Planes 2 al GFF

Giornata intensa d’apertura per il Giffoni Film Festival. Durante l’incontro dei giovani giurati con PIF, noi della stampa ci rechiamo nella sala conferenze per incontrare il regista e il produttore di Planes 2, il nuovo film Disney in uscita a fine agosto. Bobs Gannaway ha l’aria del bambinone cresciuto che gioca ancora con trenini, macchinine e ovviamente aeroplanini e il giovanissimo Farrell Barron ha l’aria ancora sognante di qualcuno non troppo contaminato dal sistema hollywoodiano. Insieme ai due ospiti internazionali, vi sono anche i doppiatori italiani. Non avevamo ancora avuto l’opportunità di visionare il film quindi, oltre le domande del moderatore, durante l’incontro la stampa in toto ha tenuto toni molto generici per le domande da rivolgere al gruppo di soli uomini. Dopo aver visionato il film alle 21.30, dopo una giornata realmente intensa e reduce da questo interessantissimo incontro nella sala conferenze del Giffoni Film Festival (GFF), mi sono resa tristemente conto di quanto il dipartimento Disneytoon non riesca a creare un prodotto cinematografico all’altezza dei precedenti (penso ai due Cars). Eppure, avevo incontrato uno dei giovani giurati, un bambino di 8 anni di nome Giandomenico che mi ha raccontato la sua esperienza cinematografica e ha valutata il film a quota 9 su 10, affermando inoltre che “questo è un film degno di questo nome”. Com’è possibile, dunque, che la mia esperienza sia stata così differente? Certamente il fatto di avere 8 anni permette a Giandomenico di vedere il film senza conoscerne tanti altri, senza essere “contaminato” da narrazioni con ritmo più incalzante e senza dover pensare che il secondo atto del film è eccessivamente lungo. Il film presenta infatti problemi a livello narrativo. Certamente il regista aveva ragione ad affermare che la particolarità del film risiede nella sua stessa anima, nel “cuore” stesso del film. Effettivamente commuove vedere quanta attenzione e dedizione si sia dedicata ai valorosi uomini che ci difendono dalle fiamme, i pompieri. Il film, però, si perde in se stesso e, sebbene l’eroe debba confrontarsi con sfide sempre diverse (vincere una gara, riuscire a trovare un trasmettitore da sostituire al proprio, risolvere il delirio che lui stesso aveva causato e che aveva portato alla chiusura dell’aeroporto, riuscire a diventare pompiere etc.) l’elemento che ritorna nel finale, il trasmettitore, non viene evocato abbastanza durante la narrazione e quindi ci si perde tra una “sfida” e un’altra. Il film è comunque perfettamente confezionato nell’economia ottimista disneyiana, lo ha ammesso il regista stesso che ha affermato che anche i conflitti che vengono mostrati nel film possono essere presentati in modo positivo. Questo rappresenta un altro limite vero del film. Tradizionalmente ci si scontra con un’entità forte, con un “cattivo”, con l’evil queen oppure con un avversario. Questo film manca di un’entità negativa forte o, quantomeno, di una forte sfida per l’eroe. Il nostro mondo ha comunque bisogno del cinema per distaccarsi dai problemi della realtà, ma non per questo un film dove non ci si scontra mai veramente con qualcosa deve funzionare. Infatti era la questione del trasmettitore quella che poteva rendere il film decisamente più interessante per un pubblico adulto. L’incapacità dell’eroe di poter continuare a gareggiare avrebbe dovuto generare in lui un maggiore contrasto che si risolve invece in una bellissima scena in cui il protagonista tenta di volare ancora alla massima potenza per poi schiantarsi. Il problema da lì diviene un altro, poi un altro e un altro, fino a tornare alla risoluzione del problema principale (il trasmettitore appunto), conciliando, però, la nuova vocazione di Dusty (essere un pompiere) con il suo amore per la velocità. Mediare questi due aspetti è qualcosa di insito nel veicolo stesso. Bobs ci raccontava infatti che il modello dell’aereo di Dusty effettivamente veniva utilizzato tanto per concimare le piantagioni quanto per spegnere incendi e i pompieri sono tra gli eroi della realtà secondo Marzocca (uno dei doppiatori del film presenti in sala). Il film è comunque godibile a livello visivo, con un 3D non eccessivamente invasivo che consente anche a chi, come me, porta gli occhiali, di poterne apprezzare i colori sgargianti e gli sfondi delicati. La regia, in classico stile hollywoodiano, presenta alcune inquadrature interessanti, come una brevissima inquadratura con un uccellino-macchina che porta del cibo nel nido dove vi sono due piccoli uccellini-macchina. Il film manca dunque di elementi che lo caratterizzino quantomeno sul versante comico, per appiattirsi nel buonismo disneyiano.

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.