Schiavitù a confronto

Nel 2013 è uscito un film sul tema della schiavitù, 12 Years a Slave, diretto dal regista nero britannico Steve McQueen.

Il film narra la vera storia di Solomon Northrup, un nero nato libero, durante gli anni della schiavitù, il quale erroneamente subisce la barbarie e le ingiustizie della schiavitù per 12 anni, per poi ritornare libero.

In questi anni inizialmente cerca un modo per essere liberato, fino a che non si arrende, anche su consiglio degli altri schiavi, e decide di sopravvivere.

Il regista britannico Steve McQueen, con il film 12 Years a Slave dimostra per l’ennesima volta che la schiavitù è stato un evento storico brutale, rappresentando la sofferenza degli schiavi nelle piantagioni americane prima della Guerra Civile.

Ovviamente sono presenti quelle banalità, tipiche hollywoodiane, che uno spettatore non si aspetterebbe da un film girato da un regista nero; banalità che sono in parte evidenti nella fedele riproduzione del film di ogni tipo di stereotipo che Hollywood ha sempre adottato per quanto riguarda il razzismo e la schiavitù: i neri che soffrono, il proprietario di schiavi psico-sadico, abuso di violenza e il bianco benefattore.

Quentin Tarantino nel 2012, ha diretto Django Unchained, agendo nello stesso modo in cui ha agito con Bastardi senza gloria (2009), rovesciando una evento storico.

In Bastardi senza gloria aveva rovesciato la storia del Nazismo, mentre in Django unchained rovescia quella di uno schiavo nero. Il film è basato sul tema della vendetta da parte di Django che vuole trovare la moglie e liberarla. Il tutto incorniciato da una buona dose di forte umorismo. Come nel momento in cui il KKK con i propri cappucci bianchi non vedono niente perché i buchi sono stati fatti male. Quentin Tarantino è l’unico regista che può e riesce a riempire le sale cinematografiche con un pubblico multirazziale desideroso di vedere nei panni di eroe, un nero omicida, insieme ad una lunga e vertiginosa serie di schiavisti bianchi e sorveglianti, che vengo frustati e uccisi.

Django Unchained è una storia alternativa, visibile in scene come Django che uccide lo schiavista nelle piantagioni, e il cotone che si macchia del sangue, a segno di un ribaltamento di situazione, oppure quella della riunione del KKK che vengono imbrogliati. L’alternatività di questo film si vede anche nella scena in cui Django deve fare la parte del negriero per raggirare Candy e liberare la moglie, chiamando anche “negri” gli schiavi, assumendo un comportamento semi-dispotico nei confronti di questi.

Il tentativo di Hollywood alle prese con la schiavitù, prima del film di Tarantino è stato quello di Steven Spielberg con Lincoln, un film biografico che presenta gli ultimi quattro mesi della vita del Presidente e dei suoi tentativi di guidare la Nazione e il Congresso a firmare il Tredicesimo Emendamento. Concentrandosi direttamente sugli sforzi politici di Lincoln, il film di Spielberg trascura la questione degli abolizionisti, dei repubblicani radicali, e, soprattutto, degli schiavi afroamericani e quelli liberi che hanno spinto Lincoln ad assumere le posizioni prese.

Tarantino ribalta lo scenario storico fin dall’inizio del film, come quando descrive il KKK un decennio prima della sua formazione attuale, al fine di mettere in ridicolo i suoi membri. In Django, crea un eroe nero che spara, frusta e uccide gli schiavisti bianchi, inscenando anche il personaggio del negro di casa facendo notare la sua personalità e la sua diversità rispetto agli altri schiavi.

Nel quale film a differenza di 12 Years a Slave, queste stereotipizzazioni non sono state utilizzate, eppure ha ottenuto ottimi risultati, utilizzando come presa per lo spettatore il tema della vendetta; invece il film di Steve McQueen si basa sulla sulla purezza e la nobiltà del protagonista, passando per vari episodi di sofferenza e crudeltà, da un linciaggio ad una fustigazione, da un pestaggio a un accoltellamento, da schiaffi ad uno stupro.

Entrambi i film, in modi diversi, descrivono la brutalità del periodo e della situazione con la stessa intensità drammatica.

Il concetto è non dimenticare: il passato non si deve dimenticare e le generazioni a venire devono sapere la storia dei propri antenati; e Django Unchained e 12 Years a Slave sono due modi diversi di rappresentare la medesima parte di storia.

Mentre Django rappresenta il periodo della schiavitù in maniera soft, 12 Years a Slave fa vedere proprio la disumanizzazione di un sistema sbagliato, crudo. Non c’è vendetta ma solo rappresentazione di uno squarcio di storia, (a differenza di Django che parte da una storia di vendetta costruita sorse secondariamente sulla schiavitù). Quentin Tarantino non ha mai nascosto la sua passione per il cinema nero o comunque il “problema nero”, infatti fin dall’inizio della sua carriera ha sempre fatto uso di attori e attrici neri, dichiarando la sua passione per la Blaxploitation.

12 Years a Slave è un film basato sulla doppia ingiustizia, un quella dell’essere stato ingannato e l’altra dell’essere passato dall’essere un uomo libero ad uno schiavo; ma con una vittoria, quella di essere liberato dopo 12 anni da schiavo grazie sempre all’uomo bianco che lo aiuta.

L’ingiustizia di non avere più un identità: perché lui non è più Solomon ma prende il posto di quello morto sulla nave negriera, Platt, perché non è più un uomo libero, e anzi non è più un uomo, è qualcosa che sfiora l’essere animale. Si, perché in questo film rispetto a tanti altri che se ne sono fatti compreso Django di Tarantino, qui si capisce veramente cosa rappresentavano i neri di origine africana, cosa erano o meglio non erano, attraverso l’epiteto “nigger” una parola dispregiativa per indicare la “specie” nera: un essere subumano che non si sa auto gestire, condannato a vivere sotto il controllo di un Master, un maestro che li tenga a bada, insegnandogli l’essere civili, facendo un lavoro psicologico di convincimento della loro ignoranza, la loro sottomissione, la loro inferiorità, per la loro sopravvivenza. Idee che possono nascere solo nella mente razzista in questo caso bianca. La sottomissione dei neri a questo regime è incarnata nel personaggio di Solomon che all’inizio non l’accetta come idea perché lui vuole vivere e ritornare a quello che era un uomo libero, e lo farà attraverso l’aiuto dell’uomo bianco perché lui ha vissuto nella parte dell’America del Nord dove la schiavitù era stata abolita, e dove neri e bianchi vivevano in fratellanza.

Nonostante 12 years a slave sia girato da un regista nero, nel film non si vede la lotta da parte degli schiavi ma la completa sottomissione all’uomo bianco e l’abbandonarsi ad un’esistenza ingiusta.

Marie Angela Tuala Paku

© Riproduzione Riservata

Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.