomesticato, è entrato nella quotidianità e nelle case degli spettatori.

L’uso dei Social Network da parte di attori e personaggi dello spettacolo rappresenta, in questa sede, un valido strumento se ci si sofferma ad analizzare il seguito che riesce a creare intorno a sé la singola star. Attraverso Instagram, la nota piattaforma di condivisione di foto e video, si può notare quanto non sia più così efficace il fascino dell’attore di Hollywood rispetto ad altri personaggi noti. Molti attori di serie tv americane hanno un numero di followers maggiore rispetto ad attori di cinema: Ian Somerhalder, l’attore protagonista della serie tv The Vampire Diaries, vanta 676mila followers a fronte dei 385 mila di Ashton Kutcher (che guarda il caso! Ora è nel cast di Two and a Half Men); Zooey Deschanel, protagonista della sit com New Girl ne ha più di due milioni al pari di Jessica Alba e supera di gran lunga Kristen Stewart che sfiora i trecento mila.

Si può dunque affermare, senza quasi alcun dubbio, che almeno in America lo statuto di divo sia ormai trasversale e attraversi cinema e tv senza che vi sia una netta demarcazione tra chi emerge dall’uno o dall’altro medium.

Ciò che fa la differenza è il pubblico: è lo spettatore che ha il potere di eleggere a divo chiunque egli desideri, che sia l’attore dell’ultimo Kolossal cinematografico o che sia l’attore che può guardare comodamente a cadenza settimanale e comodamente sdraiato sul divano di casa.

Annagiulia Scaini

 

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