C’era una volta una bellissima strega cattiva

Il fascino della “bella e dannata”

«C’era una volta una bellissima strega cattiva», oggi, potrebbe essere l’incipit di un nuovo modo, tutto moderno, di raccontare una fiaba.

Lo dicono le serie TV, con la carrellata di esseri soprannaturali ultra-dotati fisicamente, ma ce lo dice in maniera ancora più chiara il cinema, in cui attrici sempre più seducenti e affascinanti si alternano nell’interpretazione delle cattive per antonomasia di quelle storie che ci hanno accompagnati fin da bambini.

 

D’altra parte è pur vero che l’accoppiata “bella e cattiva” non è una novità, si pensi alla femme fatale e alla dark lady, stereotipi ben radicati nella cultura visuale del XX secolo: donne ammalianti e manipolatrici la cui bellezza era giustificata perché assolutamente funzionale allo svolgimento dell’azione e che veniva messa spesso in contrapposizione a quella meno vistosa di un altro personaggio femminile, con un ruolo di importanza nettamente inferiore.

Viene subito da pensare alla famosa battuta di Jessica Rabbit, la femme fatale per eccellenza del mondo animato, «Io non sono cattiva, è che mi disegnano così»: misteriose e bellissime, le dark lady usano quest’ultima qualità come una vera e propria arma nei confronti degli uomini.

Non si porrebbe alcuna questione, oggigiorno, se non fosse che il fascino della cattiva sta avendo nettamente la meglio sul personaggio dell’eroina. Riformulando la teoria dello sceneggiatore Cristopher Vogler, si è passati dal Viaggio dell’eroe al “viaggio dell’antieroe”, il cui passato e presente sono sempre più dettagliati e ricchi di sfaccettature che danno un ritratto controverso dell’antagonista. Inoltre, come se ciò non bastasse, ad interpretare il bad carachter troviamo attrici il cui appeal è di gran lunga superiore rispetto a quello della loro controparte.

Riflettiamo, a tal proposito, soprattutto su tre film “fiabeschi” di recente produzione: Biancaneve (Mirror Mirror, Singh, 2012); Biancaneve e il cacciatore (Snow White & the Huntsman, Sanders, 2012); Maleficent (Stromberg, 2014). Tre film che manovrano la storia così come è solitamente conosciuta, trasformando la principessa di turno in una combattente – che non si limita a dormire su un letto nel bel mezzo di un bosco in attesa del bacio del principe -, ma che, soprattutto, hanno come punto di forza la costruzione del personaggio negativo.

In Biancaneve a Lily Collins si contrappone una grandiosa Julia Roberts, in Biancaneve e il cacciatore Kristen Stewart combatte contro una malvagia, quanto stupenda, Charlize Theron. Nel caso di Maleficent c’è un vero e proprio ribaltamento dei ruoli: un re falso ed egoista contro la fata-dark Angelina Jolie che non riesce a portare a termine la sua vendetta perché viene conquistata dalla purezza del cuore della principessa Elle Fanning.

Una scelta di cast che sembra quasi voler puntare i riflettori sulla ribalta del malvagio, la cui figura è molto più appetibile e interessante del rispettivo contrario positivo. Alla fine, come in tutte le fiabe, a trionfare è il bene, ma probabilmente questo avviene davvero solo a livello narrativo. La grande prova interpretativa di attrici del calibro di Julia Roberts, Charlize Theron e Angelina Jolie non lascia scampo a quella che dovrebbe essere, quantomeno, una battaglia ad armi pari. Il pubblico vive, paradossalmente, con più trasporto e maggiore coinvolgimento le vicende di Clementianna (Julia) e Ravenna (Charlize) che non quella della Biancaneve di turno, la cui vittoria già si da per scontata. Così vediamo alternarsi a giovani attrici, quelle di una “vecchia guardia” che non cede e non tramonta, ma che anzi, può vantare di essere il nome di richiamo del film, il plus che porta il pubblico a scegliere il Biancaneve di Julia Roberts e quello di Charlize Theron.

Il malvagio trionfa al cinema, dunque, e se la cattiva è anche una vera e propria star del firmamento hollywoodiano, il successo, almeno al botteghino, è assicurato. I film quasi omonimi del 2012 sembrano delineare, senza indugi, il percorso che ha visto portare a compimento la realizzazione di Maleficent nel 2014, vera e propria opera di decostruzione e ricostruzione di un personaggio negativo. Angelina Jolie non è più la classica “cattiva e basta”, ma è la “cattiva perché” e lo spettatore in sala non può far altro che parteggiare per lei, così come la principessa Aurora, che, invece di combatterla, decide di seguirla.

Con Maleficent siamo davvero davanti ad un’inversione di rotta, alla giustificazione del malvagio che poi, in fondo, malvagio non è. Un excursus sul personaggio della fiaba di Charles Perrault, su cui si basò anche il film d’animazione prodotto da Walt Disney, o meglio, una reinvenzione e riscrittura di una storia nuova e avvincente in cui Angelina Jolie spicca su tutti. Sembra che si sia superata una nuova frontiera, quella che relegava le dark lady al loro ruolo fisso e tipico, per arrivare in un territorio in cui il dannato piace e vuole essere scoperto, perché, in fondo, non si è mai cattivi e basta.

 

Annagiulia Scaini

 

© Riproduzione Riservata